Il mattino arrivò con un cielo grigio e cupo. La villa era immersa in un silenzio inquietante. Ryan trascorse le prime ore del giorno preparando nuove difese. Le trappole all’esterno erano state rinforzate, e aveva creato percorsi obbligati che costringevano chiunque volesse entrare a rivelarsi.
Le sorelle lo guardavano lavorare, ognuna in silenzio. Katie, la più giovane, fu la prima a rompere il ghiaccio. “Sei sempre stato così?” chiese, la voce curiosa ma velata di paura.
Ryan la guardò per un momento, poi tornò al suo lavoro. “Così come?”
“Freddo. Pronto a combattere. A uccidere.”
“Non lo sono sempre stato,” rispose, con una calma che tradiva un dolore profondo. “Lo diventi quando non hai scelta.”
Katie sembrò soddisfatta della risposta, anche se non aggiunse altro. Il resto della giornata trascorse in una calma surreale, ma Ryan sapeva che era solo il preludio a una nuova tempesta. Al tramonto, mentre osservava le ombre allungarsi nel bosco, ebbe la conferma che stava aspettando.
Loro erano tornati.
Le prime avvisaglie furono sottili: movimenti appena percepibili tra gli alberi, suoni che solo un orecchio addestrato poteva captare. Ryan prese posizione sulla terrazza, con il fucile di precisione pronto. Fece un cenno ad Ari, che guidò le sue sorelle nel bunker che avevano allestito nel seminterrato.
La tensione aumentò quando le prime figure apparvero tra le ombre. Si muovevano in gruppi, con una precisione che confermava i loro addestramenti militari. Ryan si preparò a combattere.
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