Ingemar Schwarzschild viveva al porto, in un fabbricato che avrebbe dovuto essere abbattuto da molto tempo. Era stato un magazzino, una rimessa per le barche e un ingresso per le fognature.
Lui ne aveva ricavato una sorta di villa fiabesca costruita nella spazzatura e negli oggetti di recupero, e nonostante nessun oggetto in casa sua fosse nuovo, viveva in un certo grado di lusso e con tutte le comodità.
Era un coboldo piccolo e magro, con la pelle rossa e piccole zanne gialle che sporgevano dal labbro superiore. I suoi enormi occhi gialli sembravano ancora più grandi dietro le lenti multiple degli occhiali tecnici che indossava.
Una pupilla gigantesca occhieggiò Damian non appena Vance entrò nella sua magione con il ragazzo.
"Ingemar! Come stai vecchio stronzo?" chiese Vance, abbassandosi per dare una grossa pacca sulla spalla al commilitone.
Ingemar strillò di gioia e gli si aggrappò addosso. "Cosa vedono le mie fosche pupille! Vance Ross in persona! E con tutti i pezzi!"
"Sì beh, so che speravi che perdessi l'uccello per costruirmene uno di ferro, ma non accadrà, vecchio bastardo."
"Questo perché non hai inventiva" lo redarguì il coboldo, spingendolo poi di lato come se non pesasse nulla. Ingemar era piccolo, ma aveva una forza straordinaria. "Ma di te mi importa poco, né di come hai sfondato la barriera magica di casa mia, gattino. Parlami del tuo accompagnatore."
Ingemar afferrò uno sgabello e lo piazzò davanti a Damian, che rimase pietrificato di fronte all'entusiasmo dell'ingegnere. Osservò il ragazzo con grande interesse, ma Vance decise di andare in soccorso di Damian. "Damian, ti presento Ingemar Schwarzschild, geniere capo del mio plotone in Afghanistan, nonché unico sopravvissuto a parte il sottoscritto perché era andato a scavarsi una fossa da qualche parte per cagare."
"Pace all'anima loro, ma ho sempre detto che quelle latrine erano un punto troppo esposto, ma nessuno mi dà mai retta" disse Ingemar, agitando una mano. "Damian... ho già sentito il tuo nome. E dalla puzza che fai, temo anche di sapere da dove arrivi."
"Io non puzzo!" esclamò Damian, oltraggiato.
"Ho sentito la scia di zolfo che ti lasci dietro da due quartieri, ragazzo. Quindi non sei umano." Ingemar tirò fuori da una tasca uno strumento di ottone che comportava la presenza di una lente... quasi sicuramente magica, perché Vance conosceva il suo coboldo.
"E qui sta il busillis, mio caro amico" disse Vance. Piazzò una mano sulla parte posteriore del collo di Damian per cercare di infondergli un po' di sicurezza, ma anche di non permettergli di scappare via. La sua pelle era bollente e Vance non resistette a passargli un pollice alla base dei capelli. "Non è umano, ma non è nemmeno un drago."
"Da qui la puzza di zolfo."
"Ebbene."
"Perché me lo hai portato?" domandò Ingemar, senza smettere di esaminare Damian per un secondo.
"Perché sei la cosa più vicina a un drago che conosca."
Ingemar abbassò il muso e lo guardò di traverso da dietro le innumerevoli lenti dei suoi occhiali. "Non fare il bastardo razzista, gattino. Il fatto che io sia un rettile umanoide non significa che abbia a che fare con quei pezzi di merda volanti."
"Ehi!" esclamò Damian. "Non siamo pezzi di merda!"
"Suo zio era Nynniaw Pendragon" aggiunse Vance.
L'ingegnere emise un sibilo che era il suo modo di fischiare. "Per la miseria! Quindi arrivi dalla famiglia del re degli stronzi! Non male, non male davvero."
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Go Down in Flames
FantasíaVance Ross è un mutaforma pantera e un veterano di guerra, che tenta di sbarcare il lunario svolgendo lavoretti come mercenario per l'agenzia Vesallfold, specializzata nel collocamento di Fantastici nel mondo umano. È ferito nel corpo e nello spirit...
