Epilogo

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Tre settimane  dopo
Le campane suonavano a festa esprimendo attraverso la propria musica non solo la giornata soleggiata dove la primavera si avviava verso la sua prosecuzione ovvero l'estate, anche la celebrazione delle nozze che presto avrebbero donato tanta felicità. Quest'ultima sia per i novelli sposi Lorenzo e Clarice, sia per la famiglia unita in quel candore e unione che la caratterizzava e i fiorentini animati da questo sentimento intrinseco di amore che esplodeva diffondendosi a macchia d'olio. Respiravo un clima di assoluta tranquillità quando camminai per le strade che sentivo come se mi appartenessero da tempi lontani e che consideravo a tutti gli effetti casa mia al fine di  partecipare a quella celebrazione che avrei portato nel mio cuore per sempre, oramai come si suol dire il castano aveva trovato la sua strada mentre io nonostante fossi testarda ribadendo le mie idee la mia: il biondino dagli occhi color del mare lapislazzulo. Avevo compreso che tutte quelle sensazioni manifestate da quando ero giunta a Firenze, erano riferite a Giuliano e quindi di conseguenza dovevo ammetterlo dando credito a tutti coloro che non si stancavano mai di dirlo. Ad ogni modo da quando ero tornata, le cose qui migliorarono sempre più Bianca si era ripresa totalmente e gradualmente potemmo compiere le nostre passeggiate infatti l'aggiornai su tutti gli accadimenti; volete sapere la cosa divertente, quando le parlai dei miei sensi di colpa per poco non mi prese a schiaffi alla fine si limitò ad un abbraccio e un piccolo schiaffo sulla schiena. Scoppiammo a ridere,lo meritavo e mi mancava tanto. Il legame con Sveva ed Emiliano si rafforzò ancora maggiormente, trascorrevamo giornate insieme a parlare, a rincorrerci, a ridere, leggere, disegnare, passeggiare sebbene erano fidanzati e anche io quindi lo ritagliavamo come si suol dire il tempo era fondamentale; per quanto riguarda Arturo era il mio compagno di risate, infatti si univa anche lui con noi stessa cosa con Giuliano poi Bianca. Eravamo il gruppo di sempre, approposito di gruppo anche Lilya e Clarice si unirono a noi con Lorenzo che alcune volte faceva la sua apparizione e le battute non mancavano. Vittoria invece ci sentivamo per corrispondenza visti i suoi impegni da duchessa, però un giorno mi fece una di quelle sorprese che mai mi potevo dimenticare; tutto organizzato e tutti d'accordo, l'unica a non sapere ero io semplicemente stavo leggendo in camera quando mi dissero di scendere al salone perché c'era qualcuno che mi cercava. Andai al salone e trovai la mia amica ci abbracciamo e passammo la giornata insieme, indimenticabile. Questa si aggiungeva alle molteplici sorprese che lei mi faceva ed  ovviamente facevo anch'io. Per non parlare di Lucrezia Donati  mi venne a trovare il giorno dopo che giunsi a Firenze, una breve visita di pochi minuti ma non le dissi niente su suo marito siccome era acqua passata parlammo solamente e ognuno per la sua strada. Tutti i familiari furono contenti di vedermi, trascorremmo tempo insieme tra passeggiate e divertimenti con tante risate mi era mancato tutto ciò e non avrei mai smesso di dirlo; alla fin fine eliminai quei pensieri intrusivi e potei dire solamente una cosa, finalmente l'oscurità si era diradata lasciando spazio ad un sole raggiante.

L'architettura della chiesa scintillava ai raggi del sole, in particolar modo il verde che diveniva color smeraldo acuendo l'intensità così come il roso e e le colonne in stile ionico posti sul fronte; ammiravo l'arte man mano che i miei passi si facevano sempre più vicini, provando felicità e soprattutto una leggerezza con tranquillità interna dopo tutti gli ostacoli superati. Ero ben consapevole che la vita c'è ne avrebbe riservati degli altri, ma questa volta essendo più consapevole sapevo come fare magari anche rifugiarmi a villa Medici; respirai profondamente alzando gli occhi al cielo e puntandoli in direzione del sole, senza proteggermi come le mani non avevo paura del fastidio anzi continuai scorgendo oggi particolare. Una sfera gialla con raggi disposti qui e la, illuminavano dando vita e spazzando via il buio sebbene quest'ultimo era sempre presente il giallo sapeva imprimere la sua mano. Distolsi lo sguardo sbattendo le palpebre più e più volte alfine di riadattarmi all'ambiente circostante, sorrisi felice e quando feci per proseguire un braccio mi cinse le spalle.

Il bacio della marchesa (IN REVISIONE)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora