Capitolo 7

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La strada dello sciamano.
Quasi 20 anni fa partii dal mio paese, l'Italia, avventurandomi a piedi tra strade antiche e sentieri battuti, destinazione Barcellona.
Quella mattina mi svegliai presto. Erano le 5:05, il sole ancora dormiva e la luna era coperta dalla foschia. Volevo partire prima del levarsi del Sole per fare i primi passi per la città senza troppo calore. Era il primo agosto del 1995 e avevo appena avuto il risultato della mia maturità: 44/60
Ne ero molto fiero e questo viaggio sarebbe stato la mia vacanza. Senza amici, con loro avevamo trascorso buona parte dell'estate ed eravamo rimasti senza una lira. Per questo decisi di partire a piedi, solo con me stesso e quello zaino pieno di vestiti, libri e speranze.
Scesi in strada alle 5:30 subito dopo la colazione. La città ancora dormiva. Roma di notte è affascinante. Presi la strada per l'Aurelia antica deciso a raggiungere il confine della Francia dalla Liguria. Sono cose che a vent'anni fai senza pensarci su, lo fai sapendo da dove partirai, ma senza avere la certezza di raggiungere la tua meta.
Da Monteverde nuovo scesi per prendere via di donna olimpia, da la imboccai l'Aurelia antica. La strada anche se secondaria, iniziava ad essere percorsa da alcuni mattinieri in auto. Avevo creduto di poter camminare così per buona parte del viaggio, ma mi accorsi presto che in alcuni tratti sarei stato costretto a camminare sulla super strada.
Appena uscii da Roma direzione Civitavecchia, mi si accostò un auto della polizia chiedendomi informazioni sulla mia identità e il motivo per cui camminavo sul ciglio di una strada statale. Era vietato, mi dissero di salire sulla loro auto che mi avrebbero lasciato al porto e da li mi sarei potuto imbarcare per Barcellona. Il mio pazzo viaggio era già finito prima di iniziare. Avrei navigato due giorni passando dalle bocche di Bonifacio per poi raggiungere la mia meta.
La nave sarebbe partita nel tardo pomeriggio e dopo poco più di un'ora ci imbarcarono.
Non presi la cabina, mi sarei adattato sopra una poltroncina.
La nave era molto simile a quelle da crociera. Bar, casino, ristorante e self-service per colazione e per il pranzo.
Non avevo tanti soldi. A Barcellona avrei dovuto cercarmi un impiego, quindi la mattina pagavo la colazione e poi mi preparavo due tre panini per andare avanti fino la sera. Così per due giorni. La prima notte non fu proprio comoda, alcuni marinai passavano per vedere se ti sdraiavi su più poltrone e quindi fui costretto a restare seduto e dormii poco.
Ma la mattina ci fu lo spettacolo dello stretto passaggio tra la Corsica e la Sardegna. Affascinante e unico il paesaggio. Due nazioni divise da un piccolo spazio di mare. Due isole vicine, ma lontane allo stesso tempo.
Restai a guardare per molto il panorama e il sole sorgere di fronte a noi. Cercavo di fermare più possibile il tempo, perché quello che doveva essere un viaggio di settimane, era diventato all'improvviso di due giorni e questo toglieva ogni senso al mio scopo: ritrovare me stesso.
Il sole prese il suo posto nel cielo mentre le bocche di Bonifacio si chiudevano dietro noi e sparivano all'orizzonte. Mi presi un caffè e mi misi fuori sopra un lettino a rilassarmi un po'.
Feci uno strano sogno.
Ero a Barcellona e stavo prendendo un bus per il centro. Mi addormento e svegliandomi mi accorgo di essere rimasto solo sul mezzo. Guardo fuori e siamo su una strada di montagna. Preso dal panico dico all'autista di fermarsi e scendo. Ma non so proprio dove mi trovo, non conosco la lingua e non riesco ad orientarmi. Inizio a camminare e la strada si fa sempre più stretta e in salita. Nessun anima, fino a che urlo di disperazione e vengo afferrato dalle spalle da non so chi è inizio a volare. Ma mi agito e non mi sento al sicuro e allora ad un certo punto mi mollano e razzolo a terra senza sensi. Riapro gli occhi e sono sul ciglio della montagna, mi volto a destra e accanto a me un grande volatile di dimensioni mastodontiche. Almeno il doppio di me. Ho il cuore a mille e mi sveglio di soprassalto. Questa volta sono sulla nave e tra poche ore scendiamo e mi potrò godere Barcellona.

La zona portuale è squallida, ma in pochi minuti a piedi raggiungo la Rambla. Il viale più frequentato della città, lungo un chilometro e mezzo. Cammino con calma zaino in spalla osservando la gente del posto, ho una fame incredibile e mi fermo ad un chiosco, e là imparo la prima parola spagnola di cui avrò bisogno in quel viaggio: Comida. Mangio il mio bocadillo ( ecco la seconda ) avidamente e mi butto in Plaça de Catalunya. E' il centro pulsante di Barcellona. Sto qualche minuto al sole senza pensare a niente e poi chiedo informazioni per dormire. Mi indicano un posto poco fuori il centro dove possono trovare delle camere in affitto per studenti. Mi consigliano di prendere un bus perchè c'è da fare parecchia strada. Allora compro il billete ( terza parola ) e mi fiondo alla fermata. La stanchezza inizia a farsi sentire, ho proprio voglia di riposarmi e mi siedo su una panchina. Mentre ormai mi stanno cadendo le palpebre, sento un gruppo di ragazzi gridarmi "Bus, Bus!". Allora mi desto e senza troppa attenzione salgo sul mezzo. Mostro il biglietto all'autista che senza guardare mi dice "Vale Vale!". Mi siedo in fondo sulla fila più lunga di posti e mi sdraio un pochino calcolando il tempo per la discesa. Mentre prendo sonno cerco di capire i discorsi dei ragazzi saliti insieme a me. Sento che parlano di un casale in mezzo ai boschi, di un posto fuori Barcellona in cui andranno a stare per un po, ma poi tutto si fa confuso e sprofondo in un lungo sonno...
<<Hey tu! Despertar! Llegamos!>>
<<Si? Cosa?>>
<<Siamo arrivato...>> mi dice un ragazzo in un italiano un po abbozzato.
<<Ma dove?>>
<<Ad Armenteras...>>
<<Dove?>>
<<Nel posto in cui alloggeremo per almeno una settimana. Non dicevi di voler venire con noi?>>
<<Con voi, Arment...cosa? Ma dove mi trovo.>>
<<Sei nel posto che è stato costruito da Monse, lo sciamano dei Pirenei. Se sei qua avrai fatto un lungo viaggio, quindi scendi e prendi le tue cose, lui ti aspetta...>>
Ero confuso e spaesato. Ero salito sul primo bus che mi era capitato, oppure dietro questo viaggio esisteva un disegno più grande? Presto lo avrei capito, ma nel frattempo avrei dovuto accettare il mio destino, almeno per quella notte. Perché non c'erano più mezzi per tornare a Barcellona fino al giorno dopo e non sapevo neanche per quanto avevamo viaggiato...

La stanza era una camerata con tredici posti letto, per dire. Pedane di legno con sopra buttato qualche materasso vecchio e qualche coperta rimediata. Era tardi e cercai la cucina o qualcuno che mi spiegasse qualcosa di quel posto. L'unica anima che trovai era Ivan, diceva di essere il cugino di Monse e aveva qualcosa da sgranocchiare in un fazzoletto.
<<Saltamontes>> diceva <<saltamontes! Toma!>>
Non capivo una parola e ancor prima di realizzare cosa fossero, me ne ritrovai una in bocca. Il sapore dolciastro era piacevole, il retrogusto un po' più amaro. Mi avvicinai al tizio per prenderne un altro e mi accorsi cosa avevo mangiato! Cavallette arrostite! Sentii lo stomaco rovesciarsi e caddi a terra senza sensi.
La vista era appannata e i pensieri confusi. Mi ritrovai in un bosco nel buio della notte. Gli unici punti di riferimento erano i rumori della natura e i miei passi. Poi iniziai a sentire un voce che mi diceva di andare avanti senza paura. Esitaii chiedendo chi fosse. Ma calò di nuovo il silenzio. Con molta cautela perseguii su un sentiero stretto e bagnato. A mala pena poteva passare un piccolo animale. Dopo pochi metri vidi un luce blu accesa lampeggiare e subito dopo un ululato.
Mi bloccai terrorizzato.
<< La voce del lupo è la voce del bosco. Chi ha paura del lupo ha paura della sua natura e di sé stesso. >>
Ora quella luce continuava ad accendersi sempre di più e ad avvicinarsi, fino a fermarsi di fronte a me. Era un grande uovo azzurro elettrico da cui usciva quella voce.
<< Lasciati andare figlio mio. Quello che vedi è una realtà parallela a cui ancora non sei pronto.>>
Mentre sentivo quelle parole, dall'uovo uscì un uomo alto e forte e al suo fianco un lupo color argento. L'animale inizio a spostarsi verso di me. Non ero tranquillo e non riuscivo a muovermi. Mi annusava e mi girava intorno. Poi si fermò e guardò l'uomo dell'uovo. Era il suo padrone pensavo.
Ma l'uomo mi disse una cosa:
<< Adesso non hai la possibilità di muoverti per ovvi motivi. Non sei abituato a questo mondo dei sogni e quindi sei solo un osservatore. Ma ti farò un regalo. Quel lupo che vedi è il mio animale guida. Lui è sempre con me quando viaggio in astrale e mi protegge. Io in qualità di sciamano adesso ordinerò ad un animale della foresta di fare lo stesso con te. Diventerete un tutt'uno e ti aiuterà per le prossime volte quando vorrai raggiungermi e ricevere i miei insegnamenti. La strada che hai fatto fino a qui non è del tutto casuale. Ti aprirà le porte della percezione. Basterà pensare a me poco prima di addormentarti e il tuo animale guida ti porterà al mio cospetto. Io sono Monse e sono il tuo Nagual. >>
Vidi arrivare dal cielo un uccello bianco dal buio della notte. Mi si posò sul braccio leggero e fiero. Era lui il mio animale totem, quello del sogno. Era un barbagianni maestoso e regale. Aprì forti le sue ali sopra il mio viso, senza darmi il tempo di pensare ad altro. Mi svegliai di soprassalto.
Che stupore aprire gli occhi e trovarmi nella mi stanza di Roma. Era stato tutto un sogno. Non ero mai partito. Il mio zaino era sopra la sedia. Avevo immaginato tutto! Non era possibile sapevo che c'era un fondo di verità, la visione era stata troppo nitida. Da qualche parte quello sciamano mi stava aspettando, ne ero sicuro! Ma quanti dubbi nella mia testa. E poi che fine aveva fatto il mio grande uccello bianco? Appena formulai quel pensiero vidi uscire dal nulla una piuma. Aleggiava nell'aria nella mia camera. La presi tra le miei mani, chiusi gli occhi e concentrai la mia mente verso quel luogo incantato e magico che avevo appena lasciato...
Avrei continuato ancora il mio viaggio.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Feb 24, 2016 ⏰

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