"Ben arrivata Weasley! Sei in ritardo di più di dieci minuti!"
Rose si avvicinò a Malfoy con passo trascinato, per fargli capire quanto la sua presenza fosse veramente insignificante e anche indesiderata per lei.
Non lo salutò nemmeno, decisa a recarsi subito in biblioteca, per continuare il suo progetto.
Ormai, grazie ad Albus, Malfoy sapeva tutto di cosa lei stesse macchinando, perciò non avrebbe nemmeno dovuto nasconderglielo.
"Mi hai sentita? Se sotto quella chioma rossa ti è rimasto un po' di cervello, usalo Weasley, dannazione!"
Rose fece un verso in risposta, che doveva essere un si ma che sembrò uno sbuffo.
"Che c'è, ti hanno mangiato la lingua?" La derise il biondo.
Rose a malapena lo stava ascoltando. Stava ripassando mentalmente ciò che doveva fare e ciò che aveva già fatto, per arrivare sul posto e mettersi subito all'opera.
Non aveva voglia di incontrare nessuno, o il suo pessimo umore si sarebbe sfogato sul primo malcapitato.
"Che è successo Weasley? Qualcuno ti ha dato un due di picche? Non mi sorprenderebbe." La provocò lui, con una punta di cattiveria nella voce.
Rose si costrinse a stare calma, mentre le sue parole la pungevano dietro la testa, fastidiose e insistenti. Il campo amoroso era sempre stato il suo punto debole, e questo Malfoy lo sapeva. Perché Rose non aveva nessuno accanto, e mai l'aveva avuto.
Non era una questione di mentalità. Lei non aveva mai respinto l'amore. Anzi, credeva che potesse solo farle bene ricevere un po' di calore in più. Tuttavia, non era il tipo da lasciarsi andare a relazioni sfuggenti, superficiali, di quelle dimenticabili in un paio di giorni.
Era difficile riuscire a conoscerla a fondo. E lei avrebbe sicuramente aperto le braccia solo a chi fosse davvero riuscito a farsi largo oltre il muro che si era creata attorno.
Inoltre con Rose Weasley non c'erano vie di mezzo. O eri con lei, o eri contro di lei. Non potevi entrare nella sua vita e poi retrocedere, facendoti da parte. Non potevi e basta. Una volta conosciuta veramente, era una di quelle persone a cui era impossibile fare a meno.
Perché era bella. Bella nel vero significato della parola. Possedeva la bellezza tanto decantata dai poeti. Quando la guardavi negli occhi, non rimanevi abbagliato dal suo aspetto, ma la sua figura, nella sua interezza, ti provocava un brivido alla base della testa.
Sapeva scuoterti il cuore con un'occhiata, perché dai suoi gesti traspariva la bellezza della sua anima. Non la purezza, perché come ogni persona anche Rose era macchiata. Era sporca. Aveva le sue colpe.
Ma era bella. Perché in lei i colori si fondevano in un'armonia di luce e ombra che poteva assomigliare solo a un quadro di Caravaggio. Un dipinto che nella sua cruda realtà, ti scavava nel cuore, facendoti attorcigliare lo stomaco.
Anche Rose, come la natura morta dei dipinti del suo artista preferito, sarebbe appassita.
La sua luce però, avrebbe continuato a brillare in eterno. Perché quando muoiono, le stelle, lasciano sempre un segno del loro passaggio.
E anche Scorpius l'aveva guardata. E aveva anche lui sentito quel brivido dietro la nuca. E aveva soppresso quell'emozione con la stessa velocità con cui poi si era deciso a tagliare ogni rapporto amichevole con quella ragazza.
Il rischio di rimanere folgorato era troppo alto.
E ora il loro rapporto era questo. Un continuo spingere l'altro ad abbassare le proprie barriere, per poi costringersi a irrobustirle ancora di più.
Un continuo tirare la corda, che prima o poi, volenti o nolenti, si sarebbe spezzata.
A ogni azione, una reazione. Funziona così no?
Rose continuò a camminare, mentre le parole di Malfoy rimbombavano tra le mura della sua mente. Con tutto il controllo di cui disponeva si sforzò di ignorare la vocina che premeva per farsi largo nella sua testa.
Era la consapevolezza, che cercava di gridare a pieni polmoni che per quanto fosse felice di essere la persona che era, avrebbe sempre invidiato le sue amiche.
Loro possedevano qualcosa che lei sapeva di non avere, o comunque di aver perso da tempo.
Dominique, Alice, Roxanne, Lily.. si assomigliavano tutte tra loro. Possedevano quella che Rose definirebbe "normalità".
Non nell'accezione negativa o banale del termine. Nel suo lato positivo.
Erano normali perché erano capaci di vivere la loro età come deve essere vissuta, tra svaghi, feste, amici, sport, ragazzi e pochi pensieri.
E lei le invidiava per questo.
Avrebbe dato qualunque cosa per essere come loro, ma per quanto si sforzasse, non era nella sua natura. Lei si sentiva totalmente estranea a tutte queste cose. Si sentiva sospesa a metà tra la voglia di essere una ragazza e basta, e la consapevolezza di non esserlo. E in fondo, nonostante fosse consapevole di starsi perdendo molte cose, era anche cosciente che tutto ciò che era l'avrebbe resa felice. Aveva trovato il suo sentiero. Temporaneo, questo è certo, ma era sulla strada giusta. E sapere questo le bastava.
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Looking for myself
Fanfiction"Continuo a perdermi. Ogni giorno. Mi cerco disperatamente nella testa, nel cuore, nello stomaco. Cerco dentro di me un segno che mi dica chi sono, ma trovo solo nebbia. E mi illudo di potercela fare. Di poter dire questa sono io, prendimi per quell...
