Finite le lezioni, Evelin mi raggiunse al banco e mi disse: "dai su, vieni!". Io raccolsi in fretta le mie cose e mi diressi verso l'uscita della classe. Mentre percorrevamo gli interminabili corridoi che conducevano all'uscita -la nostra aula era infatti situata in un'area della scuola che noi eravamo solite chiamare: il bunker- ci scambiavamo di frequente numerose occhiate d'intesa. Arrivate al deposito bici lei iniziò:
"Ma come cavolo ti salta in mente una cosa del genere? ma l'hai visto?" "Senti Evy, io non ci posso fare niente, okay?"
"Si, ma che cazzo, Darcy!...E' così stupido, non lo vedi? Vive nel suo mondo, non parla mai, e per di più sembra essere cascato dalle nuvole!"
"Dai, non dire così...non stai migliorando la situazione, lo sai vero?
"Hai perfettamente ragione, ma sappi che non è una buona idea, per niente"
"Lo so, Evy, ma non ci posso...
Giusto in quel momento eravamo uscite dal cancello e proprio davanti a noi c'era Lui, girato di spalle, e al suo fianco il suo migliore amico: stavano semplicemente chiecchierando.
"Cazzo -sussurrai piano- quanto è bello"
Evelin alzò gli occhi al cielo e forse iniziò a pensare che tutto ciò che le avevo detto fino a quel momento era vero. Passammo davanti ai due con apparente indifferenza, o almeno, per Evelin era vera indifferenza, io invece cercai di sembrare il più naturale possibile, sebbene avessi il fiato sospeso e le guance leggermente tinte di un rosso pallido. Continuai a pedalare al passo della mia amica, e intanto mille pensieri si offuscavano nella mia mente. Ad un tratto lei si fermò e, rivolta a me disse:
"Dal momento che al cuore non si comanda, non ti posso certo dire cosa devi o non devi fare!" "Quindi?" continuai io, non ancora sicura su dove volesse andare a parare.
"Quindi, da brava amica, farò il possibile affinchè tu sia felice e, anche se non stimo particolarmente quell'individuo lì, ti aiuterò. Chiamami e ti risponderò, parlami e ti ascolterò, e quando un giorno sarai felice, beh, anche io lo sarò per te".
Accennai un sorriso e mi avvicinai fino al suo orecchio: "Grazie, Evelin"- dissi con semplicità, e intanto iniziai a vedere sfuocato perchè una lacrima si stava formando. Chiusi gli occhi e subito quella scivolò rapida sulla spalla di Evelin, bagnandole la maglietta. Lei mi abbracciò forte e disse:
"Non temere, ci sono qua io". "E' proprio per questo che sto piangendo!"
"Se vuoi me ne vado e ti mollo qui, così non piangi"
"Devi soltanto provarci, cretina!"
Scoppiammo entrambe in una fragorosa risata e, così facendo, alcuni tipi che stavano sulla pista ciclabile si girarono e ci guardarono con la tipica espressione dipinta in faccia: "queste due sono da ricovero". Ma a noi due non importava un fico secco di quelli là, anzi, una volta che tornavano a camminare come se niente fosse, gli facevamo l'eco, come solo a noi riusciva, e continuavamo per la nostra strada. Andammo avanti fino alla stazione degli autobus, dove Evelin si fermava regolarmente per aspettare il bus numero 7. Ci salutammo brevemente ma in realtà non riuscivamo a smettere di parlare: ogni scusa era buona per aprire un nuovo argomento. Ad un tratto lei gridò: "Cazzo! L'autobus!!!" Cominciò a correre come una forsennata, con le ciocche dei suoi capelli neri che svolazzavano qua e là. Cominciai a ridere alla vista di quella scena fino a quando lei non salì sul bus. Mi fece ciao ciao con la manina e io dentro di me continuavo a ripetere: "Che ragazza meravigliosa che è l'Evy". Girai la bici per imboccare la strada di casa, ma proprio in quel momento notai una bici bianca che mi aveva appena superata e non era una bici bianca qualsiasi! Era la SUA fottutissima bici bianca.
# spazio autrice # Ciao ragazze, nel prossimo capitolo ci sarà una sorta di flashback che servirà per inquadrare alcuni personaggi fino ad ora rimasti ignoti o addirittura mai nominati: vi racconterò in particolare un po' di cose su di me (che sono la protagonista di questa storia) e sul conto di Evelin, ma soprattutto sul ragazzo che mi ha rubato il cuore. Questo romanzo è dedicato a tutte coloro che non hanno ancora avuto modo di parlare con il ragazzo che si limitano a guardare da lontano. Tante volte mi è stato detto (la stessa Evelin sostiene ciò) che non è possibile amare una persona che nemmeno si conosce; scrivo invece questa storia per dimostrarvi che ciò non è affatto vero e che a volte basta solo credere un po' di più in sè stesse per realizzare i nostri sogni. Se avete qualcosa da dire o anche semplicemente, se volete fare sentire la vostra voce, non dovete fare altro che lasciare un commento. Spero che questa storia non vada al di sotto delle vostre aspettative. Vi voglio bene Carotablu <3
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Grazie, Evelin
ChickLitTutto quello che leggerete in questo libro è reale. Qui subentra la vita vera, quella che viviamo tutti noi. Quella che molti di noi non sopportano e quella che alcuni non riescono a cambiare. Come si fa ad andare avanti quando tutto il mondo sembra...
