Sono le 7:30 e il mio cuore è già in fibrillazione. Il bus parte tra mezz'ora e Noah non risponde al telefono. Continuo a chiamarla, ma ogni squillo che termina senza risposta mi fa crescere un nodo allo stomaco. "Ma dove sei, Noah?", mormoro tra me e me, camminando avanti e indietro per la stanza.
Fisso il suo nome sullo schermo del telefono e la tentazione di lasciare un messaggio furioso è forte, ma non voglio iniziare la giornata con una lite. Respiro profondamente, ma l'ansia vince. Mi torna in mente quel numero che Noah mi aveva dato "solo per le emergenze". Questa è un'emergenza, no? Non c'è altra scelta. Con un misto di timore e determinazione, chiamo suo padre.
Dopo un paio di squilli, risponde una voce profonda e assonnata. "Pronto?"
"Buongiorno, sono Chloe... un'amica di Noah. Mi scusi per l'ora, ma... oggi abbiamo una gita a Roma e il bus parte tra mezz'ora. Noah è a casa? È a conoscenza della gita?"
Il padre di Noah rimane in silenzio per un attimo, poi borbotta: "Ah, sì, sì, certo. È ancora a letto, immagino. La sveglio subito. Grazie per aver chiamato."
"Grazie a lei. Mi scusi ancora per il disturbo."
Riattacco con un sospiro, ma dentro di me si agita una nuova emozione. Stanchezza. Non del suo ritardo, ma di questa situazione. Nascondermi, fingere, essere solo "l'amica di Noah". Perché dobbiamo continuare a vivere così? Voglio gridarlo al mondo, alle nostre famiglie. Voglio essere sua e che lei sia mia, apertamente, senza segreti o paure. Mi prometto che oggi ne parlerò con lei.
Quando Noah arriva alla stazione, ha l'aria di chi ha appena abbandonato il letto. I capelli arruffati, le occhiaie profonde. Eppure, il suo sorriso sonnolento riesce sempre a sciogliere ogni mia tensione. "Scusa..." mormora, abbracciandomi. "Non ho sentito la sveglia."
"Per fortuna che ho il numero di tuo padre," le dico, incrociando le braccia.
Noah sbianca per un attimo, ma si riprende subito, ridendo nervosamente. "Hai chiamato mio padre? Sei incredibile."
Mi lascia senza fiato con un bacio sulla guancia, e tutto il mio risentimento si scioglie. Salendo sul bus, ci sediamo vicine. Lei appoggia la testa sulla mia spalla, e io le infilo un auricolare. La musica ci avvolge, e le coccole ci fanno dimenticare il mondo fuori.
"Devo dirti una cosa," sussurro, cercando il suo sguardo.
Lei si raddrizza, curiosa. "Dimmi."
"Non voglio più nascondermi,Noah. Voglio che le nostre famiglie sappiano di noi. Voglio che tutti lo sappiano."
La sua espressione cambia. Lo vedo subito. Le sue labbra si serrano, gli occhi si abbassano. "Chloe..." sospira. "Non è così semplice."
Le prendo una mano, ma lei la ritrae lentamente. "La mia famiglia non accetterebbe mai questa cosa. Sono omofobi, lo sai. Non so nemmeno come iniziare a parlarne con loro. Ho bisogno di tempo."
La sua voce è piena di dolore, e il mio cuore si spezza. Non insisto. La capisco. Le stringo la mano e la tiro a me, appoggiando la mia fronte sulla sua. "Va bene, Noah. Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno. Io sarò qui."
Arrivate a Roma, ci separiamo per le attività della mattina.Dopo pranzo ci ritroviamo fuori dal ristorante, le rispettive classi si allontanano verso percorsi turistici differenti. Ma io e Noah ci guardiamo negli occhi ed è chiaro che non abbiamo alcuna intenzione di separarci per il resto della giornata. "Andiamo?" le chiedo, sfiorandole la mano con un gesto timido. Lei mi sorride, il suo solito sorriso mezzo malizioso e mezzo dolce.
Camminiamo per le vie di Roma, la città che sembra pulsare di vita in ogni angolo. Le strade acciottolate, il brusio delle voci dei turisti e il sole caldo che ci accarezza la pelle ci fanno sentire quasi in un film. Ogni passo accanto a lei sembra più leggero.
Arriviamo alla Fontana di Trevi, ed è come se la realtà si sospendesse per un momento. L'acqua luccica sotto il sole, e la piazza è piena di gente che ride, chiacchiera, scatta foto. Mi giro verso Noah e le vedo gli occhi brillare. È bellissima, penso. Sempre, ma oggi ancora di più.
"Che dici, facciamo il classico lancio della moneta?" mi chiede.
Annuisco, ridendo. Cerchiamo nelle tasche qualche spicciolo e, trovata una moneta, la stringiamo insieme per un istante. "Hai un desiderio?" le chiedo.
"Ne ho uno grande," risponde.
Chiudo gli occhi e lancio la mia moneta. Non ho dubbi su cosa desiderare. Voglio che tutto diventi più semplice. Voglio stare con Noah, senza nascondere nulla. Voglio che lei possa essere felice, che possa sentirsi libera. Quando riapro gli occhi, lei mi guarda con un'aria sognante. Non le chiedo il suo desiderio, ma nel silenzio tra noi sento che è lo stesso.
Riprendiamo a camminare e arriviamo al Quirinale. Noah si ferma a fissare il palazzo con un'espressione che non avevo mai visto prima. È un misto di ammirazione e ambizione. "Un giorno potrei lavorarci davvero, sai?" dice, sorridendo.
"Lo so," le rispondo, tirando fuori il telefono per scattarle una foto. "Ed ecco la futura presidente del consiglio."
Lei scoppia a ridere e posa in modo teatrale, con una mano sul fianco e un'espressione solenne. "Vota Noah 2035," scherza, ma nei suoi occhi vedo un sogno vero.
Dopo aver passato un po' di tempo a scherzare e a scattare foto, decidiamo di dirigerci verso via Condotti. Camminiamo lentamente, le mani si sfiorano, e alla fine decido di intrecciare le dita con le sue. Non mi importa di chi ci guarda. Sono stanca di nascondermi, almeno oggi voglio essere libera.
Arrivate in una piccola piazzetta, mi fermo improvvisamente. Noah mi guarda, confusa. "Che c'è?"
Non rispondo. Mi avvicino a lei, le accarezzo il viso e, senza pensarci troppo, la bacio. È un bacio dolce, lento, ma intenso. Il tipo di bacio che vorrei non finisse mai. Per un momento il mondo si ferma.
Ma poi, quel momento si spezza. Alle nostre spalle sentiamo delle risate sguaiate e una voce che dice: "Che schifo..."
Mi giro di scatto e vedo due ragazzi che ci guardano con espressioni sprezzanti. Uno di loro scuote la testa, l'altro sogghigna. "Non vi vergognate?" dice il primo.
Mi si blocca il respiro. Sento il cuore accelerare, ma prima che possa reagire, Noah fa un passo avanti. "Che hai detto?" chiede con una voce dura che non le avevo mai sentito usare.
"Ho detto che fate schifo," ripete uno dei ragazzi, alzando le spalle con un'aria di sfida.
In un attimo tutto esplode. Noah lo afferra per il colletto della maglietta, e il ragazzo la spinge indietro. Lei non ci pensa due volte e gli dà un pugno. L'altro interviene, cercando di separarli, ma finisce per spingerla ancora. La scena si trasforma in una confusione di urla e spinte. Io sono paralizzata, non so cosa fare. Alla fine, un paio di passanti intervengono, separando Noah dai due ragazzi, che si allontanano ancora insultandoci sottovoce.
Noah si gira verso di me, il respiro affannoso, le guance rosse per l'adrenalina. "Stai bene?" mi chiede, prendendomi per le spalle.
Non riesco a rispondere. Le parole mi si bloccano in gola, e tutto quello che riesco a fare è iniziare a piangere. Lacrime calde mi scivolano sulle guance, e Noah mi stringe forte. "Ehi, ehi... Non piangere, ti prego," sussurra, accarezzandomi i capelli.
"Non ce la faccio più," dico tra i singhiozzi. "Non sopporto questa cattiveria, questo odio. Non è giusto, Noah. Non è giusto."
Lei mi stringe ancora di più, le sue labbra si posano sulla mia fronte, sulle mie guance, sulle mie labbra. "Lo so," dice con una voce piena di rabbia e tenerezza. "Ma non lascerò che ti succeda niente. Nessuno ti farà mai del male, te lo prometto. Io ci sono, sempre."
Rimaniamo così per qualche minuto, abbracciate nel mezzo di quella piazza che sembrava così bella solo pochi minuti prima. Poi Noah si tira indietro e mi asciuga le lacrime con il pollice. "Sai una cosa?" dice, con un mezzo sorriso. "Il mio desiderio alla Fontana di Trevi era questo. Stare sempre con te. E non importa cosa dice il resto del mondo, Chloe. Ci riusciremo."
La sua voce è così sicura, così determinata, che per un attimo le credo davvero. Mi aggrappo a quelle parole come se fossero un'ancora. "Anche io ho desiderato la stessa cosa," sussurro, accarezzandole il viso.
Riprendiamo a camminare, mano nella mano, e non importa più quanta gente ci guarda. Per un momento siamo solo noi due, e nient'altro conta.
Sul bus di ritorno ci sediamo vicine, esauste ma ancora con quella strana energia che ci lega. Appoggio la testa sulla sua spalla e chiudo gli occhi, il suono del motore che si mescola al battito del suo cuore. Non so cosa ci riservi il futuro, ma una cosa è certa: qualunque cosa accada, voglio che sia al suo fianco.
STAI LEGGENDO
Starry Night
Storie d'amoreNoah, una sedicenne dal carattere introverso, sta affrontando il suo secondo anno di superiori. Vive in un paesino vicino a Roma, dove ogni giorno sembra una copia del precedente, immerso nella monotonia e nel conformismo. Chloe è tutto ciò che Noah...
