Dopo il devastante fallimento del piano A, mi sentivo alquanto decisa a proseguire nel mio intento. Beh, dovete sapere che io non mi arrendo mai, se c'è una cosa a cui non sono abituata è proprio mollare tutto e cambiare i miei piani...questo mai! Perciò il giorno del nostro arrivo a Londra, trascinai letteralmente Evelin nella prima metropolitana disponibile, motivo: shopping.
Per fortuna il mio caro paparino ha avuto l'accortezza di lasciarmi una carta di credito prepagata...perchè il mio piano questa volta era veramente malefico.
Per tutto il viaggio non feci altro che ascoltare Evelin che era alquanto corrucciata a causa dell'umiliazione subita sul pullman.
- Senti, Sissy- cominciò con un tono di voce abbastanza sostenuto- quello che è successo è stata una una ingiuria tale che ho fatto fatica a crederci! C'è, non può farlo quella faccia di struzzo! Questo è un paradosso! Paradòxos!! (parola greca)-
Scoppiai a ridere perchè stava cercando di usare quel tono di superiorità, da perfetta classicista, ma la cosa che più mi faceva sorridere era che, con i suoi sfoggi di dottrina e la sua incontinenza, era riuscita a catturare gli occhi di molti dei presenti, quasi avesse scritto in fronte: "noi siamo italiane".
Ma Evelin continuava la sua predica.
- E poi mi sono ritrovata in posto con quella cicciona dell'Alessandra che in aereo si è appisolata sulla mia spalla, e di tanto in tanto si sentivano dei grugniti da facocero...bah che roba!-
In effetti il mio viaggio forse, sebbene poco ricco di discorsi eloquenti, era stato di gran lunga più eccitante del suo, cioè, non eccitante nel senso cattivo beh in effetti non esiste un senso negativo, perchè al mondo tutto è relativo...
- Senti, Evy, stavo pensando che di questi tempi la filosofia ci sarà molto utile, tu non trovi?-
- Certo, la mia filosofia si chiama: "mai abbinare scarpe verdi a vestito viola"-
Ovviamente il suo commento fu per me un nuovo motivo per sorridere, cosa che, ultimamente, facevo molto spesso. Proprio in quel momento entrammo in un negozio londinese molto chic e chiedemmo alla commessa un abito per una grande occasione. Nel momento esatto in cui finimmo di dare istruzioni alla nostra commessa, ci accorgemmo che il nostro supplizio era appena cominciato: per quanto efficienti, le commesse a volte risultavano quasi delle oche, non la smettevano di dire: "oh it suits you" , "oh, wonderful", "you know, I would buy this if i had the opportunity"... e ci stavano chiaramente sviolinando alquanto fastidiosamente.
Ma perchè facevo tutto questo?? Beh, facile, l'indomani sera ci sarebbe stata una festa di benvenuto che avrebbe riunito tutti i partecipanti della vacanza studio. Eh si, avete capito il mio piano!
Ho provato tredici vestiti, quel giorno. Evelin, su una poltrona, con il cagnolino della proprietaria del negozio sulle ginocchia, si beveva il the in compagnia di una delle commesse e intanto faceva commenti sui vestiti che di volta in volta provavo. Lei forse era quella meno utile di tutte, con il suo solito commento: "Carino...ma non abbastanza". Poi tornava a ciarlare con la sua compagna.
Ormai erano quattro i vestiti rimasti, tutti splendidi a mio parere, ma "not enough" per la mia amica. Avevo portato in finale un abito bordeaux, con delle borchie dorate sulle spalle ed una gonna molto aderente nera, uno giallo che percorreva tutte le tonalità dell'arancio fino ad arrivare ad un rosso fuoco, uno assolutamente favoloso viola con il corpetto nero a fascia ed infine, quello che preferivo, ovvero quello di pizzo bianco che sulla schiena formava una scollatura a goccia, sull'estremità della quale era collocato un elegante fiocco verde acqua. Io insistevo in particolare su quest'ultimo, perchè pensavo che mi rappresentasse più di ogni altro. Ma Evelin, seduta alla sua comoda poltroncina, scuoteva il capo e pronunciava il suo solito commento. Dopo due ore passate in questo modo, tra l'indifferenza di Evelin e le moine delle commesse, mi accasciai sul pavimento e scoppiai in un pianto disperato. A quel punto la mia amica si decise ad alzarsi e mi disse:
- Hei, stai calma, ci sono qui io-
- Ah si?? Strano perchè mi sembra che tu stia faendo tutto tranne che stare attenta a quello che faccio-
- Ma cosa dici? Guarda che io qui sono di fondamentale importanza-
- Certo, a fare le carezze al cane!-
A questo punto mi resi conto di avere seriamente esagerato, infatti Evelin si avviò indignata verso l'uscita del negozio, senza aprire bocca. Ma proprio quando si sarebbe detto che se ne sarebbe andata, iniziò a frugare tra le grucce e, con espressione trionfante tirò fuori un vestito, passato inosservato a tutte, tranne che a lei.
Era semplicemente fantastico.
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Grazie, Evelin
Chick-LitTutto quello che leggerete in questo libro è reale. Qui subentra la vita vera, quella che viviamo tutti noi. Quella che molti di noi non sopportano e quella che alcuni non riescono a cambiare. Come si fa ad andare avanti quando tutto il mondo sembra...
