9) Don't cry over spilled milk.

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SABRINA'S POV

Acchiappai velocemente il telefono sul tavolo della cucina per rispondere al dubbio che era appena nato nella mia testa. Quella mattina mi ero svegliata stranamente tranquilla, ero giunta ai fornelli ed avevo riscaldato il latte in un pentolino, mentre avevo frugato nella dispensa alla ricerca dei miei biscotti preferiti. Avevo aperto un nuovo pacco di Grisbì al cioccolato e versato la mia bevanda in un'allegra ciotola con la renna Rudolf dipinta sopra. Mi ero seduta rilassata alla sedia di legno ed avevo iniziato a sgranocchiare i dolci insolitamente affamata. Mi sorse, leggermente in ritardo, una domanda spontanea: che giorno era? Presi il mio cellulare e illuminai lo schermo pigiando il tasto di blocco. Lessi la data rapidamente e mi fiondai in camera per prepararmi. Era martedì ed io dovevo correre a lavoro.

Nel momento in cui infilai il primo piede nei miei jeans ricordai il nome di una ragazza che era stata in grado di farmi spuntare un sorriso felice per tutta la durata della scorsa notte: Amber. La sorella di James mi aveva confessato che piacevo al fratello. Credevo che lui mi considerasse una semplice cameriera e, forse, era proprio così. La donna dagli occhi azzurri, nonostante sembrasse piuttosto sicura di ciò che diceva, aveva sicuramente travisato tutto e l'imprenditore non provava assolutamente nulla per me. Non dovevo illudermi, perciò presi la decisione più appropriata e mi dimenticai di quanto accaduto la sera precedente. Se veramente, in un universo parallelo, in extremis, piacevo a quell'uomo qualcosa sarebbe successo, dovevo semplicemente lasciare che il tempo facesse il suo corso.

Una volta giunta davanti all'entrata del "Ryan's New York", trovai la porta sigillata. Stranita chiamai il titolare, il quale mi rammentò che il locale sarebbe stato chiuso per ventiquattro ore a causa di una disinfestazione. E io, ovviamente, me ne ero scordata.

Cercai il numero della mia migliore amica e sperai avesse la mattinata libera da dedicare a qualche pazza spesa. Mi sedetti su di una panchina dall'altro lato del marciapiede.

-Pronto?- rispose al terzo squillo, insonnolita. Turbata dal suo tono di voce in stile oltretomba, le chiesi spiegazioni. Credevo si trovasse a casa dei suoi genitori, che vivevano nella Grande Mela. Non era insolito per lei trascorrere qualche nottata da loro. -Ehm... sono rimasta a dormire da Kevin!- confessò lievemente in imbarazzo. Rimasi stupefatta, con la bocca spalancata a quell'inaspettata rivelazione e mi ritrovai a ridere sinceramente allegra, provocando l'ilarità anche della mia interlocutrice. Nonostante fossi gioiosa e speravo in un po' di felicità decisamente meritata per Lexy, ripensai alla mia immensa stupidità per non essermi accorta assolutamente di niente.

-Oh Tesoro, non lo sapevo!- mi scusai, racimolando la mia borsa e mi diressi a grandi passi verso la fermata della metropolitana più vicina. Lei emise un risolino malizioso che non ero sicura fosse rivolto a me. Involontariamente scorsi il mio riflesso nella vetrina di fronte, notando il cipiglio disgustato che aveva assunto il mio viso e che non ero proprio riuscita a sopprimere.

-Tranquilla, Brina! Comunque, visto che oggi siamo libere, andiamo a fare una passeggiata. Aspettami davanti al locale, massimo mezz'ora e arrivo!- affermò ed attaccò celermente, lasciandomi con un pugno di polvere in mano.

Arrestai i miei passi e ritornai al punto di partenza, mettendomi comoda e aspettandola. Mi domandai se avessi dovuto considerare Alexis e Kevin una coppia. Magari lui, da gentiluomo, si ero appisolato sul divano per non metterle pressioni. Avevo il cervello in subbuglio, comunque decisi che mi sarei fatta raccontare tutto ciò che volevo sapere dalla diretta interessata appena ci saremmo viste.


Le loro dita erano intrecciate, i loro sguardi persi l'uno negli occhi dell'altra, i loro volti illuminati da due sorrisi identici. Il fratello di James e Lexy stavano avanzando verso di me, che mi alzai e gli andai incontro. Mi sarei sentita il terzo incomodo? A giudicare dalla complicità che alleggiava tra quei due, il presentimento non era dei migliori.

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