Tic tac tic tac.

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I giorni passavano ed eccolo quel famoso venerdì 12 novembre.
Non ero pronta, ero in ansia e non sapevo cosa aspettarmi.
Dovevo tornare nel nostro posto alle 18.00 ed era lunga come attesa.
Mi preparai lentamente e alle 17.30 mi incamminai verso Castelvecchio. Arrivai alle mura. Salii quelle scaline in mattoni traballanti e guardai il tramonto aspettando Marco.

Il tempo passava, ma di Marco neanche l'ombra. Iniziai a pensare che le mie preoccupazioni non erano così infondate. Il tempo passava e io mi sentii una stupida. Avevo fatto tutta quella strada, avevo rischiato la vita in quelle scalette per lui. Ma lui non c'era.
Ero furiosa e amareggiata. Aspettai fino le 19.00 e a quel punto decisi di tornarmene a casa. Ero triste.

Presi la borsa che avevo appoggiato al muro e iniziai a scendere quelle scale sperando di non cadere ma ad un tratto spunta una mano che mi aiuta  a scendere.

Era lui! In tutto il suo splendore!

" c'era traffico. Scusami" io gli sorrisi e cercai di trattenere l'emozione.

Lo portai in appartamento da me dove gli presentai Ale. Ale subito non spiaccicó una parola, non si ricordava nemmeno come si chiamasse. Era in trans. Poi si sciolse,mangiammo una pizza assieme e guardammo la tv. La notte si sarebbe fermato e portai il divano in camera mia e dormimmo lì.

M: " scusa non mi era venuto in mente di cercare un hotel. Domani lo cercherò"
E: " ma stai scherzando? Tu dormi qua!"
M:" sicura? Non voglio che la tua amica poi pensi male"
E:"sicurissima"

Mi raccontó delle firma copie,dei regali dalle fan, e del sonno arretrato che aveva. Mi raccontó che continuó a pensare a quel pomeriggio e a quanto si fosse sentito un ragazzo normale.
Ci addormentammo abbracciati.
La mattina seguente io mi svegliai prestissimo perché le sue parole mi erano entrate in mente " ragazzo normale".
Non aveva mai potuto visitare bene Verona perché c'era sempre stata tanta gente e persone che potevano riconoscerlo.
Per questo lo svegliai alle 6.00 e lo feci alzare e cambiare.
" ma che stai a fa? Dai torna a letto!"
"No! Tu vieni con me."

Sapevo che Verona alle ore mattutine era vuota. Ecco perché lo accompagnai a vedere Giulietta, a fargli toccare la tetta come simbolo di porta fortuna. E lo portai al mio bar dell università. In una stanzetta dove raramente a quel l'ora la gente andava.
Nessuno lo fermó quella mattina e lui ne fu contento. Tornammo a casa e incontrammo Ale che stava andando a lezione.
A quel punto non sapevamo più che fare. Io proposi " Lago di Garda"
E lui sorrise e andò a prendere la moto con cui era venuto. Mi diede un suo maglione bello pesante e un giubbetto e andammo al lago.

Fu una giornata magnifica. Il sole batteva. E ci divertimmo moltissimo.
Eravamo entrambi stanchissimi e quando entrammo a casa, Ale aveva organizzato giochi di società.
"Dai ragazzi siete pronti?" Sorridendo.
"No Ale. Stasera no." Usando il mio viso da cane bastonato e fingendo di non stare bene.

Marco si buttó subito a letto e io mentre Ale era distratta feci una deviazione in cucina, presi una bottiglia di vino e la portai in camera.
Mi cambiai e mi buttai a letto.

Dopo un paio d'ore eravamo belli alticci e Marco mi disse " grazie per tutto questo!"
Io ero troppo contenta, mi piaceva troppo lui e non riuscivo più a non pensarci.
" ti devo dire una cosa."
"Cosa?"
" sono stata benissimo in questi giorni.E ogni volta che ti vedo il cuore mi batte forte. Mi piaci Marco." Era il cuore a parlare e l'alchol aveva dato solo una mano.
Lui non mi rispose. E io mi addormentai poco dopo,un po' triste ma anche molto ciucca.

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