Sessantuno

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[Katherine's Pov]

Il mio ritorno alla Cittadella è stato meno drammatico di quanto avessi immaginato.

La servitù si è inchinata al mio passaggio. I popolani hanno alzato le mani al cielo. I nobili hanno sorriso compiaciuti, come se il mio rientro fosse una vittoria personale.

"La principessa è tornata!"
È la frase che ho sentito ripetersi più volte. Per le strade, tra le mura, lungo le torri.

Se solo sapessero che li sacrificherei tutti, qui e ora, pur di tornare da Wendy...

Le Spade Cremisi mi hanno scortata fino alla mia stanza su ordine di mio padre. Due sono rimaste di guardia fuori dalla porta.

"Per la vostra sicurezza" hanno detto.

Ma conosco bene la verità.
L'unica sicurezza che mio padre vuole è che io non scappi di nuovo.

La servitù mi ha spogliata degli abiti che indossavo come se fossero stracci indegni. Mi hanno rivestita con sete pesanti, strati di eleganza che odorano di prigionia. Vestiti lunghi, rigidi, perfetti. Quelli che ho indossato per quasi tutta la mia vita.

I miei capelli sono stati raccolti in uno chignon tirato, impeccabile, che mi tende il cuoio capelluto come un promemoria silenzioso: composta, silenziosa, obbediente.

Ora sono seduta davanti allo specchio.
Rimetto i vecchi gioielli uno a uno. Anelli. Orecchini. Collane. Catene lucenti che sembrano più pesanti di quanto ricordassi.

La porta si apre piano.

Nel riflesso vedo Daisy entrare con un vassoio tra le mani. Il tintinnio leggero delle stoviglie tradisce il tremore delle sue dita.

《Ben tornata, p-principessa...》mormora, tenendo lo sguardo basso e forzando un sorriso che non arriva agli occhi.

Non ricambio il saluto.

È da tutto il viaggio che un pensiero mi scava dentro:
Come poteva mio padre sapere della collana?

Mi alzo.

《Sei stata tu?》la mia voce è fredda, tagliente. Le vado incontro.《Sei stata tu a dirgli della collana?》

Daisy indietreggia subito, come se avessi alzato una mano su di lei.

《I-Io...》deglutisce.《M-Mi ha....Mi ha costretta...》

Tiene lo sguardo incollato al pavimento. Le spalle curve. Il respiro corto. Trema.

La rabbia mi brucia nel petto, ma vacilla nel vedere davvero Daisy.

Non è mai stata così. Sembra terrorizzata.

Le sue parole si ripetono nella mente: "Mi ha costretta"

Qualcosa dentro di me si incrina. Perché so bene di cosa è capace mio padre quando vuole qualcosa a tutti i costi.

《Cosa ti ha fatto?》la mia voce esce più bassa adesso. Non più rabbia. Paura di sapere la risposta.

Lei scuote la testa subito, troppo in fretta.

《D-Devo andare. È b-bello rivedervi》e prima che possa fermarla, si volta ed esce dalla stanza.

La porta si chiude piano.

Resto sola, circondata da seta, oro e silenzio. Immobile per qualche secondo a fissare la porta chiusa.

Poi mi alzo di scatto.

Le gonne pesanti frusciano mentre attraverso la stanza a passi rapidi. Apro la porta senza annunciarmi.

Le due Spade Cremisi scattano sull'attenti.

Love Bites (ITA)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora