<<Mi dispiace>>dissi semplicemente a mia madre che mi urlava contro da mezz'ora.
Andai in camera mia e mi misi ad ascoltare la musica per coprire la sua voce che continuava a inveire contro me.
Le avevo detto che siccome Mike non aveva potuto farmi la lezione di pianoforte ero andata a casa di Lizzy e mi ero scordata di avvertirla.
Senza rendermene conto mi addormentai e mi svegliai la mattina dopo ancora vestita.
Andai a fare colazione visto che la sera prima non avevo nemmeno cenato,mi vestii e mi affrettai ad uscire di casa raccogliendo i capelli in una coda frettolosa.
Cavolo,faceva freddissimo.
La giornata a scuola passò più lentamente delle altre e quando suonò la campanella non mi sembrava vero.
Mike mi aveva rivolto solo un timido saluto,ma era rimasto sulle sue per tutto il giorno,sembrava che qualcosa lo preoccupasse a giudicare dal modo in cui guardava sempre fisso un punto.
Era stato ripreso più volte dai professori,ma si limitava a guardarli con il suo solito sguardo ghiacciato.
Non sembrava il Mike del giorno prima,che sorrideva alle mie battute e mi raccontava di come avesse costruito la casetta.
Volevo chiedergli cosa lo affliggesse, perché era preoccupato e dirgli che per qualsiasi cosa io c'ero e ci sarei stata; volevo farlo,ma non lo feci.
A pensarci ora,lo farei senza alcun dubbio, ma allora non conoscevo bene Mike, e nonostante non lo volessi ammettere, quel ragazzo mi intimoriva.
Lasciai perdere,lo salutai con un cenno della mano all'uscita e mi diressi verso casa con Liz, che mi raccontava del suo ragazzo.
Ero felice che avesse trovato una persona giusta con cui stare, ma non la finiva più di parlare di questo ....Marck,Luke...non ricordavo nemmeno come si chiamasse.
<<Ti va se domani ti faccio conoscere Blake?>> Mi chiese Lizzy. Uh,ecco come si chiamava.
<<Ehm..si certo, però non voglio fare la terza incomoda,sia chiaro>> le risposi.
<<Allora portati Mike>> suggerì lei con un sorrisetto ammiccante.
Alzai gli occhi al cielo. Ma così non sarebbe stato una specie di appuntamento? Era quello che volevo,un appuntamento con Mike?
Non ero mai uscita con un ragazzo, ma io e lui ci eravamo visti più volte da soli, e comunque non sarebbe significato nulla...e poi eravamo in quattro!
<<Va bene oggi glielo chiedo>> le risposi io sospirando.
<<SIIIII,sarà super divertente!>> cominciò ad urlare lei abbracciandomi.
Arrivata a casa mangiai di fretta e uscii di nuovo per andare al corso di pianoforte dove avrei incontrato Mike.
"Chissà se sarà il Mike di ghiaccio o quello della casetta" pensai,sperando che fosse quello della casetta.
Purtroppo le mie speranze furono vane, in quanto in tutta la lezione mi rivolse solo un 'ciao' a testa bassa.
Il maestro faticava a farci imparare una canzone semplicissima sulla quale stavamo da un'ora e passa; io ero troppo occupata a pensare a dove avessi sbagliato per meritarmi l'indifferenza di Mike, e lui a sua volta era del tutto assente. Aveva gli occhi spenti e le mani non sembravano le stesse che solo qualche giorno prima sfioravano le mie e mi guidavano sui tasti del pianoforte.
All'inizio mi sentii solo delusa, poi un nuovo sentimento di rabbia cominciò a sorgere in me: Insomma,chi si credeva di essere questo qui, che prima mi faceva tutto un discorso sul voler conoscermi meglio e poi si comportava così?
"Non ti saresti dovuta fidare,così ora non saresti delusa" la mia coscienza mi rimproverò nuovamente.
E pensare che volevo pure chiedergli di uscire insieme a me ,Liz e il suo ragazzo!
Finalmente la tortura finì , e uscii di fretta senza nemmeno guardare Mike.
Percepivo il suo sguardo su di me ma non ci feci caso, sentivo la sua voce che mi chiamava ma feci finta di niente.
Fossi stata diversa,una ragazza normale,mi sarei fermata,avrei sentito le sue spiegazioni e l'avrei probabilmente perdonato: ma io non ero così. Mi sentivo stupida per avergli dato fiducia quando non l'avevo mai permesso a nessuno.Mi sentivo stupida perché gli avevo dato più importanza di quanta me ne dava lui, perché per la prima volta in vita mia mi ero sentita importante per qualcuno che non fosse Lizzy.
<<Jane!Per favore lasciami spiegare..>>
I suoi passi dietro i miei,non mi ero nemmeno resa conto di star correndo.
Le lacrime mi offuscavano la vista,non mi ero resa conto nemmeno di loro.
Avrei voluto ascoltarlo, sentire le sue scuse e perdonarlo, passare altre giornate con lui alla casetta, a suonare il pianoforte...ma il mio istinto mi diceva altro, mi suggeriva di lasciar perdere , e per l'ennesima volta il mio cuore venne messo a tacere.
Arrivai senza fiato a casa; pensavo di averlo seminato, non sentivo più le sue suppliche e il rumore dei suoi passi.
Mi appoggiai alla porta accasciandomi a terra: ero sfinita e le lacrime continuavano a scorrere sulle mie guance come se nulla fosse.
Ero talmente sfinita che mi addormentai lì,fuori casa,accasciata a terra.Ad un certo punto sentii una mano calda che mi accarezzava la guancia e mi asciugava le lacrime..era troppo bello quel contatto per interromperlo,così lasciai fare, a metà tra il mondo dei sogni e la realtà.
Due braccia mi sollevarono da terra e un profumo di vaniglia mi invase la mente. Mi stringevano forte e mi sentivo cullata, non volevo svegliarmi.
Mi ricordo le stesse braccia che mi presero le chiavi dalla tasca e aprirono la porta,le stesse che mi portarono in camera e mi posarono sul letto. Ricordo come continuarono a stringermi per tutta la notte,come quel profumo continuava a invadere i miei sogni.
Quando mi svegliai la prima cosa che avvertii fu la sensazione di non essere più protetta.
Le braccia che mi avevano cullata la notte precedente non c'erano più, e mi prese subito la nostalgia.
Dopo questi sentimenti, la consapevolezza prese il sopravvento: Quelle braccia appartenevano a Mike? Perché mi aveva portata qui? Perché mamma non lo aveva fermato? Perché aveva lasciato che dormisse con me? E soprattutto... perché se n'era andato, perché non stava con me ora?
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Quello che i libri non dicono
Romance"Due occhi magnetici si posarono su di me e mi ritrovai davanti un ragazzo alto,con degli occhi talmente scuri da sembrare di una profondità infinita e dei riccioli neri che gli cadevano scompigliati sugli occhi.Aveva un'espressione che non riuscivo...