FRANCESCA'S POV
Fu una delle mattinate più belle, quella. Ci svegliammo con il rumore delle onde e il sole ormai spuntato nel cielo limpido.
Nonostante lo spavento, quella fu una serata memorabile.
Marta quella sera mi disse di voler tornare al cimitero, perche lei voleva sapere se il padre di Jack era davvero l'uomo che aveva ucciso una parte di me. Anche io volevo, ma allo stesso tempo avevo troppa paura di scoprire la veritá.
Dopo aver mangiato qualche schifezza dal bar io e Marta tornammo a casa, lasciando tutti gli altri sulla sabbia e in acqua.
"Sei sicura che non vuoi che venga?" Mi aveva chiesto Nash.
"No... magari dopo." Gli dissi, baciandolo.
Lui annuì e mi lasciò andare con Marta.
"Mi dispiace mentirgli" le dissi.
"Non possiamo dirgli cosa stiamo andando a fare. Nash non sa." Mi ricordò.
"Dovrò dirglielo" dissi, e lei si fermò.
"Si, dovrai. Ma non adesso. Devi sentirti sicura, non costretta" mi spiegò ed annuii.
Leggevo nella sua voce un pizzico di gelosia, come a mettere in evidenza che i nostri anni di amicizia necessari per confessarle quella cosa fossero cosi tanti in confronto ai pochi mesi di conoscenza con Nash.
E aveva ragione.
Se per fidarmi di lei a tal punto da confessarle il mio segreto più scuro e intimo ci sono voluti anni, con Nash? Come avrei fatto?
"Dobbiamo andare lì oggi, Francesca, dobbiamo scoprire qualcosa di più." E mentre lo diceva il suo telefono squillò.
"Pronto? Ah, Cameron. Si, sono a casa. No, ci riposiamo. Si. Okay. Ti amo anche io - staccò il telefono per poi parlare con me - mi ha chiesto se volevamo andare da loro in spiaggia, ma gli ho detto di no."
"Perfetto. Mi faccio una doccia e poi usciamo."
Mezz'ora dopo stavamo camminando per gli stessi vicoli percorsi qualche giorno prima. La strada era come automatica, ci si dirigeva sempre piu verso l'interno nascosto dell'isola, fatto di strade e ricordi segreti.
Poco dopo eravamo davanti al cancello del cimitero.
"Te lo ricordi?" Mi chiese piano Marta, senza mettere il soggetto, non ce n'era bisogno.
"Si" dissi semplicemente, ricordando perfettamente i lineamenti duri di quell'uomo, la barba ispida, gli occhi vuoti e rossi.
Entrai prima che altri ricordi potessero farsi spazio nella mia testa e farmi scappare.
Io meritavo di sapere la veritá.
Nella piccola casetta da dove era spuntato fuori l'anziano l'altra volta, non c'era nessuno.
Lapidi grigie e tristi disposte in file piu o meno ordinate, foto di persone probabilmente dimenticate, fiori appassiti. Solo una lapide era messa meglio, con fiori freschi, di un grigio marmoreo liscio, un'incisione d'oro con su scritto "non dimenticatemi" e il nome: Walter James Gilinsky.
Marta era dall'altra parte del cimitero, ignara della mia immobilitá: ero congelata.
Si, perche su quella foto c'era l'uomo che mi aveva privato della felicitá di vivere i miei anni migliori, mi aveva ucciso interiormente, regnava costantemente nella mia testa. L'uomo che fino a pochi secondi fa non aveva un nome, ora ce l'aveva.
"Voi, che cazzo ci fate qui?" Sobbalzai, facendo si che il sangue continuasse a scorrere nelle vene.
Era Jack. Ma non era più lui, per me: era il figlio della mia morte interiore.
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×SPIRITI LIBERI× ||N.G.||
Fanfiction[COMPLETATA] Cosa succede alle ultime due arrivate che si cacciano nei guai con le persone sbagliate? 《Ogni diavolo prima era un angelo. Le persone, anche quelle a cui teniamo di più, ci deludono. Ci spezzano. Camminiamo su delle corde, corde che...