L'Arno compiva dei piccoli saltelli riflettendo i raggi del sole oramai timidi per via del giorno che stava terminando, disponeva di un colore scuro azzurro il cui moto sancito dalle piccole onde ne disegnava il flusso costante e tipico suono che generava in me una sensazione di calma; nonostante intorno le genti continuavano le attività oppure si apprestavano a chiuderle per consumare il lieto pasto serale o più semplicemente terminare, annullai tutti i rumori concentrandomi sull'acqua limpida. I colori variavano dall'arancione al rosa, al viola e parevano fuoco scoppiettante per quanto fosse acceso e intrinseco di arte un fenomeno che suscitava in me grandissima ammirazione; i miei occhi ed i miei capelli si uniformavano alla perfezione, divenendo un tutt'uno come se fosse parte da un tempo lontano e che ora ne era conferma. Mi perdevo nella magnificenza,nella maestosità e magari potevo sembrare strana ma era così bello e rilassante osservare la natura che a poco a poco impregnava l'azzurro del pomeriggio con la sua unimle presenza. Una presenza al dir poco straordinaria,se fosse stata presente un'artista l'avrebbe dipinta senza perderci altro tempo ed io lo capivo solo uno stupido poteva perdersi uno spettacolo del genere non solo meraviglioso ma ricco di una molteplicità di significati; la piattezza che viene messa da parte dalla dinamicità, dal colore e le sue sfumature. Fortunati nuovi uomini per quel esistenza, fortunati di poterla decantare e fortunati che potessimo vederla attraverso gli occhi che non facevano altro che rifletterla.
Mi ritrovai in quel punto con solo il muretto che separava me dal fiume, cercai di non fantasticare e di godermi uno spettacolo da mozzare il fiato impedendomi la parola e di non pronunciare altre; niente poteva distrarmi e assumere quel compito dinnanzi ad una vastità del genere, non pensai a nulla neppure di prevedere a seguito dell'ansia che cercava di distogliermi e dalla curiosità che imperversava semplicemente attuando gratitudine e percorrere con l'ausilio della vista ogni tratto che attirava la mia attenzione. Il percorso era abbastanza chiaro, ovviamente il fiume nasceva in un punto ben preciso ma ciò che vedevo era ben diverso la sua partenza da destra sino allo sbocco più in là del mare gettava in me grande ammirazione; ne udì il suono soave chiudendo e risalendo gli occhi, inspirando ed espirando aria dai polmoni più e più usandolo come strumento al fine di calmare quel ansia che gradualmente si faceva spazio in me. Suoni, colori dal chiaro allo scuro dipingevano un quadro degno del rispetto che meritava ed io pur concentrandomi sull'acqua limpida e la natura con tutta la gratitudine che ne derivava l'agitazione tenuta a bada si manifestò in tutta la sua forza vitale; i suoi rami attanagliavano le viscere del mio corpo impedendone il respiro, i polmoni erano in sofferenza e il cuore batteva più che mai alimentato da una sovraumanità esagerata proprio per compensare le perdite che stavo attraversando. Le mani tremavano così come i denti e il labbro inferiore con la complicità dei zigomi, le lacrime in ultimo bagnarono le mie guance incontrollate mosse da sole; non sapevo come comportarmi e affrontare la nuova situazione in cui io stessa avevo scelto di trovarmi, anzi lo sapevo però la paura mi bloccava e provando a respirare al fine di allentare la tensione non servì ad alcunché. Immaginai scenari sebbene all'inizio avevo scelto di non farlo, come sarebbe stato, se fossi stata all'altezza addirittura se la marchesa Carolina De Medici mi avrebbe accettato così com'ero nel mio modo di essere e pensare. Non la conoscevo, non sapevo niente di questa famiglia che tutti veneravano come fossero dei ed io ero una completa ignorante forse mi stavo cacciando in un casino senza precedenti oppure dall'altro lato un'esperienza formativa che avrebbe aperto la mia mente; in sintesi due facce della stessa medaglia, le cui percentuali si equiparavano. Da altro canto non era così terribile, avevo preso io la decisione e non ero stata costretta da nessuno; quel che stavo vivendo in quel frangente parve allentarsi sempre più e la sua morsa si fece meno dolorosa di come era iniziata, aquisivo consapevolezza e maturità certo mi ero sfogata e tenere era fondamentale siccome faceva parte della vita ma non potevo lasciare che avesse il sopravvento. Mi sarei goduta l'esperienza,entrata in contatto con personalità importanti e se dovevo venire allo scoperto sarei stata disposta a farlo;niente poteva mettersi contro la strada che avevo deciso di intraprendere, suppergiunta una volta che il mio animo raggiunse la tanto agognata pace e tranquillità con il pianto dissipato e i tremori spariti nel nulla vidi quel tramonto e il giorno che si apprestava ad una degna conclusione a seguito delle fatiche e della giornata. La fine di quel giorno e le sue sfumature,me le godetti così come il riflettersi tra le piccole onde dell'Arno che accoglieva i suoi colori ed era stata testimone fervente di quel ansia che mi aveva accompagnato fino a quel momento; nessuno si era accorto di niente oppure su ma non osava o disturbarmi, respirai a pieni polmoni con un sorriso stampato in faccia che esprimeva la libertà di cui ero fervente protagonista e il sole interiore finché una voce familiare che riconobbi immediatamente alle mie spalle mi ridestò dallo stato di trance misto ad una tranquillità e leggerezza come il volo leggiadro di una farfalla in primavera.
STAI LEGGENDO
Il bacio della marchesa (IN REVISIONE)
Historical FictionSaga 'nel nome dei medici' libro primo La marchesa Carolina De Medici giunge con la sua famiglia a Firenze, sono ospiti del signorotto e mecenate della città nonché suo cugino Lorenzo de medici. A seguito di un salvataggio a soli 5 anni ne è innamor...
