Una certa nostalgia provavo quando ripensavo a Firenze in quei tre giorni successivi a quel accadimento con Giuliano, le emozioni,i colori, le sensazioni private ogni qualvolta passeggiava per la cittadina come se si riaccendessero tutte insieme ravvisabile in particolar modo quando ci tornai col biondino; Firenze aveva adempito a quel compito, ricordandomi che casa era sempre casa ma lei era più di quel che potevo immaginare e la persona che mi aveva accompagnata aveva insegnato tanto. Non mollare nei momenti di difficoltà, fare si che quel ricordo potevo portarlo nel mio cuore con felicità ed un pizzico di malinconia non solo per esserne e andata anche perché una volta aver gettato lo sguardo verso il palazzo ripensavo a Bianca. In fin dei conti Firenze mi mancava sua per i suoi componenti sia per quel biondino dagli occhi color del mare. Alla fin fine approposito di Giuliano, dopo che il buio stava cominciando a divenire sempre più dominante convenimmo che era giunto il momento di scendere e tornare a casa; inizialmente ci fu una piccola discussione sul fatto se andare sola o meno, ma la vittoria schiacciante venne guadagnata dal biondino che si che si premurò di riaccompagnarmi. Apprezzai tantissimo quel gesto, difatti la stanchezza era tale che dopo un breve scambio d'affetto crollammo dal sonno e svegliati solamente dal cocchiere che fermando i cavalli segnava l'arrivo. Scesi una promessa su quando sarei tornata effettivamente a Firenze con ,a nostra tipica frase: quando l'alba segna l'inizio di un nuovo giorno; tutt'ora mi chiedevo a distanza di quei tre giorni, se davvero sarei riuscita a mantenere la parola data riflettendoci il periodo in cui ero vinta dal continuo pensare era terminato e questo significava di essere pronta per tornare ufficialmente nella cittadina e affrontare l'avvenire come si conveniva l'avvenire. C'era sempre quel timore di inadeguatezza, di non essere all'altezza ma più tempo trascorrevo nella mia dimora più capivo che dovevo prendere le redini della situazione; lo notai in particolar modo quando una volta che termini la colazione, ero in procinto di attuare il mio piano geniale e nessuno poteva fermarmi neppure un pensiero intrusivo.
In quella mattina soleggiata dove i raggi del sole illuminavano interamente la mia stanza, cominciai i preparativi per la partenza respirai l'aria primaverile proveniente dalla finestra al fine di conservare nel cuore e nella memoria quel odore; volevo ricordarmene a Firenze e su questo non c'erano dubbi. Rassettai la stanza da cima a fondo senza tralasciare alcun particolare, fortunatamente avevo un abito abbastanza comodo che mi permetteva di compiere quel lavoro impegnativo e l'idea di partire era così grande e fuorviante che causava in me felicità. Non vedo l'ora di tornare, mi mancavano tutti ed ero anche stufa di starmene qui da sola ed era giunto il fatidico momento di affrontare; inoltre appurai che Villa Medici l'avrei utilizzata come strumento non per riflettere ed isolarmi bensì per trovare un po' di tranquillità da Firenze. Uno strumento come rifugio, ispirai a pieni polmoni sorridendo di aver preso quel importante decisione. Dall'altra parte temevo e la paura urlava a gran voce di rimanere lì per un tempo che non potevo quantificare, i battiti aumentarono così come il respiro e i tremori delle mani che a poco a poco si impegnavano di sudore quel liquido che annunciava solo una cosa il panico a poco a paco stava prendendo piede. La mente viaggiava alla velocità della luce, con una moltitudine di pensieri impossibili da fermare e scenari che si accavallavano l'uno sopra l'altro emettevano dei gridi dotati di potenza tale da mandarmi in una perenne confusione; chi a destra, chi a sinistra, chi per ogni lato difatti per cercare un minimo di calmarlo mi fermai seduta sul letto. La soluzione era lasciarsi sopraffare e far in modo che il panico andasse avanti, oppure stroncarli sul nascere ed era proprio ciò che riuscì a fare. Compì diversi respiri profondi volti ad eliminare la pesantezza che attanagliava il respiro e l'animo, pensai positivi concentrandomi non solo su Giuliano anche su me stessa e su chi c'era a Firenze ritrovandomi stanca ma allo stesso tempo piena di energia; se fossi rimasta lì avrei perso tempo prezioso che avrei potuto utilizzare in altro, infatti proprio per rispondere a questa esigenza presi a raccogliere tutte le mie cose e terminare quei preparativi per tornare in città sebbene una parte di me ora sempre stagnante sosteneva di rimanere lì. Magari svolgere le mie funzioni ed essere autonoma, interuppi quel pensiero all'istante io dovevo tornare a Firenze non c'era altro che teneva. Finalmente riuscì a finire, la stanza era arieggiata e profumava di primavera ma cosa più importante ordinata; un bussare e il mio successivo 'avanti' comportarono la ripresa della mia vitalità e forza di vivere raddrizzai la schiena sorridendo emanando tutta la mia luce e il mio sole interiore.
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Il bacio della marchesa (IN REVISIONE)
Ficção HistóricaSaga 'nel nome dei medici' libro primo La marchesa Carolina De Medici giunge con la sua famiglia a Firenze, sono ospiti del signorotto e mecenate della città nonché suo cugino Lorenzo de medici. A seguito di un salvataggio a soli 5 anni ne è innamor...
