Cassandra camminò attraverso il castello, senza curarsi dei polmoni che sembravano esploderle nel petto. Reclamava aria, che sembrava improvvisamente essere diventata pesante. Il cuore pulsava all'impazzata, ma nulla era paragonabile al dolore che sentiva nella mente, in cui una sequela di immagini le stava invadendo la testa.
Non si fermò. Non si fermò neppure quando si lasciò alle spalle il portone del castello, immergendosi nel verde attorno ad esso. Era pomeriggio, il sole splendeva alto nel cielo, ma dentro di sé sentiva che era appena calata la notte.
Non si fermò finchè non ebbe raggiunto il platano picchiatore. Solo a quel punto fu costretta a fermarsi. Con un gesto rapido e distratto, lo immobilizzo, affrettandosi a infilarsi nel passaggio segreto proprio alle radici dell'albero.
James aprì la mappa del malandrino, dopo che Rose gliel'ebbe restituita.
"Giuro solennemente di non avere buone intenzioni." si affrettò a dire con una morsa allo stomaco. Doveva trovare Cassandra, subito. Non fu un'impresa particolarmente difficile. Il suo nome spiccava solitario vicino al salice schiaffeggiante. Inarcò le sopracciglia confuso, mentre si chiedeva cosa diavolo stesse facendo la ragazza. Quando le lettere scarlatte del suo nome si dissolsero dalla carta, capì che aveva imboccato il passaggio segreto.
Ma quel passaggio conduce a Hogsmade, pensò. Cosa diavolo sta andando a fare?
Senza perdere tempo a pensarci, James si scaraventò per le scale, deciso a raggiungerla.
Cassandra uscì dalla stamberga strillante, incamminandosi verso il villaggio. Una leggera brezza le scompigliò i capelli, facendo seccare le lacrime sul suo volto. Non si era nemmeno accorta di stare piangendo. Hogsmade era deserta. Era un fatto strano, se si pensava che erano le due di pomeriggio di un giorno settimanale. Avanzando attraverso il villaggio, troppo scossa per accorgersi di essere seguita, imboccò la viuzza che conduceva da Shivershaft. Solo una volta che la porta si fu chiusa alle sue spalle, poté tornare a respirare. Con un gesto distratto e veloce si scacciò le lacrime dal viso, cercando di rendersi presentabile.
Il suono del campanellino di ingresso aveva annunciato la sua presenza, perciò non si spaventò quando dal retrobottega sbucò la testa del signor Bluefeather, il proprietario.
"Sei arrivata presto, come mai?"
Un uomo sulla sessantina comparve dal buio, facendo sparire l'aura di pericolo che l'aveva circondato nella tenebre. La forte luce nella bottega illuminò il suo volto, facendo risplendere un debole e dolce sorriso.
Brizzolato, con un piccolo paio di occhiali rotondi e una pancia sporgente dal grembiule da lavoro, il signor Bluefeather aveva l'apparenza di essere uno di quei nonni saggi tutto zucchero che le facevano venire in mente i racconti di Albus e Rose riguardo al loro nonno Arthur.
E in effetti, nonostante in principio non sembrasse ben disposto nei suoi confronti, dopo tre mesi si poteva dire che si stesse in qualche modo affezionando a lei. Cassandra gli ricordava moltissimo sua figlia, morta durante la seconda guerra magica, nella battaglia di Hogwarts.
Cassandra sorrise con quanta più sincerità poté, ma era così scossa che la sua capacità di mascherare i sentimenti l'abbandonò, lasciandola esposta all'indagine minuziosa del vecchio proprietario.
"È successo qualcosa Cassandra?" Chiese con preoccupazione, dopo averla guardata in volto e aver colto la scintilla di tristezza nei suoi occhi.
Lei, senza più controllo su se stessa, abbassò le proprie difese, permettendo a quella che più di tutte poteva avvicinarsi alla figura di un padre, di accoglierla tra le proprie braccia.
Il signor Bluefeather la abbracciò con calore, leggermente stupito dalla situazione.
Con una mano le massaggiò dolcemente i capelli, consolandola e lasciando che le lacrime così a lungo represse potessero portare un po' di sollievo alla ragazza.
James osservò la scena sbirciando dalla vetrina del negozio. Quando le lacrime cominciarono a scendere sul volto dell'amica, perse leggermente l'equilibrio.
Si sedette a terra, lasciando andare indietro la testa contro il muro. Le cime dei tetti delle caratteristiche casette di Hogsmade lo riparavano dal sole, permettendogli di guardare il cielo senza dolore, fisico per lo meno. Qualcosa dentro di lui si stava lacerando, una fibra alla volta. Pensò a Cassandra e a quanto fosse stato immaturo. È vero, lei lo aveva ferito. Lo aveva messo da parte senza una spiegazione, pugnalandolo con un gesto meschino come quello di lasciare la squadra di Quidditch. Eppure, più montava i pezzi a sua disposizione di quel grande e complicato puzzle, più qualcosa di non ancora definito gli si presentava alla mente, facendogli pensare che ci doveva essere un motivo per tutto quello che era successo, solo che non poteva ancora capire quale.
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Looking for myself
Fanfiction"Continuo a perdermi. Ogni giorno. Mi cerco disperatamente nella testa, nel cuore, nello stomaco. Cerco dentro di me un segno che mi dica chi sono, ma trovo solo nebbia. E mi illudo di potercela fare. Di poter dire questa sono io, prendimi per quell...
