1-west coast

803 16 0
                                        

"Down on the west coast, I get this feeling like
It all could happen, that's why I'm leaving"
( lana del rey- west coast)

Erano passati due anni dall'ultima volta che vidi zia Meave. Venne a farci visita per le vacanze di primavera, ero sempre stata molto legata a lei ma quelle circostanze non mi permisero di sentirmi felice come avrei dovuto.
<<Tesoro manca solo questa valigia. Io e la zia siamo di sotto ad aspettarti va bene?>> annuii a mia madre.
La malattia di papà era stata scoperta in uno stadio troppo avanzato per guarire. Lui preferì sottoporsi solo alle cure obbligatorie e viversi gli ultimi tempi con noi per vivere esperienze. Viaggiammo parecchio in modo da creare ricordi felici da conservare poi dopo la sua scomparsa.
Trasferirmi mi dispiaceva solo in parte, ormai quel posto aveva esaurito le possibilità da darmi e poi non ero mai riuscita a creare rapporti profondi con i ragazzi della mia scuola, li consideravo prettamente conoscenti. Alcuni di loro mi avevano anche mandato dei messaggi per augurarmi buon viaggio, risposi a tutti prima di scendere al piano di sotto.
Mia madre si chiamava Sarah Black e la zia Meave era sua sorella maggiore. Quest'ultima era sempre rimasta a vivere nella riserva dove entrambe erano nate e cresciute, non si era mai voluta spostare perché ormai aveva un lavoro e poi era parte del consiglio della riserva insieme al loro cugino Billy.
Il trasloco fu un idea di mio padre, lo propose a me e alla mamma gli ultimi tempi e noi accettammo con un po di fatica, sapevamo che avremmo avuto bisogno di ricominciare. La zia era venuta per i funerali e ci aveva aiutato a impacchettare tutto.

<<Sono pronta, credo di aver preso tutto. Il cavalletto l'abbiamo spedito con le altre cose giusto?>> chiesi a mia madre che annuì.
Arrivate all'aeroporto sistemammo i bagagli sul nastro per essere portati in stiva per poi aspettare l'apertura del gate.
Una volta salite sull'aereo fu facile trovare qualcosa da fare: film, dormire, mangiare snack. Una volta arrivate aspettammo circa un'oretta prima di riuscire ad uscire. Una volta superata la soglia d'uscita zia si precipitò verso un pick up blu con accanto un ragazzo dai lunghi capelli neri. Sapevo che era il figlio di Billy, quindi una specie di mio cugino e sapevo che ci sarebbe venuto a prendere qui all'aeroporto di Seattle.
<<Jacob! Grazie al cielo che ci sei tu! Aiutami con queste valige su!>> il ragazzo ascoltò subito gli ordini di zia Meave prendendo i bagagli per riporli sul retro.
<<Lei è mia sorella Sarah e lei è mia nipote Kaya. Lui è Jacob il figlio di Billy>>
<<Eccome se mi ricordo il figlio di Billy, la faccia da malandrino è rimasta>> disse stringendolo in un abbraccio.
<<Beh è un piacere rivedervi anche se mi ricordo vagamente>> disse lui in imbarazzo grattandosi la nuca sotto quei lunghi capelli scuri. Mamma mi aveva raccontato che molti dei ragazzi alla riserva li portavano così, questo perché era rimasto come segno distintivo delle tribù da cui discendevamo.
<<Piacere mio, l'unica cosa che mi ricordo sono le torte di fango che ti piaceva tanto fare>> dissi sbucando dietro la schiena di mia madre.
Lui rise e mi prese le borse dalle mani prima di caricarla e farci salire.
Ero seduta sui sedili posteriori insieme a mia zia che mi teneva la mano, sapeva come fosse diventata una cosa quasi indispensabile per me dalla morte di papà. Sapevo che molte persone preferivano guarire in solitudine queste perdite ma io non ci riuscivo proprio, avrei preferito mille volte rimanere in una stanza piena di persone.

<<Che mi dici? Quil e Embry come stanno?>> chiese mia zia,
<<Stanno bene, si lamentano del rientro a scuola dopo le vacanze di natale ma sai come sono fatti>>
<<Come "siete fatti" vorrai dire! Non farmi credere che a te faccia piacere ritornare sui banchi di scuola dopo che avete oziato tutto questo tempo>>
<<Non proprio però almeno questa volta ho finito in tempo i compiti>> risi alle sue parole.
<<Perfetto così aiuterai Kaya a integrarsi. Magari le farai fare un giro no?>> lui annuì lanciandomi uno sguardo attraverso lo specchietto retrovisore da cui abilmente sfuggii.
Non mi andava a genio l'idea che zia lo forzasse a farmi da badante soprattutto perché odiavo il pensiero di risultare un fardello che gli altri dovevano gestire.

Turning Page//Paul LahoteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora