Ci si poteva soffermare su un fenomeno naturale e rimanere completamente assorbiti, senza muoversi, impedito da un semplice tramonto temporale o cielo limpido? O quantomeno rimanerne attratti come l'opera d'arte più bella che solo la natura aveva avuto modo di costruire con le sue mani? Era il mio caso, se volevo rispondere a queste due domande poste eppure una persona poteva chiedersi cosa c'era di così tanto bello eppure io la bellezza la vedevo ovunque anche in uno scarafaggio che per quanto non sapevo nemmeno io cosa provavo mi soffermavo ad osservarlo. La natura era da mozzare il fiato alle volte, seppur altre paralizzava dalla paura e faceva sì che bisogna adottate delle strategie atte allo sopravvivenza garantendo la continuità delle diverse forme vivente. Noi tutti ne eravamo, noi tutti chi di più, meno o nel giusto diceva assumersi tale compito che vita sarebbe stata se tutto questo non ci fosse stato. Osservavo, ammiravo, annotavo pronunciando lodi consapevole che quest'ultima come la primavera non smetteva mai di stupirmi ed io ne ero innamorata di essa e della molteplicità che complica ogni volta cuore e anima. Stupefatta dall'incredibile varietà della vita e di come vivessero in simbiosi con l'ambiente cosa che noi essere umani imparavamo in ogni circostanza, rispondendo delle nostre scelte prese per consapevolezza o per impulsività senza pensarci due volte dipendeva. Nel mio caso la prima era quella che mi si addice a siccome avevo ponderato a lungo e c'è l'avevo fatta, per ora stava andando tutto bene o così pareva tutto tranquillo o così pareva ed io a parte la mancanza di casa potevo dire di star da dio; tutto liscio come l'olio come se quel vento spirasse a mio favore, non facendomi dubitare o ritrattare la mia presenza a palazzo Medici di questo ne ero felicissima infatti sorridevo esprimendo il mio sole interiore ed illuminando lì dove era presente oscurità.
Trascorse una settimana da quando ero arrivata, una settimana monotona in cui le giornate erano tutte uguali e la routine seguiva un proprio ordine per farla breve sveglia alle sei e poi si iniziava; non importa a se non ne avevo voglia oppure ero distrutta dal giorno precedente bisognava adempiere al dovere scelto, suppergiunta dall'altro lato della medaglia avevo fatto amicizia. La ragazza più grande di me che mi aveva condotto da Lucrezia Tornabuoni, la padrona di casa per gli amici Madonna De Medici, si rivelò una bravissima ragazza seppur all'inizio era timida e riservata insomma riuscimmo a trovare tanti punti in comune. Eliana Corsi non aveva origini nobili, di questo non mi importava perché ciò che contava era il rispetto la sua famiglia era benestante ed unita, numerosa intratteneva rapporti con famiglie di alto e medio rango; proprio come me voleva trovarsi un lavoro, da quando eravamo entrate e da quella frase parlami un po' di te iniziammo a chiacchierare del più e del meno così da diventare amiche per la pelle. Lavorava qui da tre anni e si trovava bene, mi parlò persino dei ragazzi Lorenzo e compagnia bella della loro bravura e del loro essere simpatici ma purtroppo non li avevo ancora incontrati da quando ero giunta. Girovagavo in tutto il palazzo ovviamente dove bisognava lavorare, ma vi giuro mai visti; neppure uno sguardo, magari mi avevano vista ed io non ci avevo fatto caso oppure avevano preferito non disturbare il mio lavoro chi poteva dirlo. Neanche da lontano, se volevamo essere precisi al punto giusto. Il fatto positivo era la presenza di turni alle volte avevo la mattina, altre il pomeriggio quando ero libera una bella passeggiata non me la toglieva nessuno o da sola o in compagnia della mia amica oppure con qualche mio fratello infatti le lettere non mancavano. Solamente un mistero arrovellava la mia mente, il perché di due stemmi non ero riuscita ancora ad arrivare a capo, ma l'avrei fatto non avrei esitato a domandare il motivo.
Il cestino in vimini disponeva di una rilegatura ordinata ed i suoi intrecci garantivano il corretto utilizzo dell'oggetto, impedendo che il suo contenuto potesse rovesciarsi a terra e provocare confusione; se ero lì per lavorare l'obbiettivo era proprio questo, ovvero evitare di incappare in simili ostacoli e di conseguenza coinvolgere altre persone se non me stessa. Lo tenevo tra le mani ben stretto e con quel bianco che pareva neve candida al solo tocco, non osai farlo ma potei immaginare; il bucato ben disposto ed umido, creava delle piccole pieghe senza che potesse sgualcirsi aspettava solo di essere steso eppure quel giorno c'era qualcosa che mi turbava nel profondo gia dal momento del risveglio una sorta di sensazione. Una sensazione che arpionava le viscere dello stomaco e giocava a suo piacimento, come se dovesse accedere un evento ed io non sapevo nulla vagando nell'ignoranza più assoluta; nonostante ciò continuavo le faccende andando avanti e dietro, respirai a fondo incamerando aria invano mi calmai quando avevo ansia era difficile che accadesse era raro che riuscire a dirottare la mente in altro. Purtroppo il mio difetto era di farsi prendere dagli eventi, non controllarli e poi completare la minestra con un bel patratack da gestire da sola perché col cavolo che ne parlavo a qualcuno; camminando per quei corridoio in cui i turbamenti trovarono farina per i loro denti, l'agitazione fece si che in un millisecondo mi trovai contro una parete completamente scura diversa da quelle che avevo visto ai piani inferiori un po' perché ero negli alloggi della servitù un po' perché ero lì che lavoravo un bambino ci sarebbe arrivato subito mentre io impiegavo anni a capirlo. Udì tensione nell'aria, forse era proprio quella legata alla sensazione oppure era semplicemente la giornata e come doveva svolgersi con tutti i suoi impieghi da altro canto era bene ripeterlo: lavoravo per i Medici la famiglia più facoltosa di tutta Firenze e di cui non sapevo assolutamente nulla. Neppure un briciolo di conoscenze, se non dal punto di vista lavorativo, avevo acquisito da quando ero giunta solamente pareti uguali che garantivano la corretta pace così come pavimento, stanze e sala comune dove si serviva il lieto pasto tutto monotono ma alle volte quel atmosfera che rompeva lo sfarzo era fondamentale per ripulirmi la mente. Proprio quando venni nuovamente urtata contro l'ennesima parete anzi no rischiavo di cadere rovinosamente a terra, il dubbio sui due stemmi ritornò ad arrovellarmi; pensai di averlo scacciato ed invece eccolo che si ripresentava con quanta più forza avesse in corpo, nel frattempo di iniziare a pensarci e formulare ipotesi Eliana si palesò come per magia ed io decisi che nonostante tutte le occasioni avute non avrei esitato. Magari quel tassello avrebbe aiutato a conoscere meglio quella famiglia tanto misteriosa tanto affascinante e avrei ottenuto tutte le informazioni che mi servivano, non persi tempo in pensieri inutili quali la timidezza e la vergogna; la raggiunsi nell'esatto istante in cui svoltava l'angolo verso il nulla delle scale in quel ignoto, a passo veloce mi ritrovai dinnanzi a me con quel cesto di vimini che se non avessi scoperto la verità sarebbe diventata ancora più pesante come un macigno gravitante sul cuore.
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Il bacio della marchesa (IN REVISIONE)
Historical FictionSaga 'nel nome dei medici' libro primo La marchesa Carolina De Medici giunge con la sua famiglia a Firenze, sono ospiti del signorotto e mecenate della città nonché suo cugino Lorenzo de medici. A seguito di un salvataggio a soli 5 anni ne è innamor...
