Mi aveva lasciato lì in un cumolo di turbamenti coperta dalle nuvole, mi aveva lasciato lì con gli occhi inchiodati ad un punto indefinibile nello spazio, mi aveva lasciato lì in uno stato di trance e assorta come se non sapessi assolutamente cosa fare. Eppure ero bloccata, ferma come se i miei movimenti non erano controllati da me ma da qualcosa di molto piú grande e forte che si opponeva lle mie volta di scappare da lì e rifugiarmi nelle camdide coperte. Mi aveva lasciato lì e lo continuavo a ripetere un numero infinitesimale di volte, mi aveva lasciato lì dopo avermi toccata con mani d'artista e sfiorata dopo essersene andato. Mi aveva lasciato lì perché Giuliano aveva difeso me che ero la sua protetta, mi aveva lasciato lì a fissare il vuoto intorno la stanza e mi aveva lasciato lì inerme perché era il fautore della miriade di emozioni che provavo in quel momento. Mi aveva lasciato lì e basta ed io non potevo farci nulla, se non stare lì a provare subbuglio nel mio animo come giusto che sia. Il vento scompigliava di poco i miei capelli, minuscoli ciuffetti mossi ne seguivano il movimento di quel aria primaverile tale era il modo in cui ero assorta che non mi accorsi neppure che la finestra fosse stata lasciata aperta. Come se tutto quel che fosse accaduto qui dentro si fosse dissolto nel nulla e che il vento lo avesse portato via. Ad ogni modo nonostante fossi completamente scoinvolta e sorpresa con altri termini collegati fra loro ma esprimevano lo stesso significato, presi la decisione che non potevo rimanere lì per sempre e che era giunto il momento di agire. Andai via da quel luogo vhe nascondeva non pochi misteri e mentre l'ombra scura così come era apparsa si diresse in un punto non definito di palazzo Medici strinsi i pugni dirigemdomi fuori dalla porta. Lasciai la presa una volta fuori, tirai un sospiro di sollievo felice del fatto che il fiato trattenuto potevo lasciarlo andare e che attraverso questa semplice azione potevo tornare a respirare finalmente. Percorsi la strada indecisa sul da farsi dirigermi in camera mia e leggere un buon libro tra quelli lasciati in sospeso oppure fare una passeggiata in solitudine, magari andando verso il giardino con il ruscello di sottofondo a calmare i nervi il tutto aveva la funzione di lasciarmi questi eventi alle spalle e stare rilassata per un attimo prima di affrontarli di nuovo. Avrei deciso lì su due piedi, no prima che ve lo stesse chiedendo ho biosgno di schiarirmi le idee all'aperto con un buon libro quindi andare nella stanza prenderlo e imboccare la strada verso la meta desiderata. Poteva funzionare in piú dovevo essere veloce se non volevo avere ostacoli, qualcuno poteva richiedere la mia presenza anche se non era il mio turno delle visite. Quindi efficienza e velocità, non ero in vena di essere interrotta semmai dopo ma ora volevo starmene per conto mio e nessuno poteva interrompermi; con lo sguardo fiero come se avessi vinto camminai libera dai pensieri, felice di aver unito le due cose che avevo intenzione di fare in quella giornata e perché no pensavo: magari anche prendere qualcosa dalla cucina, esatto mangiare fuori e tornare nel tardo pomeriggio non prima di aver lasciato un avviso alla servitú. Ero troppo forte la marchesa Carolina de Medici aveva organizzato una giornata niente male, dovevo solamente portare a termine questi mini doveri ed era fatta un giorno tutto per me. Seguire quelle semplici istruzioni era semplice, sebbene ancora non fossi fuori avevo già deciso cosa mangiare a pranzo delle belle fette di pane e pomodoro che avevano il dolce sapore dell'infanzia e una tegliera abbastanza grande da contenere dell'acqua fresca. Il tutto contenuto in un cestino di vimini con dei fiorellini ricamati in superficie, accuratamente conservato nell'armadio della mia stanza al fine di far fronte a questo tipo di esigenza. Una volta stabilito il piano d'azione decretai che potevo farcela, non avevo nulla che potesse interrompermi per di piu percorre do quella strada non c'era la servitu evidentamente impegnata nelle faccende donestiche. Durante la traversata venni a contatto con una consapevolezza, avere del tempo per se non era egoistico bensì era fondamentale e dopo tutto quei scoinvolgimenti ne avevo assolutamente bisogno non vi erano scuse mancava poco e avevo raffoumto la stanza solo salire le scale.
Giustamente cantare vittoria era troppo presto, era immaturo ovviamente ricevetti una sonora interruzione che mi fece desistere dall'impresa in atto e darmi una lezione; la voce la riconobbi, Emiliano compariva alle mie spalle come se avesse sceso le scale di corsa e percorso il palazzo da cima a fondo. Cosa c'era adesso e cosa stava accadendo, non lo sapevo lo avrei scoperto lì seduta stante sebbene il presentimento di qualcosa anche stava accadendo e faticai ad eliminare pensando positivo si insediava e non lasciava andare la mia mente. Optai di ascoltare senza pensare oltre, altrimenti mi sarei affaticata per senza niente,mi voltai per udire le sue parole e stargli accanto.
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Il bacio della marchesa (IN REVISIONE)
Historical FictionSaga 'nel nome dei medici' libro primo La marchesa Carolina De Medici giunge con la sua famiglia a Firenze, sono ospiti del signorotto e mecenate della città nonché suo cugino Lorenzo de medici. A seguito di un salvataggio a soli 5 anni ne è innamor...
