21. He loves someone

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NASH'S POV

La sua voce spezzata mi ha portato a premere con più forza il piede sull'acceleratore, mentre al mio fianco c'era Luke, che stringeva i pugni, e dietro nei sedili posteriori Jack, Kian e Shawn, con il primo che tremava dalla rabbia e piangeva lacrime amare.

Sam ed Aaron erano rimasti fuori, con l'intento di tornare dopo aver dato una ripulita a quel vicolo dimenticato.

Non volevamo rischiare di finire nei guai, anche se oramai ci eravamo fino al collo.

Ero arrabbiato, perche nella mia auto avevo tre persone che avevano fatto del male, sia fisico che morale, a Francesca, Marta, e alle altre ragazze. Ma i singhiozzi emanavano dolore, e di fronte al dolore non posso chiudere gli occhi.

"È un pezzo di merda! Cazzo!" 

"Lo ammazzo, giuro!"

"Non sono suo figlio!"

Queste e molte altre frasi ancor più cattive uscivano dalla bocca di Jack e riempivano la macchina.

"Vuole la guerra? L'avrá." Disse il ragazzo al mio fianco, tono freddo e sicuro. Dovevano conoscersi da un po', questi quattro.

"Il punto è che succederá davvero un casino non appena lo verrá a sapere Will." Affermò Shawn alle mie spalle. Lo guardai dallo specchietto retrovisore.

"Potreste spiegarmi di questo Will?" chiesi.


"Will è il nostro capo. Noi vendiamo, o meglio vendevamo, la roba che lui si procurava. Da Miami fino a qui, è uno dei più importanti narcotrafficanti." Iniziò Luke.

"Ma a quel coglione di mio padre non piace essere secondo a nessuno - intervenne Jack - così gli si è messo contro, da quel che so, perche aveva capito che noi ci eravamo schierati con Will. Ed eccolo lì, per lo stato Americano un morto che cammina. Non voglio credere a quel che ha detto su Johnson però."

"Pensi che non sia con lui?" Chiesi.

"No, penso che sia morto e basta." E si chiuse li la conversazione, poichè eravamo arrivati all'ospedale.

"Tu e Nash andate da Francesca. Noi tre andiamo a prendere Aaron e Sam." Disse Luke a Jack, prima di scendere dalla macchina per prendere il mio posto.

"Grazie." Dissero piano, come se qualcuno potesse sentirli. Gli diedi una pacca sulle spalle e insieme a Jack entrai nell'ospedale, pronto a raccontare le novitá.

FRANCESCA'S POV

Eravamo in ansia, a guardarci negli occhi lucidi. La veritá è che mi dispiace per Jack, perche davvero non si merita quel dolore. Aveva bisogno di amore paterno, non del dolore per una falsa perdita. Forse aveva anche bisogno di amore in generale, e forse sapevo chi poteva darglielo.

"Francesca!" Disse Nash entrando nella stanza e abbracciandomi. Lo strinsi per quanto possibile e lo baciai. Quel contatto mi era mancato.

"Mi sei mancata." Sussurrò poi sulle mie labbra.

Conserverò questo momento nel cuore per molto, molto tempo.

"Jack, mi dispiace." Dissi una volta che ci staccammo dall'abbraccio, aprendo nuovamente le braccia per abbracciare anche lui.

E quando pianse sulla mia spalla, capii che del bene in lui c'era, che era solo ferito. Ferito da qualcosa di più doloroso di una pallottola nel fianco.

Gli accarezzai la schiena. "Andrá tutto bene." Gli dicevo. Ma lui rispondeva "guarda cosa ti ho fatto" alimentando i suoi sensi di colpa che avrebbe portato nella tomba.
"Ciò che è fatto è fatto" gli rispondevo, e lui ancora "ho fatto le scelte sbagliate."
"Puoi rimediare alle tue scelte" continuavo, ma ormai ero in lacrime anche io. "Si, forse posso." E tirò su col naso.

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