Vivevo la mia libertà in tutti i modi e le maniere possibili esistenti sulla terra, respiravo in tal modo aria fresca e pulita e sorridevo più che mai impegnandomi a non oscurare il mio sole interiore; splendeva, accecava ed illuminava sprazzi di buio che alle volte erano soliti formarsi, coprivano imponendo la propria presenza rafforzandola e alimentandola con pensieri negativi. Mi coglievano nei momenti di debolezza decidendo di compiere il proprio gioco, per poi tornare nel luogo in cui erano venuti e ripartire daccapo qualora c'è ne fosse stata l'occasione; dovevo stringere i denti ed essere forte, non potevo di certo lasciare che avessero il sopravvento era la vita e come tale l'avrei affrontata a testa alta. Questa vita mi distruggeva, esercitava un potere grande da piegare i suoi sudditi al proprio volere e assumeva il controllo con le leggi che ognuno doveva rispettare, toglieva ma d'altro canto arricchiva, donava prosperità e dava. Due lati della stessa medaglia che coesistevano tra loro, disponendo del primo le caratteristiche dell'altro e viceversa; amavo la vita proprio per questa ragione, la vive o seppur delle volte gli ostacoli erano presenti e affrontarli diveniva un bel impegno da portare a termine ma cosa c'era di più bello se non questo? In fondo la vita era composta sia da momenti belli sia brutti, altrimenti cos'era? Il nulla più assoluto, una landa desolata indi per cui esistevano e la loro esistenza era fondamentale per gli uomini durante la permanenza sulla terra.
Quel tipo di condizione in cui la libertà era dominante nel mio essere e si manifestava in alcuni momenti della vita, era parte integrante sin da quando ero una bambina in tenera età infantile; iniziai a seguire quei precetti a soli sei anni, partendo dal presupposto che nessuno disponeva del magico potere di primavrmene e mai mi sarei distaccata. Nonostante tutto sia nella beltà sia nella bruttezza sceglievo di viverla, respirando a pieni polmoni quella sensazione che provocava in me infinito benessere; dovevo ammetterlo c'erano state prove,ostacoli, gente che pur di avere ragione praticava una firma di bellissimo per far si che divenni sai come gli altri in altre parole attuare una semplice parola: sincronizzarsi col mondo non comprendendo la costante lotta per essere me stessa, purtroppo queste persone erano l'antitesi della mia vita. Sincronizzarsi equivaleva ad essere come gli altri, seppur io cercavo di esporre il mio punto di vista gli attacchi erano frequenti; pur di imporsi facevano ciò per cui non si confaceva, non era il caso della mia famiglia bensì di parenti che certe volte pretendevano che ascoltassi con la forza invece che ascoltare e basta senza schierarmi a favore o contro. Era proprio ciò che volevano, attuavano, continuavo come una strada dritta che si impegnavano a costruire poi smisero capendo che non c'era niente da fare lasciandomi solo ed esclusivamente in pace in egual al modo al non essere accaduto nulla e la vita scorreva inesorabile. Nel frattempo di questi atti di bullismo che la mia famiglia si impegnava a contrastare, mi venne ripetuto più volte che non avevo alcuna colpa e non era un mio problema sebbene facevano si che ci credessi ero fermamente convinta del mio modo di pensare e nessuno poteva dirmi niente. Sapevo io chi ascoltare e come, non era che non ascoltavo nessuno sia chiaro; mi chiesero scusa, il danno restava ed io ero una donna che aveva preso la sua strada con il supporto delle persone che amava. L'ostinazione e la testardaggine provocavano una forma di invidia non era un mio problema, c'è l'avevano con me non era un mio problema, non mi sopportavano non era un mio problema e così via dicendo la libertà valeva più di ogni altra cosa esistente sulla faccia della terra. Per valeva questo concetto, era grande per chi non capisse o non voleva ed io ahimé non potevo farci nulla se non farmene una ragione e continuare la mia vita al meglio con l'ottimismo che mi contraddistingueva ed il mio essere me stessa. Era fondamentale avere una propria identità, io avevo la mia e solamente le persone che amavo l'avevano accettata gli altri non era di mio interesse.
Nel bel mezzo di una mattina di sole di circa un mese fa, cominciai a maturare una decisione che crebbe come un semino nella terra per poi a poco a poco farsi spazio; piantato in quel sedimento cresceva, ramificandosi con rami che si diramavano per ogni dove imprimendo il proprio profumo e la propria esistenza. La si sentiva in ogni fibra del mio essere percorrendolo e rendendomi viva, seppur all'inizio cercai di divergere da quel opinione staccandomi al fine di non pensarci più la mia mente agiva; il suo agire, il suo fare, il suo costante lavorare mi portarono a riflettere in quei momenti in cui necessitavo fortemente. Mi sedevo, interrompevi le mie attività che erano a casa oppure fuori o in giardino e pensavo e ripensavo se quel importante passo perché lo si confaceva andava bene per me oppure no; elenacavo tutti i pro e contro, era faticoso vedevo le domestiche, intrinseco di timore perché non sapevo come si faceva seppur osservavo a lungo ed in silenzio, paura di non essere all'altezza, insicurezze varie e si aggiungeva la questione della libertà che venisse repressa. D'altro canto avrei respirato un'aria diversa, la mia famiglia poteva andarmi contro e non essere d'accordo sebbene ero consapevole che non fosse così per il supporto dato ma quel sentimento comunque era presente. Vagavo tra il si e il no,tra la paura, l'onesta, non dire nulla, agire senza parlare od essere oltremodo una delusione, una miriade di pensieri viaggiavano in quel modo rettilineo uniforme incastrandosi e sovrapponendosi per poi strecciarsi trovare una via d'uscita in quello spazio e ricominciare tutto daccapo. La mia mente era contorta e funzionava allo stesso modo di un labirinto, in cui seppur mi impegnavo ad uscire sempre stavo punto e a capo non sapendo dive sbattere la testa e come farlo;mi tormentavo le mani, le distruggevo stringendo il vestito e creando pieghe simili ad onde del mare, per poi staccare fili e fili d'erba provando a cimentarmi nella costruzione di piccolo braccialetto e lanciarli in aria come se nulla fosse. Quel giorno di una mattina di circa un mese fa vedendo lo stemma della fiamma Lisandri all'ingresso,brillante ai raggi del sole tanto timidi tanto fuorvianti tali da risaltare quel colore giallo come l'oro al centro una colonna in stile corinzio vecchio rimando all'arte greca con delle foglie davanti che culminando con una spada affilata simbolo della virilità presi una decisione. Quel giorno di circa un mese fa, in una mattina l'idea di lavorare e quindi di conseguenza si rompere le convenzioni sociali imposte dal marchesato Lisandri prese possesso della mia persona; quel giorno di circa un mese fa, ripensai alla mia famiglia ai miei sette fratelli ognuno diverso ma unico nel proprio genere; quel giorno di circa un mese fa pensai alle mie sorelle Beatrice, Rachele ed Elena e ai miei fratelli Leonardo, Elia, Giovanni e Mario. Quel giorno ero a tanto così da comunicarlo ma la paura lo impediva, facendomi ripensare ai miei genitori i marchesi Edoardo Lisandri ed Emma Albrizzi e all'enorme delusione che avrei scatenato o fierezza per l'indipendenza e alla libertà di aria nuova di cui necessitavo. Cinquanta e cinquanta erano le probabilità, nessuno di noi poteva prevedere neppure io stessa seppur volevo conoscerne l'esito.
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Il bacio della marchesa (IN REVISIONE)
Historical FictionSaga 'nel nome dei medici' libro primo La marchesa Carolina De Medici giunge con la sua famiglia a Firenze, sono ospiti del signorotto e mecenate della città nonché suo cugino Lorenzo de medici. A seguito di un salvataggio a soli 5 anni ne è innamor...
