Trentasette

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Rieccheggiava dalle viscere della terra come fosse un grido che tutti noi dovevamo ascoltare e prestare attenzione, non distogliendola e cogliere ogni minimo particolare che ci conferiva; si diramava con quelle radici marroni sia a destra sia a sinistra, alcune era o più piccoline rispetto ad altre più grandi risaliva si sono in superficie per poi esprimere la rigogliosità non solo attraverso rami anche attraverso foglie brillanti. Quest'ultime riflettevano la luce del sole,mentre quando la giornata era uggiosa la pioggia si depositava in essi; a seconda del cambiamento che verteva stagioni, climi, ore, giorni, minuti di adattavano ai diversi contesti vivendo ogni minuscola diversità data dall'ambiente in cui erano inseriti. Questo farsi sentire ed insieme la propria voce a chilometri e chilometri di distanza, in modo tale da arrivare anche a chi non volesse udirla per dispetto o per scelta personale riguardava un opinione comune tra tutti quanti i fiorentini e dintorni. Un tema molto caro,la psiche umana che oltre a scindere in piccolissime particeppe invisibili ad occhio nudo facevano parte della nostra anima e vivere in una realtà diversa più leggera dove lo spazio il tempo con il confine era annullato diventando una materia differente priva di leggi e regole. Nel sogno dove la tranquillità, dipendeva ovviamente da quale si trattasse, regnava sovrana ed io ne ero immersa da quel fatidico giorno che aveva provocato in me grandi enorme cambiamenti. Nel sogno potevo essere me stessa senza i condizionamenti della vita reale,senza che nessuno giudicasse le mie scelte, senza che mi venisse detto cosa fare o non fare vivevo la mia libertà in maniera calma. La mia mente credeva da questo punto di vista che si trattasse proprio di un qualcosa non appartenente al quotidiano, quando seppur si fosse trattato da uno stacco era accaduto veramente; certo potevo dirlo non credevo a quel che avevo vissuto, ma bisognava venirne a patti e scongiurare il pericolo che la mia mente potesse giocarmi brutti scherzi del tipo di non meritarlo o essere cattiva oppure meglio ancora incolparmi inutilmente. Trascorsero tre giorni dai molteplici accadimenti svoltasi nella serata intrinsa di magia, voluttà e frivolezze in cui una parte era opposta all'altra creando un connubio perfetto tra il lato positivo e negativo; malgrado i maestri di teatro, tornavo in quel luogo in cui ero finalmente Carolina De Medici e non una ragazzetta che si era permessa di rubare il lavoro altrui anzi ben altro se volevamo essere precisi al punto giusto. Suppergiunta quei ricordi facenti parte del mio cuore aveva un unico comune denominatore ovvero il numero tre: tre giorni da quando il biondino era intervenuto in mio soccorso e su questo potevo dire ed essere sicura al mille per mille che vivevo al meglio la mia vita, senza arrabbiarmi per gente di scarso conto. Tre giorni dal teatro, tre tre giorni dal teatro e potevo ripetere quella frase decine di migliaia di volte, tre giorni in cui finalmente avevo capito come stessero le cose e tre giorni in cui quel bacio dal sapore di mare azzurro aveva toccato e fatto vivere come si deve ogni fibra del mio essere. Tre giorni in cui mi sentivo viva più che mai, due anime destinate ad incontrarsi la castana e il biondino, vivevano quel essenza di vita come fosse una fonte d'acqua dove attingere e abbeverarsi dopo aver attraversato il deserto. Ripensavo alle sue labbra, al suo tocco su di me e di come quest'ultimo in maniera delicata senza provocare dolore mi facesse salire su una nuova morbida e leggera; una leggerezza di cui necessitavo fortemente e che era parte integrante della mia mente, faceva sì che a seguito di quella mancanza potessi sentire un vuoto. Percepibile da quel che sentivo nel mio animo, seppur ero al massimo della felicità quella mancanza mi soffocava e il respiro cessava di esistere.

In quei giorni di transizione dal primo sino ad arrivare al terzo, avvertivo quella sensazione che urlava minacciando di farmi esplodere e indurre in me la tentazione di chiudere baracca e burattini correre a Firenze una volta per tutte; eppure nonostante volessi farlo con tutta me stessa, c'era sempre qualcosa che mi bloccava ovvero quei residui di sensi di colpa non ancora andati via. Erano comunque passate settimane avevo risolto il disordine nella mia testa, ma quando si trattava di dover prendere una decisione così importante la mia mente tornava a Bianca su quel letto ed ecco l'arresto delle mie azione anche le più semplici. Mi trovavo a riflettere con mille pensieri per la testa, senza sapere cosa minimamente fare della mia vita eppure la soluzione l'avevo davanti cos'altro ancora dovevo comprendere di quel che avevo già compreso. Da una parte dentro di me sentivo di aver finito come sosteneva l'istinto, dall'altra invece il contrario ero solo all'inizio e non avevo imparato nulla. Insomma queste due parti si frapponevano tra loro e ognuna voleva avere la meglio sull'altra, provocandomi disagi, agitazione e indecisione si chiamava vita ed io dovevo affrontarla nel modo giusto. Arrivò così una decisione ovvero ascoltarle entrambe nel modo giusto e con equilibrio, mi impegnai a farlo e con esso il non perdere tempo; oramai giunsi alla consapevolezza che qui a villa Medici, c'era ben poco che potessi fare e questo ben poco che iniziava a starmi stretto siccome la mancanza di Giuliano si faceva sentire abbastanza forte. Volevo che fosse accanto a me,non volevo che ci fosse perché i miei spazi erano sacri nemmeno io sapevo che confusione; inoltre mi impegnai a respirare profondamente e a poco a poco, riuscì finalmente a trovare pace. Ciò che provocava in me scompiglio fu soppiantato da una grandissima fame di libertà osservabile, non solo da quei giorni che avevo preferito trascorrere in casa seppur le giornata erano più belle delle altre anche ritrovarla e prendermi quel che era di mia appartenza la fame e la sete insieme.

Il bacio della marchesa (IN REVISIONE)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora