Quaranta

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Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, costituito da persone o situazioni o entrambe le cose che la vita poneva davanti con le sue leggi e l'universo proprio per non farci mancare nulla imprimeva la sua mano; piccoli esseri umani, formichine che ne seguivano ogni precetto inermi dinnanzi a tale potenza e opporsi equivaleva a subirne le sorti. Positive o negative che erano, gli insegnamenti tratti in maniera giusta o sbagliata a seconda dei casi venivano trasmessi in maniera eloquente e ascoltarli erano un salvavita assumendo le connotazioni di un toccasana per cuore o mente. In pochi disponevano di tale ruolo, un pochi sapevano cosa significasse, in pochi attraverso anime pure, meravigliose svolgevano quella funzione tanto impegnativa, dinamica tanto dotata di meravigliosità, in pochi potevano farlo, lì conoscevo e me ne facevo una ragione data l'immensa fortuna di cui disponevo e disponevano. La forza immensa, infinita regnava sovrana con il suo scettro ricco d'oro e gemme preziose tenuto tra le mani e stretto affinché non venisse perso o smarrito o rubato da qualcuno che lo invidiava nonostante lamano sinistra a contatto con il cuore impregnata di sudore; abito scintillante di una portata esagerata ai raggi del sole, capace di accecare e una corona allo stesso modo con l'unica differenza che il suo peso ne impediva l'indosso indi per cui veniva esposta in bella vista. Essere ammirata era il termine giusto, infine in ultimo non per importanza ma per voluttà il trono ornato da oro, gemme, pietre preziose introvabili sulla faccia della terra all'uomo e ogni essere vivente una dimensione onirica. Una dimensiobe in cui Dante Alighieri il sommo poteva solo inchinarsi con il suo baldo alleato, Virgilio e rimanere ammutolito magari avrebbe potuto usarla nella Divina commedia ma era troppo grande per la carta ne sarebbe strabordata e quindi solo ed unicamente per la vista . La seduta era confortevole, attenta e il cuscino rosso di Borgogna comodo ne garantiva sia la dominanza e il potere sia il rilassamento e la tranquillità necessari. Ecco che l'universo sedendosi e appoggiandosi sui braccioli legati da oro e da tutta quella preziosità, esercitava il potere in maniera buona, calma ma comunque dando lezioni come una sberla in pieno viso oppure di una carezza a seconda dei casi e delle modalità. Ecco l'universo in tutta la sua magnificenza, arte e altezza e noi uomini il minimo che potevamo fare era ascoltare in totale silenzio.

Compì un respiro profondo immagazzinando aria e ripetendo l'azione diverse volte, come ad eliminare l'ansia che attanagliava lo stomaco e formando diversi nodi in gola provocando dolore; avevo preso la decisione di tornare a Firenze, eppure la mia testardaggine aveva avuto il soppravvento più e più volte. Costi quel che costi dovevo adempiere a quel dovere imposto e niente mi avrebbe impedito di farlo e messo i bastoni tra le ruote; avrei preso la carrozza e con la forza seduta lì,non potevo rimanere per sempre isolata avevo capito, compreso divenuta matura e consapevole non c'era altro che potessi fare qui. Vittoria aveva ragione, così come Sveva, Lilya e tutti quelli con cui scambiavo corrispondenza affermavano il medesimo concetto. D'altro canto più ero propensa alla partenza, più mi rifiutavo forse per paura forse per pigrizia ad affrontare ciò che mi attendeva una volta arrivata; ero cresciuta, divenuta grande e amante della vita più di quanto ne ero prima i sensi di colpa sparirono a vista d'occhio seppur prima erano dominanti pian piano scomparvero attraverso la fase stagnante. Era pur vero che si ripresentavano a loro piacimento, ma al contrario dei giorni post l'arrivo a villa De Medici dove vi era una costante alternanza tra felicità e tristezza ora come ora sapevo il modo giusto per superare le crisi se così vogliamo chianele seguendo il consiglio di Vittoria e applicando ciò che sentivo dentro. Ogni qualvolta si presentava il dubbio, stringevo i pugni e impegnavo la mente in altro sebbene una volta sola ebbi un attacco d'ansia talmente forte che pensai non era conferme a me il metodo usato. Alla fine conclusi che non l'avevo applicato nel modo giusto perché la mia mente ne ricordava uno stralcio, imparato come fare seppi continuare al meglio; trassi un sospiro di sollievo, a seguito della vittoria raggiunta se non fossi tornata a casa non sarei cresciuta e su questo non vi erano dubbi. Lisciai le pieghe dell'abito color porpora ornato con ricami argentei, i capelli mossi ricadevano sulle spalle in morbide onde e i gioielli come collana della medesima tonalità si adagiava al collo infine gli orecchini dovevano eleganza alla composizione. Terminai i preparativi in men che non si dica raccattando il necessario e dando un tono alla stanza, un magone salì in gola anche se sarei tornata presto e avrei usato la villa a scopo di riflessione e rilassamento al fine di trovare la tranquillità alla confusione di Firenze e l'affetto dato comunque quel sentimento si appropriava del mio animo e cuore. Ero umana dopotutto e come tale avevo emozioni, essendo empatica la tristezza incombeva ma riusci a reprimerla mossa dalla consapevolezza raggiunta: sarei tornata presto. Volsi uno sguardo in primis alla mia stanza in perfetto ordine, da quando ero arrivata lo era ma non così tanto ed in secondis quando chiusi la porta alle spalle percorrendo l'intera dimora non mancai di scorgere ogni dettaglio in quel che mi aveva ospitato per lungo tempo. La sua funzione era stata fondamentale, aveva accolto le mie lacrime in maniera silenziosa senza fiatare e come tale offerto conforto nei momenti bui suppergiunta non mancavano quelli di spensieratezza in cui la libertà era dominante conferendomi tregua. Sorrisi raggiante con una piccola lacrima appena misi il piede fuori casa e nell'esatto istante in cui la primavera mi abbracciò dandomi la buona fortuna per il nuovo capitolo della mia vita; sfuggita silenziosa dalla palpebra destra, ne seguirono altre accompagnate da singhiozzi ma evitai di farmi sentire dovevo sfogare quel magone che non faceva altro che opprimermi e il pianto era la scelta giusta. Con la punta delle dita e la forza di volontà, al fine di non crogiolarmi e abbandonarmi alla tristezza la scacciai con determinazione sicura della scelta presa, sicura di non tornare indietro e sicura che quel che stavo facendo era la cosa giusta da fare in quella giornata soleggiata. Il sole con i suoi raggi conferiva calore, riscaldarono il mio cuore e la mia persona sostituendo ciò che urlava a gran voce da quando mi ero svegliata ad una felicità mai vista mentre il vento scuoteva poco gli alberi i suoi rami di un verde brillante e i ciuffi dei miei capelli sfuggiti dalla treccia; era un vento caldo, piacevole, accogliente e caloroso capace di generare calma e pace ciò di cui avevo assolutamente bisogno. Inizialmente dentro di me c'era quel sentimento che sosteneva di non partire perché immatura, poi andando avanti si era tramutato vedendo i progressi compiuti, combattevo contro chi sosteneva di rimanere lì per sempre edisolarmi perché immeritevole ma quando decidevo una cosa nessuno poteva dirmi cosa fare andandomi contro la testardaggine mi aveva aiutato anche in questo a superare ostacoli. Dinnanzi a me svettava scintillando la carrozza, attendeva la mia venuta con pazienza infinita ed invidiabile il cocchiere fece un cenno al che rispondendo l'agitazione cominciò a prendere piede; respirai come avevo imparato a fare durante la mia permanenza, mollando la tensione, i pugni stretti che avevano prodotto sudore lasciai che si distendevano così come i tremori dominanti pian piano lasciarono il posto alla tranquillità stessa cosa per i battiti del mio cuore oltre ridondanti risuonavano nella mente. Il ritmo era rapido, ma riuscì a stabilizzare il respiro e il dolore nel petto intercostale che lo impediva e si irradiava sino al gomito percorso da una frequente adrenalina. Camminando dinnanzi al mezzo che aumentava di dimensione e i cavalli marroni lucenti che nitrivano, testimoniavano la veridicità di quel azione compiuta oramai niente poteva ostacolarmi; a passo sicuro e ritta con la schiena procedetti in quei centimetri che separavano me dal ritorno a Firenze, era fatta, ero felice, soddisfatta e fiera di me finché una voce non mi distrasse dall'obbiettivo. Non ero arrabbiata, un po' irritata ma tranquilla ero disponibile e disposta ad ascoltare e tutti conoscevano la profonda gentilezza che era parte integrante del mio cuore.

Il bacio della marchesa (IN REVISIONE)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora