Sono rovinato

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Pov Alexey

La vedo alzarsi dal suo posto dopo aver mangiato la colazione e, mentre mi passa accanto, la sbatto al muro. Sento il suo corpo irrigidirsi, pronto all'attacco, ma quando mi guarda negli occhi si rilassa. Vederla parlare con così tanto coraggio davanti a tanti mafiosi che sembravano essersi trasformati in cuccioli di cane alla loro prima esperienza è stato esilarante, ma quando ha sottomesso quello stronzo e lo ha ammazzato... CAZZO, è stata una delle cose più eccitanti che io abbia mai visto e mi è subito venuto duro. 


Noto che ha uno sguardo assente e, sperando di non spaventarla, metto a tacere tutti i suoi pensieri schiantando le mie labbra sulle sue; la bacio come se il mondo stesse per crollare, la bacio in modo disperato e lei mi avvolge le braccia al collo. Le stringo il culo in modo da farle aprire la bocca per accogliere la mia lingua e la prendo in braccio. Lottiamo per il predominio e, ovviamente, vinco io; sento la sua figa che preme contro il mio rigonfiamento facendomi gemere involontariamente e lei inizia a strusciarsi su di me facendolo diventare sempre più duro , se possibile, si muove come una piccola gattina in calore. Getta la testa all'indietro contro il muro in preda al piacere quando inizio a lasciare una scia di baci dalle labbra al suo collo, che bacio e succhio fino a lasciare segni violacei. Noto che lo sfregamento della barba contro la sua pelle, che non sono riuscito a rasare stamattina, le piace molto, visto come inizia a strusciarsi più velocemente contro di me. Ridacchio cupo quando rabbrividisce e lascia uscire un verso strozzato e le sussurro all'orecchio per non farmi sentire da altri: «La mia piccola troietta è desiderosa del suo rilascio, eh?» Faccio un movimento circolare con i fianchi strusciando la mia erezione, ormai dura come il marmo, contro la sua figa bagnata giusto per vederla perdere ancora di più la testa quando colpisco più duramente quel suo piccolo clitoride monello che mi divertirò tanto a punire quando si sentirà più a suo agio. «Ti ho sentita là fuori, amore mio. Meriti che io ti faccia venire?» La sento gemere disperata, troppo presa dal piacere per rispondere, ma ringhio contrariato. Voglio che risponda per bene. Le tengo fermi i fianchi mentre le faccio una domanda con voce roca. «Rispondi, amore, devo farti venire?» Sorrido quando la sento annuire vigorosamente, mentre le cominciano a tremare le gambe in modo incontrollato. Mi struscio ancora più forte per darle più piacere e vedere la sua espressione di pura estasi sul suo viso. «E alla mia troietta non importa che qualcuno la veda qui, in mezzo al corridoio con una stanza piena di mafiosi, um? A lei interessa solo venire, vero?» Troppo presa dal piacere, annuisce, e credo che se qualcuno dovesse passare per il corridoio, lei non se ne accorgerebbe nemmeno. Non le importerebbe e, a questo pensiero, sogghigno leggermente. «Bene allora, vieni, e vieni forte. Voglio vedere che non stai più in piedi con le gambe che tremano come gelatina.» Basta solo questo e lei viene come uno tsunami, tanto da bagnare i suoi pantaloni e i miei, con la testa ancora poggiata sul muro dietro di noi. La porto in camera mia mentre noto la stanchezza colpirla duramente; la spoglio e le tolgo anche il reggiseno e le mutandine bagnate che porto al naso e annuso. 

Paradiso. 

Me le infilo in tasca con l'intenzione di tenermele come ricordo. 

Le metto i miei boxer e una mia maglietta che le sta larga, e la copro; dopo averle lasciato un leggero bacio sulle labbra le dico: «Buona notte, mia piccola regina». Entro in cabina armadio, chiudendo la porta per cambiarmi i pantaloni. 

Quando esco noto che sta ormai dormendo profondamente e decido di farle una foto da tenere come ricordo.

Scendo a fare colazione, dato che non l'ho ancora fatta, e decido di non occuparmi del grande rigonfiamento nei pantaloni, essendo già molto in ritardo. Non credo che i miei genitori credano alla scusa del "mi sono svegliato tardi"; non l'ho mai fatto in vita mia, nemmeno quando ero bambino. 

Scendo nella sala da pranzo e sento gli occhi di tutti bruciarmi addosso quando mi siedo. Mia mamma mi guarda con un sopracciglio inarcato, come per dire che sa cosa sto facendo. Vedo nel suo sguardo un tacito ordine: "dopo dobbiamo parlare." 

Deglutisco leggermente spaventato. L'unica persona a cui mi sottometterei senza nemmeno provare a combatterla è mia madre; se si incazza, fa una paura fottuta. Lei ti guarda negli occhi con uno sguardo che ti fa sentire voglia di scomparire, cominci a cercare di renderti sempre più piccolo. Credo che sia un potere che acquisiscono le donne una volta diventate madri, oltre a quello di sapere sempre che cavolo sta succedendo anche quando non ci sono.

Skipp time

Mi alzo da tavola una volta conclusa la mia colazione e mi dirigo in cucina, e cazzo se è bella. Prendo una tazza e verso al suo interno un po' di caffè ancora caldo che è avanzato dalla colazione. Prendo un po' di schiuma e disegno sulla sua superficie un cuore. Sorrido mentre prendo la tazza e mi dirigo nella mia camera, aprendola con la chiave, per trovare la mia piccola gattina. Poggio la tazza sul comodino prima di sedermi sul bordo del letto e cominciare a baciarla dolcemente sulle guance, il naso e il collo della dea scesa in terra che dorme nel mio letto. Penso che dovrei darle un soprannome tutto suo, perché sarebbe troppo banale chiamarla in certi modi. Nel mentre ci penso, la vedo cominciare a svegliarsi e ad aprire gli occhi e, quando penso che si stia per svegliare del tutto, lei si gira dall'altra parte lamentandosi contrariata. Scoppio a ridere divertito, prima di cominciare a farle il solletico sui fianchi solo per vederla saltare seduta e contorcersi: "sono sveglia, sono sveglia. Lo giuro, sono sveglia! Ora basta!"

Ha i capelli tutti in disordine e gli occhi ancora addormentati, ma non è mai stata così bella per me. 

Qualcuno si sta innamorando? 

Cosa!? Ma come ti viene in mente di dirmelo, coscienza? Io no! Ma ti sembra? 

Ummm... e tu dici di no? Quando hai lasciato una donna a dormire nel tuo letto? Te lo dico io: mai. 

Oh cazzo! Sono fottuto... credo di essermi innamorato. 

A risvegliarmi dai miei pensieri è la voce della MIA DONNA: «Che ore sono?» - si gira a guardare la sveglia sul comodino e sgrana gli occhi - «Oh merda! Sono in ritardo!» Si alza correndo, ma la fermo prendendola delicatamente per il polso e tirandola verso di me. «Tranquilla, gli ospiti li ho mandati tutti a casa.» - prendo la tazza di caffè e gliela porgo - «Ecco, bevi.» Lei prende la tazza e, quando guarda la superficie, vede il mio cuore. Sorride leggermente prima di mormorare dolcemente: «Grazie.» Arrossisce leggermente mentre porta la tazza alle labbra e mi fissa di sottecchi. Una cosa è certa: ora sono rovinato, non c'è nulla al mondo che vorrei fare se non essere qui con lei.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Jun 18, 2025 ⏰

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