13.Unraveled

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Il cielo grigio sembra riflettere il groviglio dentro di me. Non ho dormito, non davvero. Ogni volta che chiudevo gli occhi, le sue parole mi risuonavano nella testa. "Non essere così sicura, Noah." Come se il mondo che ho costruito con Matteo, la stabilità che mi sono sforzata di mantenere, fosse solo una bugia fragile che Chloe poteva distruggere con un sussurro.

Sono arrivata al bar in anticipo. Avevo bisogno di tempo per prepararmi, per convincermi che stavolta avrei mantenuto il controllo. Ma quando Chloe entra, tutto il mio piano si sgretola.

Il modo in cui si muove, con quella sua sicurezza apparente, è disarmante. Indossa jeans e un maglione nero semplice, ma è sufficiente per farmi sentire fuori posto, come se fossi io quella in difetto. E quando i nostri occhi si incontrano, sento un brivido corrermi lungo la schiena.

Non dovrei provare nulla per lei. Non più. Non dopo tutto quello che è successo.

«Ciao,» dice, e la sua voce è più calma di quanto mi aspettassi.

«Ciao.» La mia risposta suona piatta, ma è tutto quello che riesco a gestire in questo momento.

Mi siedo più dritta, il libro che stavo fingendo di leggere ancora sul tavolo. Lo chiudo con un gesto deciso, come a indicare che non c'è spazio per distrazioni. «Allora, cosa volevi dirmi?»

Chloe si siede di fronte a me, ed è la prima volta che la vedo così... esitante. Lei, che è sempre stata una tempesta, ora sembra un mare calmo, ma non per questo meno pericoloso.

«Volevo scusarmi,» dice, e il suono di quelle parole mi lascia senza fiato. Non me l'aspettavo. Non da lei.

Stringo le braccia al petto, una barriera tra noi. «E poi?»

Lei si morde il labbro, un gesto che conosco fin troppo bene, e il mio cuore si stringe. Maledizione. Anche ora, dopo tutto, una parte di me vuole solo proteggerla.

«E poi volevo spiegarti. Gabriel era un errore...»

Eccolo, il nome che non volevo sentire. Lo sapevo, ovviamente, ma sentirlo uscire dalle sue labbra riapre una ferita che avevo faticato a chiudere.

«E io cosa ero, Chloe?» la interrompo, la mia voce più tagliente di quanto volessi. «Una distrazione? Qualcosa da mettere da parte mentre cercavi di capire cosa fare con lui?»

Lei scuote la testa, gli occhi che si riempiono di qualcosa che non riesco a decifrare. «No, Noah. Tu non sei mai stata una distrazione. Sei sempre stata tutto.»

Tutto. La parola colpisce qualcosa di profondo dentro di me, un luogo che avevo giurato di chiudere per sempre.

«Ma ti spaventavo,» ribatto, perché non posso lasciarla uscire così facilmente. «E quindi hai scelto lui. Sempre lui.»

«Sì,» ammette, e la sua voce si spezza. «Perché con te era diverso. Con te era reale, e io non sapevo come gestirlo. Gabriel era... un rifugio sicuro, o almeno così mi sembrava. Ma mi sbagliavo, Noah. Mi sbagliavo su tutto.»

Il dolore nei suoi occhi è così sincero che mi disarma. Vorrei restare arrabbiata, tenermi stretta alla mia indignazione, ma c'è una parte di me che vuole crederle.

«E ora?» chiedo, cercando di mantenere la mia voce ferma. «Cosa vuoi da me, Chloe? Perché io... non so se posso farlo di nuovo. Non so se posso rischiare di perderti ancora.»

Lei si sporge in avanti, le mani tremano leggermente, e il suo sguardo si aggancia al mio. «Non voglio che tu mi perdoni subito. Non voglio nemmeno che tu mi dica che possiamo sistemare tutto. Voglio solo... un'opportunità. Un'opportunità per dimostrarti che posso essere quella giusta per te. Che posso amarti come meriti.»

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