Capitolo dodici

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Appena Nina chiude la porta della sua stanza si lascia cadere a terra. Stringe la testa tra le mani e lascia che le lacrime escano, le lascia scorrere sul suo viso.

Non pensava Dusan avrebbe orchestrato una cosa del genere e non si aspettava di uscirne viva, era convinta che sarebbe morta per quanto hanno usato il suo corpo. Ma la cosa che le ha fatto più male è stato vedere Branko, lasciare che lui la vedesse in quello stato.

La compassione che ha visto sul suo viso, l'orrore e il disgusto nei suoi occhi hanno acceso la rabbia dentro Nina. "Chi è lui per provare compassione per me? E' colpa sua se sono rinchiusa tra queste pareti"

Nina si stende sul pavimento e fissa il soffitto. Come se ci fosse la soluzione a tutti i problemi scritta lì in grande. Il tempo per piangere è finito. Ora è il tempo della vendetta. Deve trovare un modo per distruggere Dusan e per farla pagare a tutti gli uomini che hanno abusato di lei.

Per prima cosa deve tornare presto in forma per avere altri clienti, sono l'unico contatto con il mondo esterno e deve riuscire a usarli per ricevere, in qualche strano modo, degli aiuti.

Si veste ed esce dalla stanza e si dirige alla mensa, anche se ha appena mangiato ha ancora molta fame ed è ora del pranzo.

Nella sala tutte si voltano a guardarla e lei ricambia lo sguardo di ognuna. Gaia e le altre ragazze non ci sono e Nina può mangiare in silenzio e in pace. Non le dispiace la compagnia ma la maggior parte delle volte preferisce stare da sola e pensare. Pensare come rovinare la vita a Dusan.

L'atmosfera è strana, quando si guarda attorno ha l'impressione di sentire le mani degli uomini sul suo corpo e le sue urla riecheggiare tra le pareti. Un brivido attraversa il corpo e si concentra sul mangiare per non cadere nei ricordi. Quello che è accaduto non deve sconvolgerla. Deve lasciare che il passato rimanga il passato e nulla di più. Con sguardo omicida guarda i due uomini in piedi vicino alla porta, a loro causerà una ferita più profonda di quanto lo abbiano fatto loro a lei. Sarà una ferita che non si rimarginerà mai.

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