Trentotto

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Tre parole soltanto al cui interno vi era nascosto un grandissimo significato e noi dovevamo impegnarci per trovarlo, portandolo avanti nei tempi e nelle memorie; costituivano la base di quei ricordi che caratterizzavano l'anima e il cuore, amor vincit omnia una frase formata da tre parole dove l'amore vinceva su tutte le difficoltà che la vita poneva davanti. Non era scontato o di poco conto, anzi tutto il contrario e questo che ci poneva noi a testa alta dovevano impegnarci per superare e affrontare; le crisi erano una costante e sca divano il processo, prima di arrivare alla tranquillità di quel sentimento tanto bello tanto intrigante e con esso era presente una maturità che le due anime dovevano raggiungere. Fon qua do durava tutto ciò? Magari il divenire più consapevoli, crescere nei modi e nelle maniere, approcciarsi a questa nuova prospettiva faceva parte di questa nuova visione così come l'avete tanto da imparare un mondo che neppure conoscevamo. Dovevamo farlo insieme, siccome il tempo da recuperare era tanto ma nessuno ci correva dietro;avvolta da emozioni che facevano svolazzare quelle farfalle nello stomaco e sorridere a quei raggi solari nella mia stanza, ero completamente intorpidita come se i muscoli e il mio essere risentisse della serata di ieri. Stroppicciai gli occhi preparandomi a quella giornata, i capelli mossi erano qua e la sul cuscino creando una cornice vegetale mentre a poco a poco il buio sostituito dalla luce si faceva strada a poco a poco strada nel mio cuore. Sbadigliai stiracchiandomi come una bambina, gettando lo sguardo alla finestra da cui proveniva quel fruscio di venticello fresco e primaverile che dava vita alla stanza; inspirai a pieni polmoni e approposito della serata appena trascorsa, tastai il letto ed era freddo segno che Giuliano una volta addormentata aveva lasciato la dimora. Provai una certa delusione perché credevo che fosse rimasto al mio fianco e un dolce risveglio,era ciò che occorreva per iniziare quella giornata ancora meglio di come era già iniziata; suppergiunta meglio così, se aveva tanti impegni era giusto che li rispettasse cosa mi veniva in mente. Toccando con le dita quel minuscolo anfratto di lenzuolo e tessuto, notai un pezzetto di carta e prendendolo in mano potei constatare che si trattava non solo della calligrafia di Giuliano che odorrai assaporando il suo profumo anche la scritta recata proprio quella frase, proprio quelle parole, quelle tre:amor vincit omnia. Strinsi quel foglietto più stretto che potevo, toccando la rosa disegnata sulla superficie ed immaginando la sua figura davanti a me e i molteplici scompigli nel mio animo; il biondino aveva trovato il modo per mostrare la sua presenza ed imprimerla nella mia memoria e cuore, come segno che non mi avrebbe mai abbandonato e così era ed io non potei che a arlo sempre di più. Solo quando decisi di compiere le mie azioni quotidiane, ripensando al foglietto e alla scritta potei giurare che la giornata era iniziata meglio di come potessi immaginare potendo di dire di essere finalmente felice come se il mio sole interiore attraverso la frase in latino avesse rischiato le nubi dell'oscurità e del buio.

Decisi di trascorrere la giornata in assoluta tranquillità scegliendo l'unico posto che poteva conferirla, satura del giardino la biblioteca era il luogo migliore difatti dopo la colazione mi diressi lì senza alcun pensiero che poteva arrestare la decisione. La biblioteca di famiglia era una e propria chicca, nella dimora Teotochi/ Medici costituendo il centro per eccellenza della cultura dei suoi abitanti e dell'intelletto umano costituiva a sintesi dell'arte in tutti i senti rifiniture e decorazione data anche per la disposizione dei suoi scritti. Da generazioni la famiglia possedeva quel angolo che definivo da quando avevo memoria di paradiso, in ogni lato svettano delle librerie ripiene di libri divisi per genere in cui il colore marrone tendente all'ambrato era dominante. Al centro un tavolo in legno in cui ero solita leggere e scrivere annotazioni o pensieri o qualunque cosa mi passasse per la mente,facendo sì che per un momento ti potessi fuggire dalla realtà per dirigermi in una creata appositamente da me. Suppergiunta i volumi avevano un ulteriore suddivisione, una scalinata sempre in legno posta a sinistra collegava il primo con il secondo piano sempre corredata da tavolini questa volta in numerosi tre. A completare la composizione un mappamondo al centro e diverse statue rappresentati delle divinità greche, come se osservassero in maniera attenta cosa si svolgesse in biblioteca; quest'ultime avevano sempre il peplo che le copriva la parte inferiore del corpo, mentre superiore mostra ano di poco le nudità e per quanto concerneva le pose erabo chi sedute, chi piegate, chi alzate con un qualcosa in mano una rosa, uno scudo con i capelli ovviamente legati in una crocchia o lasciati al vento come se esistesse davvero e potesse smuoverli. Sul soffitto invece un affresco che rappresentava proprio queste divinità, nel bel mezzo di un giardino danzavano a ritmo di un suonatore di lyra e la primavera in tutta la sua bellezza si stagliava nei fiori colorati e nell'azzurro del cielo. Vagai con lo sguardo soprattutto nel vestiario effetto panneggio bagnato e compì diversi respiri, volta a liberare la coscienza da ulteriori pesi gravitanti e doloroso come il pugno sferrato sulla guancia e il sangue rappreso che a poco a poco si adagiava sul rosa della pelle; il lato positivo era il biondino che nonostante tutto,mi aveva rivolto il sorriso più luminoso che i miei occhi potessero vedere e assorbirlo come a non dimenticarlo e conservarlo nei miei ricordi e al sicuro nel mio cuore. Mi sedetti comoda sulla sedia e presi un libro tra i mille che potevo scegliere nella sezione romanzi rosa ripieni di mille e mille avventure, necessitavo di catapultarmi proprio in questo e di vivere senza tutti i pensieri che offuscavano la mia mente e in libertà; lessi tastando e sfogliando ogni pagina, ponendo le dovute accortezze a non tagliarmi con la carta macchiando il libro di sangue cercai di non pensare e rifa dopo riga senza accorgermi del tempo che scorreva entrai nel vivo della storia. Due anime che dovevano combattere pur di vivere il loro amore, contro coloro che dubitavano e facevano di tutto per distruggerlo la potenza della lettura celava tanto ed era come che se mi guardavo intorno in quel ambientazione con castelle, motte e casali ero lì a vedere accucciata la prosecuzione degli accadimenti. Non vi era nulla che potesse suscitare preoccupazione,ma semplicemente una tranquillità che potetti sentire in ogni fibra del mio essere; i personaggi erano coraggiosi,lottavano a testa alta senza mai arrendersi e superavano ogni difficoltà che la vita e gli antagonisti ponevano davanti e seppur venivano soppianttati da essa riusciva i nel loro intento. In egual modo io e Giuliano, pensai facendo un respiro e sorridendo per poi tastarmi la guancia che gradualmente tornava normale; avevamo superato molteplici difficoltà, ostacoli tra cui la mia testardaggine e lui che aveva mentito su fatto importante riguardante Bianca e con essa vi era altro ovvero che proprio in questo caso la potenza dell'amore aveva vinto su tutto e ci stava riuscendo. Forse quella frase,anzi ero quasi certa disponeva all'interno di questo significato e lo stava mostrando proprio ora; toccava agire, il sangue rappreso faceva sì che non provai dolore solo all'inizio, il mio cuore conosceva già la risposte e quel biondino anch'esso sapeva cosa fare. Mi ostinavo a non vederle ma prima o poi bisognava fare i conti con quella nuova prospettiva, furono dei passi a destarmi e potei indovinare di chi si trattasse la donna della servitù lisciandosi ad ogni passo la divisa al fine di apparire impeccabile e non fare brutta figura giunse puntale comunicando quel annuncio; magari non mi ero accorta che aveva bussato ma poco importava era giunta l'ora attraverso, nuove consapevolezze di adempiere ai diversi di villa Medici e sorrisi pronta ad accoglierla.

Il bacio della marchesa (IN REVISIONE)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora