Capitolo 15

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Da qualche parte la Dea Bastet aveva allungato una zampa misericordiosa e aveva toccato Vance, conferendogli la pazienza e la forza d'animo di affrontare ciò che si trovava davanti.

Come se non bastasse l'attrazione inopportuna che provava per il giovane Pendragon, la sua sfortuna dalla vista perfetta aveva deciso di mettergli tra le braccia non un giovane mutaforma problematico, non un umano fuori dal suo ambiente, no.

Il dannato figlio di una succube. Che aveva appena scoperto l'altra metà dei propri poteri, apparentemente. E che quindi non li sapeva gestire.

Vance era soltanto un uomo, però. Per quanta guida divina potesse concedergli una Dea gatta degli antichi Egizi, non era Bastet a dover controllare che Damian non si facesse del male. O ne facesse agli altri.

Dopo quell'orgasmo così forte da essere spaventoso, Vance tenne stretto il ragazzo finché non smise di tremare e piagnucolare, accarezzandogli gentilmente i capelli.

"L'ultima cosa che pensavo era di farti una sega alla coda" mormorò, cercando di stemperare la tensione.

Damian ridacchiò, morbido tra le sue braccia. "La fai sembrare una cosa brutta."

Era afflosciato, scarmigliato e onestamente bellissimo. Il marchio delle succubi - o degli incubi, nel suo caso - si era fatto più tenue, mentre sul resto del corpo le scaglie facevano la loro comparsa a chiazze. La lingua non era più biforcuta, un gran peccato secondo Vance, perché sapeva quanto potevano essere stuzzicanti durante un lavoro di bocca ben eseguito.

La coda non era sparita, così come le piccole corna che Damian aveva sulla fronte e che costrinsero Vance a spostare il ragazzo steso su di lui, visto che gli stavano trapanando le clavicole.

Vance registrò anche la sensazione appiccicaticcia e umida tra i loro ventri ed era anche fin troppo consapevole della propria erezione, intoccata. Onestamente? Si sentiva un eroe. Se non fossero stati sulla riva del Tamigi, nella tana di un coboldo, non era sicuro che si sarebbe trattenuto oltre.

Da un lato c'era la curiosità dello scoprire altri poteri da incubo di Damian, dall'altra Vance voleva solo dare sfogo ai propri bassi istinti e farlo il prima possibile.

Un colpo di tosse lo fece sobbalzare e Vance voltò la testa solo per vedere la figura di Ingemar fissarlo a pochi metri di distanza. "Per quanto l'accoppiamento di voi umani... umanoidi... qualsiasi cosa siate... sia molto interessante, potrei aver risolto il nostro dilemma."

"Devo sistemare un paio di cose qui" borbottò.

Il coboldo roteò gli occhi al cielo e diede loro le spalle, tornandosene dentro il capanno sbattendo la porta. Il suono parve riattivare Damian, che sollevò la testa con l'espressione più sbattuta di sempre. Sbattuta in senso erotico. "La lucertola ci ha visti?"

"Temo."

"Spero abbia imparato qualcosa di nuovo."

Vance rise e aiutò Damian a rimettersi in piedi. Usò un vecchio straccio abbandonato su una delle bitte per ripulirsi la maglietta chiazzata di sperma e chiuse i jeans di Damian per renderlo presentabile. "Ne dubito, niente che non abbia già visto. È un medico, ricordi?"

Damian sbuffò un po' di fumo verso l'alto, ma era meno di prima. "E tu?"

"Io cosa?"

Il ragazzo indicò il cazzo di Vance, che spingeva contro la patta dei calzoni. "Ti faccio un pompino."

"Fidati, per quanto io lo voglia, credo sia meglio lasciare perdere per ora e tornare dentro" rispose Vance, con un certo rammarico. "È importante."

Damian scrollò le spalle, ma poi fece un piccolo sorriso. "Grazie," disse dopo un po', frustando l'aria con la coda. I suoi movimenti stavano diventando più fluidi, più controllati.

Nel caos di emozioni che gli si rivoltava nel petto, Vance si accorse di sentirsi molto fiero di lui. Non era facile gestire la situazione in cui si trovava, e nonostante tutto Damian lo stava facendo anche al di sopra delle proprie possibilità.

"Figurati," disse Vance, poi lo condusse di nuovo all'interno.

Ingemar aveva indossato una maschera antigas. Quando vide Vance gliene lanciò un'altra. Erano anticaglie della Seconda Guerra Mondiale, ed era quasi impossibile che funzionassero ancora, ma almeno avrebbero protetto un po' i loro nasi.

"Allora, ascoltatemi," iniziò Ingemar, indicando il tubo di vetro al cui interno era ancora infilata la camicia da notte della madre di Damian. "Confermo al 100% che si tratta di una succube. Questa camicia da notte è potenzialmente un'arma. Bisogna immediatamente sigillarla e nessuno deve toccarla a mani nude. Forse giusto il ragazzo potrebbe farlo senza effetti collaterali, ma col fatto che è mezzosangue non saprei proprio cosa potrebbe succedere.

"Ma perché è un'arma?" chiese Damian, un po' imbronciato.

Vance gli passò una mano sulla spalla e la sua espressione si spianò leggermente, anche se la sua coda continuava a muoversi nervosa.

Ingemar inclinò la testa. "Le succubi e gli incubi sono creature provenienti dall'Inferno. Una delle loro caratteristiche è stringere dei patti con gli esseri umani in cambio di favori o desideri. La loro specialità è essere incredibilmente sexy e far prendere cattive decisioni alle proprie vittime usando il potere del sesso. Questa camicia da notte per te non vuol dire molto tranne per il fatto che è di tua madre. Ma è stata indossata, ragazzo. Chiunque con un olfatto affinato nel giri di un chilometro sentirà il suo odore e letteralmente andrà in calore."

Damian si accigliò di nuovo. "E... anche io sono così?"

Ingemar scoccò uno sguardo a Vance, poi tornò a concentrarsi su Damian. "Non lo so di preciso, ma vedo in te tratti chiaramente draconici come le scaglie, le corna e la coda. Ma hai anche il marchio sulla pancia e questa sessualità spinta e selvaggia."

Vance per poco non si soffocò sulla saliva e iniziò a tossire forte. Non poteva pensare a Damian in congiunzione col sesso. A parte il fatto che era una pessima idea visto il rispettivo stato di assistito e persona responsabile dell'assistenza. Eppure era inutile girarci intorno: c'era stata una scintilla tra di loro fin dal primo giorno che si erano incontrati.

Ingemar alzò un sopracciglio e continuò. "Possiamo farti fare dei test sotto stress per vedere come reagisci agli stimoli. Saranno test poco invasivi fisicamente, ma potrebbero essere un po' faticosi a livello mentale."
Vance si trovò ancora più in imbarazzo. "Risponde agli stimoli fisici."

"Tranquillo, me ne sono accorto" rispose Ingemar. Quando i coboldi sorridevano erano ridicoli e inquietanti, perché mostravano una lunga fila di denti acuminati. "Così come se ne saranno accorti tutti quelli dall'altro lato del fiume."

Sia Vance che Damian ebbero il buon gusto di mostrarsi contriti. Fu Damian però a riprendere la parola. "Prima... non mi sono mai sentito così."

"Quindi, con ogni probabilità, quest'affare ha avuto effetto anche su di te, ma attivando i tuoi poteri latenti" disse Ingemar, indicando la camicia da notte della madre di Damian. "Interessante. Comunque vai a sederti su quella sedia laggiù."

Damian gettò una veloce occhiata a Vance, prima di sospirare sconfitto e raggiungere dove gli era stato indicato. "Farà male?"

"Nein. Datemi il tempo di mettere in sicurezza il vestito di mammina e poi sarò da voi. Cercate di non mettervi le mani nelle mutande a vicenda, se possibile."

Nessuno dei due disse nulla.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Sep 01, 2024 ⏰

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