Tolgo le scarpe per sentire la rugiada bagnarmi i piedi, quella delicata sensazione di freschezza che mi spinge a chiudere gli occhi ed inspirare, quanto più potevo la frizzante aria primaverile, facendo, di tanto in tanto, una breve pausa durante la chiacchierata con Chris.
- Non c'è più nulla su questa terra per cui vivere.
- Sei giovane, hai diritto di vivere.. Hai diritto di essere felice.
- Mi son stati negati. La felicità nella vita è poter aver speranza e aspettative ed io non ho né l'una né le altre. Tutto ciò mi porta a credere che la felicità sia del mediocre e la cerca in luoghi dove l'offerta è abbondante e sempre in saldo.
- Mi dispiace sentirtelo dire... mi dispiace che tu ti punisca per qualcosa che non dipende da te, su cui non hai il controllo.
Lo ascolto e la ragione mi dice di dargli retta ma il cuore si sa... non conosce ragioni.
Ah... Il cuore, maledetto cuore... fonte di ogni tribolazione. Io me lo caverei per quanto mi ha fatto soffrire ma è ancora qui con me e debbo conviverci fino alla fine.
- So quanto ti costa mostrarti... ma ora l'unica cosa importante è quello che hai dentro... di quanta rabbia e voglia di essere compresa alberga in te, di cui nessuno sembra accorgersi .
- In questo momento quello che ho dentro non è un granché!
- Quello che hai dentro è un'anima che urla....
- Chi sei tu Dio?!
- Faccio solo da tramite per alleviare la tua sofferenza.
- Non è contro tutti i principi etici della medicina?
- Non immagini quanto sia terribile la quotidiana guerra del rimanere fedele ai propri principi quando questi sono messi a dura prova. Ti parrà strano... ma è possibile: lavoro, stress, la vita in genere... quelle vite che vedo andarsene. A fine settimana comincio ad accusarne la stanchezza e realizzo di essere impotente e a dubitare delle mia capacità di medico, ciò che mi rimane è credere che esista un posto migliore dove non ci sia sofferenza.
Lo guardo e mentre continuo ad ascoltarlo, improvvisamente la mia vista è offuscata come se i miei occhi fossero stati per troppo tempo esposti alla luce del sole, tanto da vedere la sua immagine come avvolta da una strana iridescenza, probabilmente perché ero ancora troppo debole; Alzarmi dal letto per uscire in giardino dopo tre settimane quasi immobile credo sia stato troppo repentino e forse un po' azzardato. Mi sento esausta e accuso un po' di stanchezza, anche il troppo parlare mi aveva sfiancato, realizzo che i miei respiri si son fatti più fievoli così chiedo a Chris di riaccompagnarmi in stanza. Cavallerescamente mi aiuta a rimettermi nella sedia ed a indossare le scarpe rimaste per tutto il tempo da parte. Al ritorno continua a parlare per tenermi vigile fino all'arrivo in stanza, con lo stesso tono di chi ne sapeva più di me.
- Di te ho capito che non hai voglia di parlare, quindi non ti farò nessuna domanda, però voglio essere io a dirti una cosa... la vita senza casini è una vita monotona.
Giunti in camera vedo la mia famiglia riunita che mi attendevano con ansia, mamma, papà e nonna Mary, tutti con gli occhi lucidi per la gioia nel rivedermi nuovamente in piedi.
*****
Una settimana dalla mia ripresa e stavo già meglio nonostante dovessi rimanere continuamente sotto controllo dall'equipe medica. Chris non sempre era con loro e quando di rado lo vedevo era confinato dietro gli altri medici e specializzandi, intendi ad osservare e ascoltare il Dott. Grosman, fare le sue valutazioni. Adesso è da un po' che non lo vedo e mi chiedo che fine abbia fatto. Premo il pulsante e chiamo l'infermiera, entra per sapere se va tutto bene o se ho bisogno di qualcosa. Domando di lui e per un attimo mi guarda stranita come se non sapesse di chi sto parlando poi mi dice che, probabilmente, verrà a trovarmi negli orari di visita. Prendo un libro posto sul ripiano accanto al letto e mi accomodo sulla sedia vicino alla finestra. Cerco di leggere le prime quattro righe per ingannare l'attesa ma la mia concentrazione è scarsa, rivolta più all'orologio appeso al muro e al ticchettio delle lancette che scandiscono i secondi. Tento più volte di rileggere quelle quattro righe ma nulla da fare, non comprendo una sola parola, la mia mente è rivolta a quell'orologio che sembrava essersi fermato, e mi chiedendo quando i miei genitori sarebbero arrivati e sapere dal dottore le informazioni del mio stato di salute che non sempre erano favorevoli. Mi immagino già tutti insieme ad ascoltare le diagnosi e poi discuterne come ogni volta sul da farsi. Quello che non sopporto, quando arrivano le brutte notizie, il doverle affrontare col piglio di chi ce la farà. Nel frattempo spero che Chris appaia da quella porta ma sono le undici, il sole è già alto e di lui neanche l'ombra.
*****
Dopo la visita dei miei che si è conclusa come mi aspettavo, sento il bisogno di cambiare aria, prendo lo zainetto con l'ossigeno e il libro decisa ad andare ai giardini da sola quando, inaspettatamente nel corridoio mi scontro con qualcuno. Non so dire di preciso per distrazione di chi fossimo finiti l'una sul petto dell'altro, so solo di avergli dato una capocciata ben assestata sul mento e sulle labbra. Mi porto la mano sulla fronte per il colpo accusato e lui sulla bocca, è in quel momento realizzo che si tratta di Chris, tra i mugoli di entrambi... lo ammonisco e gli dico di stare attento a dove mette i piedi intanto il suo labbro inizia a gonfiarsi, e lui, in tutta risposta e con sguardo da rimprovero mi redarguisce perché non sono sulla sedia a rotelle e prendendomi delicatamente per un braccio mi accompagna in stanza per andarla a prendere.
- Sto bene, posso benissimo uscire con le mie gambe.
- Lo vedo che stai bene e sono felice per te, ma sai benissimo che è contro il regolamento, e già che ci siamo, devo controllarti la fronte.
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Nessuno come lui
RomanceIl suo destino è segnato sin dalla nascita ma per quanto breve sia, la vita gli riserva l'inaspettato, ciò che non credeva possibile, l'amore puro che rivive attraverso i suoi ricordi fino al suo ultimo respiro.
