Trentaquattro

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L'amicizia per me era uno dei valori piu importanti, insieme ovviamente agli altri che si connettevano ad essa come ad esempio l'altruismo; un tipo di particolare in cui ero una fervente protagonista adoravo aiutare chi ne avesse necessità, ma col tempo iniziai a notare anche chi se ne approfittava e allora partì da qui a qualche anno con una scrematura che riguardasse solamente chi meritasse. Ad ogni modo la gentilezza era parte della mia personalità con il prossimo e mai rispondevo mai alla servitù, anche se avevo quei sensi di colpa che mi attanagliavano non mi ero mai permessa ne con loro ne con chi mi stava attorno. Nonostante da bambina si erano azzardati a farlo ed io ci rimanevo male, perché in fondo volevo solo parlare e basta. A quanto pare la gente che sia nobile o meno,  si permettevano tale lusso ed io dovevo subire in silenzio finché poi col passare degli anni iniziai ad alzare anche io la voce e farmi rispettare. Imparai l'arte della ponderazione che mi portai fino ad ora. Per quanto riguardava le mie conoscenze qui in paese, potevo felicemente affermare che purtroppo non avevo fatto amicizia con nessuno più che altro erano semplicissime conoscenze dovute ad eventi in cui partecipavo e visite varie ma di importante non avevo nessuno. Al contrario di Sveva, Emiliano e i miei genitori che di amici ne avevano e stretti soprattutto più che altro nonostante loro volevano che mi aprissi di più rimanevo ancorata alla timidezza. Non era che non mi piacesse abitare qui, era tranquillo rispetto alla frenetica Firenze anzi mi faceva bene però nessuno era adatto alla mia persona ecco il termine giusto. In aggiunta anche se i miei fratelli mi avevano presentato i loro amici, comunque rimanevo in disparte oppure ascoltavo solamente quando venivo interpellata pronunciavo qualche parolina. Sveva ed Emiliano erano i migliori soprattutto perché rispettavano i miei tempi e non acceleravano nulla, anzi capivano senza arrabbiarsi perché di arrabbiarsi non vi era né il motivo né i presupposti se la loro sorella a seguito di esperienze pregresse era timida non potevano fare altro che sostenerla e supportarla. Certo dovevo impegnarmi e col tempo lo stavo facendo, la timidezza mi accompagnava non in maniera dominante tutt'ora bensì sapevo controllarla. Col tempo ero riuscita a porre rimedio e vi sembrerà strano che io non abbia qualcuno in questo paese come amico, una marchesa dovrebbe ma non era il mio caso. Ora come ora la mia fortuna era avere Lilya, Clarice e quel inaspettato con cui ci scambiamo corrispondenza al quale tengo più della mia stessa vita quindi non ero così in solitudine anzi ero fiera di quel che avevo oltre i ragazzi. Suppergiunta la felicità stava nelle piccole cose ed io ero immensamente fortunata e ricca allo stesso tempo, erano preziosi e vivevano dentro di me in qualsiasi momento della mia vita nel mio cuoricino.

La giornata era cominciata nel migliore dei modi, poche nuvolette costeggiavano il cielo limpido di un colore celeste con la sfumatura più chiara ben visibile all'orizzonte un venticello leggero smuoveva gli arbusti con la vegetazione creando una sinfonia rilassante e piacevole mentre tutto intorno la natura era arte allo stato puro con i suoi colori vividi. Nonostante ciò che provavo per Giuliano rabbia e delusione insieme, con altrettanto rimprovero per essermi fidata anzi aver iniziato a fidarmi pian piano non velocemente come ero solita fare della persona sbagliata riuscì a trovare la mia agognata tranquillità. Nella mia solita postazione ispirai a pieni polmoni quei profumi floreali che si diffondevano in ogni angolo conferendo essenza di vita, odori e suoni erano un perfetto connubio artistico che ammiravo con occhi attenti le cui stelline mai osavano spegnersi. Immersa in tale pace davanti a me si stagliava quel albero da frutto le cui ricchezze oltre a muoversi a ritmo cadenzato del vento seguendolo in ogni suo passo, pendevano pronte che qualcuno le raccogliesse. Intorno riecheggiava arte un turbinio di quest'ultima, offriva pace e tranquillità al mio cuore che in quel momento così lontana da Firenze né necessitava ed io ero fortunata ad essere partecipe di quello spettacolo di cui i miei occhi catturavano pezzetto dopo pezzetto cogliendolo nella sua più infima essenza.

Non avevo niente da pensare riuscendomi a godere al meglio ciò che su poneva davanti a me, osservavo, guardavo, mi rilassavo in silenzio nonostante la servitù in lontananza era immersa nelle attività domestiche. Ciò che attirò la mia attenzione fu quel non fare nulla, certo ero tranquilla ma la noia prese il sopravvento e com essa il fatto che stessi perdendo tempo nell'ozio. Da quando avevo avuto quella litigata con Giuliano, le giornate erano tutte uguali e intervallate dal rispondere alle corrispondenze che puntuali arrivavano da Firenze a villa Medici casa mia per essere precisi dopodiché il nulla più assoluto. Trascorrevo le ore ed i minuti a seguito di aver fatto colazione, fuori non dedicandomi a nulla che non fosse la lettura e la scrittura alzandomi solamente per pranzare, cenare, attività connesse al bisogno primario e tornare lì dove avevo lasciato. Infatti la cosa divertente, era che ormai ero diventata un tutt'uno con quella sedia divenuta la mia seconda pelle; suppergiunta vedevo le attività quotidiane, anch'esse costituivano fonte di rilassamento ma mai da quando ero arrivata mi avventuravo in città per mancanza do voglia. Ebbene ero pigra, talmente tanto che trascorrevo il giorno nel giardino di casa e se non sia mai mi stanca o di stare lì seduta a non fare nulla compivo passeggiate nella proprietà della villa cercando di non perdermi e ritrovando la strada soprattutto quando andavano al gazebo dove mi ero persa in quella radira fitta dove il verde era il colore dominante. Alcune volte pensavo a Firenze a quanto mi mancassero tutti crogiolandomi bel dolore, dopodiché scaccia il tutto compiendo un ampio respiro  altre volte mi rifiutavo di farlo trovando beneficio da quando ero giunta a casa. Comunque la mia mente proiettava ancora quel episodio, ma cercai di non riviverlo nitidamente solamente razionalizzando e andavo avanti inoltre potrei notare che ora come ora non rappresentava più la dominanza sugli altri pensieri se così vogliamo dirlo. Ad ogni modo mi accordi che stavo nuovamente oziando rimanendo in quel arte, compì un respiro e feci quel che andava fatto da una vita a questa parte ovvero raccogliere i frutti. Fu un azione rapida, a passo veloce senza che nessuno potesse vedermi andai nel ripostiglio vicino alla cucina ricavai delle ceste in vimini e un grembiule con degli iris ricamati nella parte più in basso. Lo indossai e presi tutto l'armamentario determinata a portare avanti quel compito che nessuno voleva svolgere, adoravo raccogliere la frutta e da bambina ero sempre la prima a volerlo fare mi ricordai che ero vestita proprio così onde evitare di sporcare l'abito la governante era molto attenta da questo punto di vista e se fosse accaduto che una sola macchia potesse sfiorare il lembo della ito il panico l'assaliva seppur i miei genitori erano felice che ero a contatto con la natura. Camminai rammentando quei momenti felici, giunta a metà strada poco la sedia venni raggiunta da una donna che mi chiamò trafilata vedendomi conciata in quel modo non era furiosa anzi era calma, radiosa e sorridente.

Il bacio della marchesa (IN REVISIONE)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora