25) Tonight we'll go to dinner with my mom

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JAMES'POV

La prima parola che mi venne in mente: buio.

La seconda: dolore.

La terza: confusione.

Mi trovavo steso su una superficie morbida, a giudicare dal tocco era un materasso, avevo le palpebre come incollate tra di loro e non riuscivo ad aprirle. Appunto per questo intorno a me alleggiava il buio più totale. Non ricordavo assolutamente nulla! Cercai di sforzare la memoria, con il solo risultato, però, di aumentare l'intensità dell'emicrania che mi faceva pulsare la testa come se al suo interno ci fosse un martello pneumatico. Quindi cercai di muovere gli arti, per esempio gambe, piedi, mani, braccia... ma ancora non sentivo praticamente niente. Oddio, ero morto? Certo che no: era tutto troppo calmo, tranquillo, noioso! Era come se fossi in un limbo, con la mente annebbiata. Non sapevo spiegarlo: non si sa cosa si provi a passare a miglior vita, però io non mi sentivo esanime. Sapevo di non essere deceduto!

Mi concentrai sull'udito, ciò nonostante non captai alcun suono. Provai a rilassarmi per vedere se potevo avvertire un rumore o un tocco. Questa volta i miei sforzi fruttarono qualcosa di buono: percepii un peso, una presenza, sulla mia mano sinistra.

Mi costrinsi a rammentare anche un piccolo dettaglio e improvvisamente mi ritornarono in mente tanti piccoli flash: il Capodanno, il Colosseo, piazza di Spagna, la festa e, soprattutto, Mattia. Era stato lui a ridurmi così, ne ero sicuro. Dopo averlo fermato, gli sbarrai la strada. Inizialmente lo vidi sorpreso, comunque sospettai che intuisse già un eventuale confronto.

- Mattia!- sputai il suo nome, digrignando i denti e sorridendo perversamente. Quel ragazzo, oltre all'odio immenso, suscitava in me anche molta pena.

- Jamie!- rispose spavaldo, circondando le spalle della donna vicino a lui con un suo braccio, come volesse rinfacciarmi la sua ultima conquista. Povero illuso: questo riuscì soltanto ad incrementare la mia compassione nei suoi confronti. Insomma, per soggiogare una biondina tutte tette e zero cervello non servivano doti particolari, generalmente bastava avere un aggeggio nelle mutante.

- Mi chiamo James, no Jamie. Bastardo!- dissi. Notai, con mio sommo piacere, che mi capiva alla perfezione, malgrado parlassi solo americano. La tizia al suo fianco, invece, aveva uno sguardo perso. -Manda via la tu amichetta, dobbiamo parlare!-

- E se io non volessi?- domandò temerario, scuotendo la testa e continuando a baciarla sul collo, sulle labbra, sulla scollatura del vestito, incurante della mia presenza. Lei sghignazzava e tentava di fermarlo, lanciando occhiate impacciate nella mia direzione, improvvisamente vinta da un pudore che contrastava con il suo abito, tanto corto che le copriva appena il sedere.

- Parleremo davanti alla signorina, lo dicevo solo per evitarti una figura di merda!- continuai. Vidi la sfrontatezza, che lo aveva accompagnato fino a poco prima, scemare pian piano dal suo corpo e abbandonarlo. Borbottò con la sua accompagnatrice, che si allontanò con uno sguardo contrariato.

- Allora? Fai veloce che ho altri impegni!- mi spronò lui, alzandosi le maniche della camicia che indossava fino ai gomiti e aggiustandosi il colletto rigido.

- Sai già perché sono qui: Sabrina mi ha raccontato tutto! -

- Sabrina? Cosa importa a te di Sabrina? Aspetta.... Adesso te la scopi anche tu?- chiese, ridendo e avvicinandosi a me. Credevo volesse picchiarmi ed ero già pronto per bloccare ogni sua mossa e contraccambiare con la stessa moneta, invece mi diede una pacca sulla spalla ed annuì compiaciuto alle sue stesse parole.

- È la mia ragazza! Comunque non deve importarti, questo non è imp....- cercai di concludere al più presto la discussione, in modo che potessi tornare alla festa per non far preoccupare la diretta interessata, tuttavia mi interruppe.

Alla ricerca di un nuovo inizioDove le storie prendono vita. Scoprilo ora