La notte è fredda, più di quanto ricordassi. Il vento taglia come lame sulla mia pelle, e ogni passo sembra risuonare troppo forte nelle strade deserte. Stringo il cappotto contro di me, come se potesse proteggermi non solo dal freddo, ma anche dal peso di tutto ciò che è appena successo. Le parole di Gabriel rimbombano nella mia mente, aspre e cariche di rabbia.
"Non troverai mai nessuno come me."
Sorrido amaramente tra me e me. È proprio questo il punto, Gabriel. Non voglio nessuno come te.
Arrivo a casa e chiudo la porta alle mie spalle, il suono del chiavistello che scatta è l'unica cosa che mi dà un senso di sicurezza. Appoggio la schiena contro il legno, cercando di respirare. Ma l'aria è pesante, come un macigno sul petto. Mi passo una mano tremante tra i capelli, cercando di calmarmi, di mettere ordine nei miei pensieri.
Ho fatto la cosa giusta, vero? Mi ripeto queste parole come un mantra, ma la voce di Gabriel mi perseguita, insinuandosi tra le crepe della mia nuova consapevolezza. Mi ha sempre fatto dubitare di me stessa, e stasera non è diverso. È come se la sua ombra fosse ancora qui, pronta a soffocarmi, a trascinarmi di nuovo nel suo mondo.
Cammino fino al divano, le gambe molli, e mi lascio cadere, fissando il soffitto. Non voglio piangere, ma le lacrime arrivano lo stesso, brucianti, liberatorie. Mi lascio andare, perché so che devo farlo, perché per andare avanti devo prima svuotarmi di tutto questo dolore.
E poi penso a Noah.
È un pensiero improvviso, come una scossa elettrica. La sua immagine invade la mia mente, così nitida da sembrare reale. I suoi occhi scuri, sempre così pieni di emozioni che cerca disperatamente di nascondere. Il modo in cui mi guarda, come se stesse cercando di decifrarmi, di capire qualcosa che io stessa non so spiegare.
Non dovrei pensare a lei. Non ora. Ma non riesco a fermarmi. Mi alzo di scatto, agitata, e inizio a camminare avanti e indietro per la stanza. Perché continuo a tornare a lei? Perché è sempre Noah, in ogni pensiero, in ogni respiro?
Mi fermo davanti alla finestra, guardando le luci della città che si riflettono sul vetro. La mia mente torna a quel momento in biblioteca, al modo in cui i suoi occhi si sono accesi di rabbia e confusione quando le ho detto che stavamo parlando di "noi".
Noi.
Sento il cuore accelerare al ricordo. Era la verità, anche se non volevo ammetterlo nemmeno a me stessa. Esiste un "noi", un qualcosa che non riesco a definire, ma che non posso più ignorare. Non posso più fingere che non ci sia nulla tra di noi, non dopo tutto quello che è successo.
Prendo il telefono, le mani tremano mentre scorro la rubrica fino a trovare il suo nome. Noah. Solo leggere quelle quattro lettere mi fa venire un nodo alla gola. Il pollice si ferma sul pulsante di chiamata, ma resto lì, immobile, indecisa.
Cosa posso dirle? Come posso spiegare tutto questo caos che mi porto dentro? Mi siedo di nuovo, il telefono stretto tra le mani. Il silenzio è assordante, e l'unica cosa che riesco a sentire è il battito del mio cuore. Non posso restare ferma. Non più.
All'improvviso, prima di potermi fermare, premo il pulsante. Il telefono squilla una volta, poi un'altra. Ogni secondo sembra eterno. Quando finalmente risponde, la sua voce mi colpisce come un'ondata di sollievo e paura allo stesso tempo.
«Chloe?»
C'è esitazione nella sua voce, e so che non se l'aspettava. Nemmeno io, a dirla tutta.
«Noah...» La mia voce è un sussurro, fragile, ma sento la sua attenzione dall'altra parte. «Dobbiamo parlare.»
Noah: «Chloe? Che succede? È tardi...»
Chloe: «Lo so. Mi dispiace. Non dovrei disturbarti, ma... dovevo sentirti.»
Noah: «Sentirmi? Per cosa? Hai detto quello che dovevi dire in biblioteca, no?»
Chloe: «Non è così semplice, Noah. Non lo è mai stato.»
Noah: «Già, non lo è mai stato con te. Sai, Chloe, ho passato mesi cercando di capire cosa volevo, cosa provavi tu. Ma tu sei un mistero che non si svela mai. E io... sono stanca.»
Chloe: «Non sei l'unica stanca. Ma non potevo parlarti prima. Non così. Non quando Gabriel... quando tutto era un casino.»
Noah: «Oh, quindi è di lui che si tratta? Gabriel. Ancora. Sempre lui.»
Chloe: «Noah, ascoltami.»
Noah: «No, Chloe, sono stanca di ascoltarti quando non dici mai quello che senti davvero. Sei venuta qui oggi, mi hai messo davanti a domande che nemmeno tu vuoi affrontare. Hai lasciato che... che ci fosse qualcosa tra noi senza mai darle un nome. Non puoi farlo e aspettarti che io sia sempre qui a... a raccogliere i pezzi.»
Chloe:«L'ho lasciato.»
Noah: «Cosa?»
Chloe: «Gabriel. L'ho lasciato. Stasera.»
Noah:«Chloe... questo cambia qualcosa? Per te? Per noi?»
Chloe: «Non lo so. Ma... so che non voglio più mentire, né a me stessa né a te. Non voglio più nascondermi.»
Noah: «Perché ora? Perché non prima? Sai quanto mi hai ferita, vero?»
Chloe: «Lo so. E mi dispiace. Più di quanto tu possa immaginare. Ma avevo paura. Paura di ciò che provo per te, paura di Gabriel, paura di tutto. E adesso... voglio provarci, Noah. Voglio capire cosa siamo, se me lo permetterai.»
Noah:«E se ti dicessi che ho paura anch'io? Di te, di questo... di noi.»
Chloe: «Allora siamo in due. Ma non voglio scappare più. E non voglio che tu scappi. Dammi una possibilità, Noah. Solo una.»
Noah:«Non posso prometterti niente, Chloe. Non posso farlo. Ma... possiamo parlare. Capire.»
Chloe: «È tutto quello che chiedo.»
Noah:«Va bene. Allora... parliamo. Domani. Di persona.»
Chloe: «Domani.»
Quando la chiamata si chiude, entrambe restano a fissare il vuoto, con il cuore pesante ma stranamente più leggero. Una possibilità. Forse è tutto ciò di cui hanno bisogno.
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Starry Night
RomanceNoah, una sedicenne dal carattere introverso, sta affrontando il suo secondo anno di superiori. Vive in un paesino vicino a Roma, dove ogni giorno sembra una copia del precedente, immerso nella monotonia e nel conformismo. Chloe è tutto ciò che Noah...
