USI E COSTUMI

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POV NADINE

"Colera?", boccheggiai.

Lord Stuart si tolse il mantello e lo lasciò cadere sullo schienale della sedia. Dopo un'intera giornata passata a pulire la piccola casa e ad estirpare l'erbaccia che si arrampicava sulle pareti in pietra, l'ultima cosa che mi aspettavo era di veder tornare lord Stuart dal villaggio con quelle pessime notizie. Ero rimasta tutto il pomeriggio nei dintorni, scandendo il tempo con un programma preciso e ambizioso che aveva concesso pochi attimi di tregua al mio cervello, impedendogli così di collassare al pensiero che con tutta probabilità lord Stuart si sarebbe incontrato con Alec. Era assurdo trovarmi a sole tre ore dal suo castello e non potergli parlare né incontrarlo. Ma appena feci per dirlo ad alta voce, lord Stuart riprese a parlare in un tono tombale.

"Mia Signora, la situazione ci sta ormai sfuggendo di mano".

Con il cuore ghiacciato lo guardai, avvilita. La gente del popolo, ancora stravolta dalla recentissima battaglia, si era riunita nel grande prato degli allenamenti di fronte al castello di Alec, allestito momentaneamente come una specie di campo profughi. Sfuggita all'assedio per miracolo, ora era costretta ad affrontare quella nuova minaccia. L'epidemia si sarebbe estesa a macchia d'olio, disperdendosi nelle campagne vicine e portando alla morte centinaia se non migliaia di bambini. E non lo sapevano. Le loro conoscenze mediche si limitavano all'utilizzo di qualche erba palliativa. Non c'era prevenzione o cura per certe malattie. Sarebbero morti. Tutti. E non lo sapevano.

"Quanti di loro portano i segni del colera?", indagai, pratica.

"La metà, Signora". Spingendo da parte la pesante tenda di velluto, lord Stuart guardò fuori, oltre il piccolo recinto che delimitava il perimetro della casa. Sul suo volto riflesso la tensione era evidente nella mascella contratta, nella fronte aggrottata. "Ci serve un medico. Il prima possibile. Un medico che ne sappia abbastanza da fermare in fretta l'epidemia", aggiunse, voltandosi velocemente verso di me per poi tornare in fretta e furia a guardare fuori.

"Perché stai guardando proprio me? Oh no, no, no, no, col cavolo che mi tiri in mezzo a questa storia".

"Abbiamo bisogno di voi, Nadine, e delle vostre conoscenze".

Mi schiarii la gola. "Per cosa? Per obbligarmi a guarire tutte queste persone e poi farmi arrostire come un tacchino sul rogo dalle stesse persone che ho salvato? Alec è stato chiaro in proposito, ordinandomi di mantenere un basso profilo. E salvare centinaia di persone in un colpo solo, a casa mia non è mantenere l'anonimato".

 E salvare centinaia di persone in un colpo solo, a casa mia non è mantenere l'anonimato"

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"Ci aiuterai?", rimarcò, insistendo a darmi le spalle. Sapeva di starmi chiedendo molto e soprattutto sapeva che con quella semplice richiesta stava disertando a tutti gli ordini di Alec.

Col cavolo, fu il mio primo pensiero. Poi, però, fu il medico in me a prendere la parola. Mi stropicciai la faccia. Maledizione! "Cosa vuoi che faccia?".

"Porterò i bambini e le donne al convento. Dista solo un'ora da qui...".

"A piedi?", mi allarmai.

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