13) When will you realise that you really care for me?

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JAMES'POV

"Fixing up a car to drive in it again, Searching for the water, hoping for the rain. Up and up, Up and up".

Canticchiavo a bassa voce, pervaso da una strana felicità, da una gioia invidiabile. Sbattevo il piede a tempo della musica proveniente dal mio telefono appoggiato al lavandino, mentre mi pettinavo accuratamente. La mia voce sovrastava quella di Chris Martin e il mio corpo era in totale subbuglio trasportato dalla nuova melodia dei Coldplay.

"Down upon the canvas, working meal to meal, Waiting for a chance to pick your orange field. Up and up, Up and up".

Il mio tono si alzò di un paio di ottave. Uscii dal bagno spegnendo la luce e saltellai andando a mettere qualcosa sotto i denti. Nel corridoio improvvisai una manciata di passi di danza: misi il piede destro avanti al sinistro, lo riportai indietro, ripetei l'operazione nel senso opposto, incrociai i talloni e, infine, roteai su me stesso, accompagnando il tutto con dei buffi movimenti delle mani.

"See a pearl form, a diamond in the rough, See a bird soaring high above the flood. It's in your blood, It's in your blood".

Giunto in cucina presi dal frigorifero del latte e lo poggiai sulla penisola al centro della stanza. Agguantai dalla credenza al di sopra del lavabo una tazza e la lanciai in aria facendola volteggiare, conscio del pericolo che correva, ma indifferente alla prospettiva che si rompesse. Fortunatamente la afferrai al volo dopo che ebbe compiuto due giri su sé stessa.

"Underneath the storm an umbrella is saying, sitting with the poison takes away the pain. Up and up, Up and up."

Arrivato, ormai, all'ultima strofa prima del ritornello stavo praticamente urlando a squarcia-gola. Versai la bevanda nel bicchiere e acchiappai un pacco di biscotti. Lo aprii e ondeggiai al ritmo della musica, allargando le braccia.

"We're gonna get it, get it together. I know we're gonna get it, get it together somehow. We're gonna get it, get it together and flower".

La canzone improvvisamente cessò di suonare ed io mi voltai stranito e un po' irritato verso il mio cellulare. Quest'ultimo stava vibrando incessantemente per l'arrivo di un messaggio. La mente mi riportò alla ragione della mia gioia e mi accesi di speranza, pensando potesse essere Sabrina. Perciò rimasi deluso quando scoprii che non si trattava di lei, bensì di mia mamma. Il suo non era neppure un buon motivo per interrompermi a quel modo: aveva soltanto inviato una serie di lettere senza senso, probabilmente perché non in grado di utilizzare una tecnologia così all'avanguardia. Riacquistai subito il sorriso immaginando il volto di Brina nella mia mente. Odiava quando la mettevo alle strette, quando arrossiva contro la sua stessa volontà o quando la sorprendevo a fissarmi insistentemente. Dal canto mio, adoravo far tingere di bordeaux le sue gote e osservare il suo profilo perfetto. Si diffuse nell'aria un altro trillo e, spazientito, mi accinsi a scoprire chi fosse questa volta.

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