Ormai la luna è alta e la notte inoltrata.
I Regni dormono beati. Anche la foresta è scura e silenziosa, più tetra di quando è giorno.
Spero che Ron sia ancora sveglio, penso, oppure non potrò entrare in casa.
Intercetto dall'alto, mentre volo, la dimora che per anni ho chiamato casa. Una luce fioca è ancora viva nella stanza che riconosco essere quella dei miei genitori.
Un vuoto mi assale lo stomaco pensando mia madre disperata avvolta tra le braccia di mio padre. Zia Trilli che le stringe dolcemente una spalla.
La sua veste da notta azzurra macchiata di lacrime, che continuano a rigarle il roseo viso. I boccoli morbidi scomposti lungo la schiena, mentre si contorce le mani, probabilmente accusando sé stessa di essere stata una cattiva madre.
Ormai non mi muovo più.
Resto immobile, lontano, continuando ad osservare il bagliore caldo della stanza.
Il vuoto pesa così tanto che mi trascina verso il basso, costringendomi a sedere su di un ramo di un albero poco distante.
Porto una mano sull'addome, respirando profondamente.
Sento lo stomaco pesante, il respiro accelerato e i pensieri assaliti dal panico.
Non vedo la luce, mi sembra tutto più nero e oscuro.
Provo ad attenuare i battiti del cuore, come ho visto fare tante volte nel Mondo Reale, quando i bambini negli ospedali temevano che gli aghi potessero addormentarli per anni come la Regina Aurora.
Quando i battiti e il respiro si tranquillizzano, ritorno in piedi, ancora troppo scosso però per lasciare andare il tronco dell'albero.
«Mi dispiace, mamma. Non è colpa tua» sussurro, sperando che per qualche strana ragione queste parole possano arrivarle e rincuorarla un minimo.
«Mi hai insegnato l'amore, ma questo Mondo me l'ha fatto odiare.»
Un leggero venticello mi smuove i capelli, che mi svolazzano dinanzi gli occhi.
Traggo un ultimo sospiro prima di alzarmi nuovamente in volo verso la mia nuova casa.La capanna in mezzo al bosco è immersa anch'essa nel buio della notte.
Nessuna luce sembra provenire dall'interno, così entro cercando di essere più silenzioso possibile.
Muovendo un passo dopo l'altro, arrivo ad aggirare il tavolo posto al centro della stanza.
Con gli occhi bassi per stare attento a dove poggiare i piedi, non mi rendo conto del fuoco tenue di una candela che mi illumina il viso.
Mi paro gli occhi per ripararli dall'improvviso contatto con la fiamma e la luce.
«Hai idea di che ore siano, Karan?» con un tono adirato, Ron mi punta l'indice contro e questo quasi non mi tocca la punta del naso.
«Mi sono preoccupato! Credevo ti avessero preso... Che ti avessero ucciso...»
Nonostante la serietà delle sue parole non posso fare a meno di sorridere: mi ricorda così tanto una nonnina in pensiero per il suo amato nipote.
«E smettila di sorridere, idiota!» mi gira intorno, poggiando la candela sul tavolo.
«Sta' tranquillo, Ron» mi siedo, guardando lui smaltire il senso di preoccupazione.
«Ora sono qui, tutto intero, vivo e ancora in piena forza» sfilo gli stivaletti neri, che lascio sotto il tavolo.
«Ti sembra il caso di uscire improvvisamente, senza avvisarmi? Dove sei stato?» chiede, sporgendosi verso di me, le mani poggiate sul tavolo.
«Credo che ora tu stia esagerando, Ron...» provo ad alzarmi, ma una sua occhiata truce mi fa cambiare idea.
«Dove sei stato, Karan? Sono capace di chiedertelo fino alle prime luci dell'alba, se non dovessi dirmelo.»
Sbuffo ed alzo le spalle.
«Al castello del Re Azzurro. Volevo spaventare la principessa.»
Ron sgrana gli occhi.
«Hai idea di quanto tu abbia rischiato stasera? Non credo» abbandona, sconfitto, le braccia lungo la sua figura.
«No. La magia che protegge quel castello è completamente inefficiente. Ho oltrepassato le mura senza problemi. Per non parlare delle guardie...» rido, «Dormivano come bambini in braccio alle proprie madri.»
Ron non risponde, né ride.
«Beh, ora posso andare a letto?»
«Perché non mi hai avvisato? Potevi portare anche me. O pensi che io sia troppo ingenuo e codardo?»
Lo guardo confuso.
«Ti è andato di volta il cervello, per caso?»
Ron incrocia le braccia al petto, scuotendo furiosamente la testa.
Mi alzo di scatto, posizionandomi dinanzi a lui.
I capelli, disordinati per il volo e l'improvviso scatto, mi ricadono sugli occhi.
«Credo che tu abbia aspirato un po' troppa polvere di fata mentre ero via» provo a mettergli una mano sulla spalla, ma lui con un colpo la allontana prima che possa anche solo sfiorarlo.
Lo guardo, cercando nei suoi occhi una motivazione al suo comportamento.
«Non credere che sia stupido. Non mi farò fregare dalle tue parole, Karan. Non ho nemmeno guardato della polvere di fata questa settimana» mi punta nuovamente un dito contro, agitandolo rabbioso.
«Non è la prima volta che esci per tornare molto tardi. Dici sempre di avere da fare, ma non dici mai cosa hai da fare. Ogni giorno leggo nuove accuse su di te, su cose che non ricordo di averti visto fare» con una spinta mi fa indietreggiare.
Provo a sfuggire alle sue mani, ma continua ad avvicinarsi, tenendo quelle sempre vicine al mio petto, spingendomi.
Continuo ad indietreggiare finché non urto contro il muro, e il suo viso irato è pericolosamente vicino al mio.
«Ron...» provo a parlare.
«Zitto! Non voglio sentire le parole di uno sporco approfittatore! Sei qui, in casa mia, e nemmeno mi dimostri gratitudine coinvolgendomi, com'era previsto, nei tuoi stupidi piani!»
Spalanco gli occhi.
Raddrizzo le spalle, improvvisamente ancora più infastidito dal suo tocco.
«Credi siano stupidi?»
Lui non mi risponde, si limita a lasciarmi andare.
Una sorriso deluso mi colora le labbra. Lo sorpasso, sbattendo per terra i piedi, urtandogli di proposito la spalla.
Marcio fin fuori la capanna.
Tiro un calcio in un cespuglio non poco distante da me. Molte foglie cadono, altre volano via.
Mi alzo in volo, fino a raggiungere un albero molto alto e folto, poco distante da casa.
Già anni fa, quando ero più piccolo mi è capitato di ripararmi durante la notte sotto la chioma di un albero, su di un ramo.
Mi siedo, trovando il ramo più grosso.
Trovo la posizione giusta e incrocio le braccia dietro la testa.
Chiudo gli occhi, dopo aver dato un ultimo sguardo alla luna.Mamma mi ha sempre detto che nel Mondo Reale un detto recita: "la notte porta consigli", e mai come ora mi rendo conto di quanto sia vero.
Il Mondo Reale è talmente geniale da aver frasi adatte per ogni circostanza.
Riapro gli occhi, sento le braccia e le gambe indolenzite.
La luce del sole filtra attraverso le foglie, accarezzandomi il viso lievemente, senza essere troppo invadente.
Scendo dall'albero e mi dirigo verso la capanna.
Batto due colpi sulla porta, per essere sicuro che Ron sia sveglio. Non vorrei che si adirasse ulteriormente se piombassi in casa mentre dorme, dopo averlo tenuto sveglio fino a tardi.
Due occhi color nocciola mi si parano davanti pochi secondi dopo.
Mi sbatte la porta in faccia, ma il mio piede è più veloce e si interpone tra la porta e l'esterno.
«Ti prego, Ron. Voglio parlarti.»
Lo sento sospirare. Smette di spingere e lascia che io entri in casa.
Una volta entrato mi volto verso di lui, prima di stringerlo in un abbraccio. Forse l'unico che gli ho concesso in tanti anni di amicizia.
«Mi dispiace. Non immagini quanto» non risponde, ma non mi respinge.
«Forse non ti convincerò con queste poche parole, ma Ron sei per me l'amico più importante... Ma che dico! Tra tutti sei il mio solo ed unico amico. Se non ci fossi probabilmente non avrei nemmeno quattro mura a proteggermi. Se non ci fossi niente di tutto quello che facciamo insieme o di quello che faccio da solo andrebbe per il verso giusto, solo perché grazie alla tua amicizia ho il coraggio, la determinazione e la sicurezza di proseguire, sapendo che qualcuno avrebbe continuato a sostenermi.
«Senza di te, non esisterei più da tanto tempo, Ron. Ti prego di scusarmi. Perdona la mia arroganza e il mio ego, troppo spesso smisurato. Ti voglio bene, amico mio.»
Respiro l'aria che non ho aspirato mentre parlavo, il cuore tra le mani.
Finalmente lui si riscuote dal silenzio e stringe anche me nell'abbraccio.
Non credo alla magia; non credo all'amore, ma l'unica cosa che fa battere il minuscolo cuore di un sentimento che mi faccia ricordare di essere umano è l'amicizia. L'amicizia che ho trovato in Ron, il fratello che non ho mai avuto.Più tardi, mentre sono disteso sul mio letto, Ron entra frettoloso ed eccitato, sventolando in mano un foglio di carta.
«Karan! Karan! Non hai idea di cosa succederà tra qualche giorno!»
«La fine del Mondo?» chiedo, stropicciandomi gli occhi.
Ron mi passa il foglio ingiallito e consumato dagli agenti naturali. Probabilmente l'ha trovato per terra.
Lo afferro e ciò che leggo mi accende un sorriso: un ballo al castello del Re Azzurro.

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(NOT) A FAIRYTALE
ChickLitQuesta non è una favola. Anya è la figlia di Cenerentola. È destinata ad essere la futura regina dei due regni, sposando infatti il figlio di Biancaneve. Teme quest'unione più di qualsiasi altra cosa fino a quando diventare Regina non diventa una gu...