Trentadue

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Il cervello insieme al cuore era uno degli organi piu importanti del corpo umano, la sede della ragione per eccellenza e colei che permetteva di razionalizzare questi pensieri facilitandone l'ingresso in momenti di debolezza. In quei momenti in cui nessuna delle due parti era d'accordo, litigavano costantemente per chi dovesse avere la meglio soprattutto perché per delle idee contrastanti non sapevo chi dovessi ascoltare. Da una parte volevo andare via dall'altra rimanere, ma entrambe sapevano che se fossi rimasta non avrei risolto nulla sia chiaro non stavo fingendo semplicemente necessitavo di comprendere e organizzare quei pensieri. L'obbiettivo era andare avanti nella mia vita che significava non dimenticare, bensì risolvere i sensi di colpa che attanagliavano la mia anima al fine di stare bene in fondo Bianca questo voleva anche se non poteva esprimerlo a parole. A pensarci mi venivano le lacrime, ma le frenai. In alcuni momenti della mia vita ero solita chiedermi se questo organo chiamato cervello mi accompagnava nelle azioni quotidiane oppure faceva il suo comodo, alcune volte mi chiedevo cosa mi prendesse da prendere decisioni affrettate senza che io potessi rifletterci per due secondi o più. Alle volte pensavo di essere pazza, matta e che mi mancasse qualche rotella perché non avevo riflettuto abbastanza e non vagliavo le diverse ipotesi limitandomi a scegliere e solamente una; ahimé ero impulsiva e questo tipo di caratteristica faceva parte di me rassegnandomi che ero fatta così e dovevo accettare il mio carattere così come si presentava di certo non sarei cambiata per nessuno.

La stanza era avvolta da un silenzio tombale nonostante fosse mattina e mi fossi alzata da poco e mi trovai, mai come quella volta a riflettere forse mi ero fatta prendere dal momento in quella decisione così frettolosa senza pensarci una minima volta; magari avevo ragione chi poteva saperlo dopotutto. La mia testa eta difficile da comandare persino per me, figuriamoci. Raggi di sole squarciavano le tende come se volessero a forza entrare sfidando quel tessuto posto a mo' di scudo, ci riuscirono poggiandosi sul letto per poi illuminare la parete color giallo facendola assomigliare ad oro all'interno di un forziere stracolmo di ogni tipo di ricchezza. Ammirai quello spettacolo che il sole primaverile era solito farmi in quelle ore mattutine, come se si trattasse di una tela dove al suo interno vi erano dei colori e lui era l'artefice attraverso la sua tavolozza certo vedevo quella bellezza ma quei pensieri non facevano altro che intasarmi al fine da portare ad una riflessione. Innanzitutto partire era la cosa migliore, non per fuggire dalle mie responsabilità ma perché avevo bisogno di tempo per razionalizzare e affrontare l'avvenire con più consapevolezza e maturità cosa che fino a quel momento non mi sembrava di avere. Mi sentivo di troppo, ora che ero parzialmente guarita perché si provavo dolore fisico e psicologico c'era Bianca di cui occuparsi e provvedere alla sua guarigione; sia chiaro non me ne stavo lavando le mani e tornare a casa non significava abbandonarla, ero con lei come le avevo promesso. Aggiungevo che non mi importava se si fossero scagliati contro di me, non l'avrebbe mai fatto la mia famiglia forse provato a farmi ragionare, ma le mie idee erano quelle e chi voleva starmi accanto mi stava accanto chi il contrario me ne sarei fatta una ragione. Quindi tornare equivaleva riflettere ed io ne avevo un immenso bisogno. Stabiliti quei precetti e di conseguenza aver ritrovato la tranquilità nella mia testa, ero decisa che ritardare la partenza non sarebbe servito a nulla ergo sarei dovuta partire il giorno stesso. Sarebbe stato improvviso, dovevo farlo se non l'avessi fatto subito non sarei partita più. In me ne che non si dica meravigliandomi delle mie doti atletiche appena mattina, uscì dal letto e presi a sistemare la stanza da cima a fondo senza come di mio solito arrecare disturbo alla servitù. Sistemai ogni cosa possibile ed immaginabile, animata da adrenalina perché ovviamente cosa a cui non avevo pensato minimamente dovevo parlare con i miei genitori e a prescindere da ciò che mi avrebbero detto procedere. Una volta che la stanza aveva assunto un tono decente, mi lavai per fortuna c'era dell'acqua nel catino e degli abiti miei all'interno dell'armadio; senza troppi indugi ne scelsi uno sui toni del fucsia con ricami argentati e dorati che si intrecciavano tra loro, completando il tutto con dei gioielli i soliti che mettevo cambiando la collana. Scelsi una collana con un rubino rosa diversa di quella che Arturo mi aveva regalato, mi stava bene e sorrisi al settimo cielo. Dopodiché procedei alla mia chioma, siccome sarebbe stata una lunga giornata feci l'acconciatura con i capelli legati che sapevo fare meglio prendendo dal portagioie il fermaglio con le perle che misi tra quel ammasso castano. Completai il tutto definitivamente con l'acqua di rose e gli orecchini dello stesso colore della collana. Suppergiunta mi meravigliai durante la preparazione che non so chi, Lorenzo sicuramente aveva portato il necessario qui i miei oggetti personali per intenderci. Ma adesso non avevo tempo, alimentata da quella consapevolezza che almeno una cosa giusta era stata fatta sorrisi felice e soddisfatta dell'operato pronta a dirigermi verso il luogo dove si trovavano i miei genitori.

Il bacio della marchesa (IN REVISIONE)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora