POV NADINE
Recuperai da sotto il letto lo zoccolo di legno e mi precipitai verso la porta, ringhiando in modo poco signorile. Potevo anche essere contenta di vederlo tornare dal fronte apparentemente sano e salvo ma di certo non avevo dimenticato il modo in cui mi aveva trattata l'ultima volta che c'eravamo visti. La sua predisposizione ad incoraggiare gli atteggiamenti maschilisti e autoritari di Renuar non faceva altro che sottolineare quanto le nostre epoche viaggiassero su due binari diversi.
Potevo tentare di comprendere la sua mentalità e per certi versi potevo anche riuscirci. Non si trattava di umiliare il mio orgoglio o metterlo da parte. Si trattava piuttosto di una presa di coscienza che due epoche separate da oltre quattrocento anni non potevano viaggiare sulla stessa lunghezza d'onda. Non prendere in considerazione questo aspetto delle nostre vite significava una ristrettezza mentale che non avevo mai avuto e che il XXI secolo mi aveva aiutata a debellare.
Di fatto, ciò che non smetteva di tormentare il mio orgoglio, non era tanto il modo in cui Alec si era apprestato a incolpare me per gli atteggiamenti violenti di Renuar, quanto il fatto che, nonostante il mio ventre gonfio portasse la prova che dentro di me stava crescendo suo figlio, non aveva esitato un solo istante ad aggrapparsi alla sua epoca per confinarmi ben lontana dagli argini del proprio cuore.
Mi aveva esiliata, gettandomi tra le braccia di un altro senza battere ciglio. Proteggermi era una giustificazione non sufficiente per perdonarlo, anzi, non faceva altro che rafforzare la mia convinzione di aver viaggiato nel tempo con un codardo. La sua paura, per quanto giustificata, lo portava a nascondermi dal mondo intero ma allo stesso tempo annullava le promesse che mi aveva rivolto prima di partire. E non c'era epoca nella storia che potesse giudicare in modo benevolo una promessa sciolta o ignorata.
Strinsi lo zoccolo tra le mani e mi fiondai fuori dalla porta, ignorando le proteste da parte di Renuar che, bloccato a letto, tentava di capire dove stessi andando armata di scarpa.
Se Alec voleva seguire una condotta tipicamente da uomo delle caverne, in cui non vi era spazio per i miei desideri e le mie esigenze, allora era bene che comprendesse quanto dannatissimo valore e quanta dannatissima importanza davo alla legge della sua stradannatissima epoca.
Scesi le scale facendo i gradini a due a due e spalancai il pesante portone d'ingresso: Alec era lì. La spalla disinvoltamente posata contro l'angolo della casa, le braccia incrociate al petto e l'espressione più annoiata che gli avessi mai visto, quasi mi stesse aspettando da più di due giorni.
"Avevo dimenticato la tua predisposizione a servirti dell'abbigliamento femminile per picchiarmi", ridacchiò appena registrò lo zoccolo che tenevo in mano, restando tranquillamente immobile, senza nemmeno sollevare un braccio per difendersi.
Con lo zoccolo ben saldo tra le dita mi scagliai contro di lui, colpendolo ripetutamente alla spalla e guadagnandomi un paio di occhiate scettiche. Era assurdo il fatto che non riuscissi a muoverlo nemmeno di un centimetro. Di cosa era fatto quell'uomo? Di ferro?
"Hai finito?", chiese dopo un po', inclinando un sopracciglio quando lasciai cadere lo zoccolo a terra.
Mi massaggiai il polso intorpidito per la forza che avevo adoperato nel colpirlo. Quindi afflosciai le spalle, arrendendomi all'evidente dimostrazione di quanto i suoi muscoli riuscissero a reggere i miei colpi.
"Davvero non ti ho fatto male?", chiesi, furibonda e seccata.
"Stai scherzando? Se non ti fossi messa a urlare non mi sarei nemmeno accorto che stavi cercando di colpirmi". A quel punto inclinò la testa per fissare lo zoccolo. "Te lo ripeto: hai finito?".
"Temo di sì", borbottai.
I suoi occhi scattarono di nuovo verso i miei, maliziosi e sadici. "Bene. Ora se permetti è il mio turno".
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VOGLIO CHE TU SIA MIA
ParanormalTERZO E ULTIMO LIBRO DELLA TRILOGIA "SE TI PRENDO SARAI MIA". Primo libro: Se ti prendo sarai mia Secondo libro: Sei mia per diritto Terzo libro: Voglio che tu sia mia Si suggerisce di leggerli in sequenza.
