Si sentiva strano.
Più strano del solito, a onor del vero.
Damian aveva appetiti sessuali molto voraci e quelle settimane passate chiuso in casa con Vance non erano state una passeggiata di salute. Niente che non avesse potuto risolvere con una grande quantità di seghe e un sacco di pisolini. Tuttavia l'energia che provava dentro era nuova.
"Facciamo un patto" mormorò, con una voce che non sembrava quasi la sua. "Prometto che farò il bravo e mi sottoporrò a tutti i suoi esperimenti, ma adesso passiamo alla parte dove scopiamo, perché non ne posso davvero più."
Vance lo scostò da sé, tenendolo per le braccia. Lo scrutò a lungo senza dire una parola, poi gemette. "Cazzo."
"Sì, il tuo. Dentro di me."
"No Damian, intendo che forse ho capito perché non ti trasformi."
Chi se ne fregava perché non si trasformava? Il calore gli montava dentro e nella nebbia della sua mente Damian desiderava una cosa sola: sesso. Una gran quantità di sesso. "E quindi?"
Perché Vance non sentiva il suo bisogno?
"Quindi mi sa che avevo ragione su tua madre" disse l'altro, senza lasciarlo andare. "Credo che tu abbia la possibilità di trasformarti in un drago, in un incubo o... in entrambi?"
Damian fece un verso infastidito, sputando un po' di fumo. Si sentiva gli occhi strani, la vista quasi offuscata da ondate di calore come l'orizzonte che tremola in lontananza sull'asfalto bollente, ma allo stesso tempo incredibilmente acuta.
Nonostante le scaglie e la coda, la sua pelle era bollente, i suoi sensi estremamente affinati al punto da percepire l'odore di Vance, il sapore della sua pelle, il battito del suo cuore alla giugulare e ai polsi. Provò a flettere le dita e quasi avvertì il tocco della sua pelle, i muscoli duri al di sotto, il flusso del suo sangue.
Vedeva Vance a colori vivaci, una mappa dei punti più caldi del suo corpo soprapposta come uno schizzo illusionista alla sua figura atletica e forte.
Damian si leccò le labbra. Aveva sempre avuto la lingua biforcuta? Non riusciva a ricordarselo.
Un desiderio primordiale gli pulsava nella testa, dietro gli occhi, in mezzo alle gambe. Aveva bisogno di toccare, assaggiare, e abbandonarsi alla seconda delle sue due nature, che mai si era palesata prima d'ora.
Alzò lo sguardo su Vance, sbattendo languido le palpebre.
"Toccami, toccami immediatamente. Se non lo fai potrei morire," disse piano, suadente. Non era certo di avere potere sulle parole che stava dicendo, ma avevano il sapore giusto sulla sua lingua.
Turbato, Vance gli accarezzò le spalle - non male, ma troppo poco, non abbastanza, mai abbastanza - osservandolo attentamente in viso con le sopracciglia aggrottate.
"Vance, se non mi tocchi io-" insistette, premendosi contro di lui e cercano disperatamente di sfilarsi la maglietta.
Lo sguardo dell'altro percorse la sua pelle ora nuda e si fermò sul suo basso ventre, poco sotto l'ombelico e svariati centimetri prima dell'inizio dei suoi pantaloni a vita bassissima. Più bassa del solito ora che aveva una lunga e pesante coda da rettile.
"Hai sempre avuto quel tatuaggio?"
Gli sembrava il momento di parlare di tatuaggi? Che ne sapeva, Damian? A malapena ricordava il suo nome, avvolto com'era in quel mare di lussuria senza motivo, senza fine, avvolgente come un abbraccio.
"Cosa, quale?"
Vance gli passò una mano sull'addome. "Questo."
Damian abbassò lo sguardo. Non ricordava di avere quel tatuaggio. Un disegno intricato che sembrava muoversi un po' sotto i suoi occhi, dividendosi in linee nere e altrettanti contorni viola.
"No, non mi pare. Mi fai il solletico, Vance. Che cos'è?"
Vance deglutì a fatica, e soltanto in quel momento Damian si rese conto di quanto fossero enormi le pupille dell'uomo. Il suo respiro era accelerato, le sue pulsazioni altissime.
"È il marchio delle succubi, Damian."
Damian si accigliò, cercando di capire cosa gli stesse dicendo Vance. Non c'era verso, faceva troppa fatica.
"Toccami," disse di nuovo. "Toccami, fammi venire, ne ho bisogno. Non riesco a pensare. Riesco a malapena a respirare," supplicò, agitandosi sinuoso tra le sue braccia. "Ti prego, Vance."
Doveva aver supplicato abbastanza bene, perché Vance gli afferrò i lati del viso con una mano e lo obbligò a baciarlo. Fu un bacio del tutto diverso da prima. Questo era ricolmo di bisogno e Damian si ritrovò ad ansimare nella bocca dell'altro, salendogli sopra. Avvertiva il bisogno mortale di farsi prendere, di aprirsi a lui. L'unica cosa che era importante per Damian in quel momento era tirare fuori il cazzo di Vance dai suoi pantaloni e prenderlo tutto, fino in fondo. E se qualcuno li avesse visti... beh, peggio per loro.
"Ti sto toccando" lo rassicurò Vance, passandogli le mani sui fianchi nudi. "Ti sto toccando, lo senti?"
"Sì... fammi venire, ti prego..."
Vance gli slacciò la cintura dei jeans con una mossa agile e gli tirò fuori l'uccello. "Questo è ancora normale, vedi?"
Era forse l'unica parte del suo corpo a esserlo ancora, probabilmente, ma Damian guaì quando Vance lo lasciò andare. "Che cazzo fai?"
"Farti una sega è troppo facile" sogghignò quella pantera bastarda. "C'è una cosa a cui continuo a pensare..."
Damian gemette così forte al punto che, con ogni probabilità, lo avevano sentito pure dentro la Torre di Londra. Vance gli aveva afferrato la base della coda e, invece di masturbargli l'uccello, stava mimando lo stesso movimento, ma dietro.
Era più di quanto Damian potesse tollerare.
Si mosse come in preda a una tarantella, con il desiderio che lo investiva a ondate, come la marea che si infrange sugli scogli durante una giornata di tempesta. Era troppo e allo stesso tempo troppo poco, ma Damian dovette lanciarsi sul corpo solido di Vance e alzare il culo, in un'offerta molto poco religiosa. "Scopami! Vance, scopami!"
"Non adesso" disse l'altro, senza fermarsi. "Sei troppo carino, così. Voglio vedere se riesco a farti venire."
Venire? Sarebbe esploso come un idrante, altro che!
Vance continuò a sussurrare frasi rassicuranti che Damian non riusciva neanche a capire. A malapena captava la sua voce. Le dita dell'altro continuarono a muoversi sulla sua coda, accarezzandone la base, grattando il punto ipersensibile in cui le scaglie si trasformavano in pelle. C'era un punto proprio sotto la base della coda, dove iniziava il solco tra le natiche, che faceva piegare in due Damian per il piacere.
Non pensava che avrebbe scoperto una nuova zona erogena alla sua età, ma eccolo lì.
"Vance, muoviti, ti prego." Era a un passo dalle lacrime, la pelle gli stava stretta e le ondate di eccitazione erano sempre più alte. Ancora un po' e sarebbe annegato.
Vance gli baciò la bocca e gli mordicchiò un labbro mentre le sue dita abili continuavano a massaggiare la base della sua coda, strofinando e torcendo come se stesse effettivamente toccando la sua erezione.
Un nuovo passaggio su quel punto sensibile, una pressione più accentuata... colpito da un'ispirazione fulminea, Vance provò a premere leggermente le unghie sulle scaglie.
Il piacere si tinse di una sfumatura purpurea di dolore, non abbastanza da essere fastidioso ma sufficiente a spingere Damian oltre.
Si piegò letteralmente in due tra le braccia di Vance, spingendo disperatamente contro il suo corpo e annaspando alla ricerca di un po' di aria. Venne a lungo, lamentandosi e piagnucolando finché non ebbe finito e due lacrime gli scesero sul viso, talmente calde da evaporare a metà strada lasciando una leggera traccia di sale.
Vance baciò via quei granelli di sale e senza dire niente lo strinse tra le braccia.
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Go Down in Flames
FantasiVance Ross è un mutaforma pantera e un veterano di guerra, che tenta di sbarcare il lunario svolgendo lavoretti come mercenario per l'agenzia Vesallfold, specializzata nel collocamento di Fantastici nel mondo umano. È ferito nel corpo e nello spirit...
