"Bene Malfoy, riprendiamo da dove ci eravamo interrotti." annunciò Rose attraversando la stanza e gettando il mantello su una delle poltrone. Era passata una settimana da quando aveva mostrato per la prima volta quel luogo al ragazzo, e nel frattempo sperava avesse fatto delle ricerche, specialmente sui pensatoi.
Il Serpeverde era fermo appena oltre la soglia, con lo sguardo piantato sulla fotografia di Donovan. C'era una domanda, come tante altre, che lo stava logorando. Il divieto che Rose gli aveva imposto non l'avrebbe trattenuto, e lui lo sapeva bene, ma temeva comunque la sua reazione.
"Perché lo fai Weasley? Davvero, non capisco." gli scappò prima che potesse mordersi la lingua. Con la coda dell'occhio osservò la reazione della ragazza. Sembrava essersi pietrificata sul posto, la sua postura si era irrigidita e i piedi si erano ancorati al pavimento.
Cosa avrebbe dovuto rispondere, si chiese Rose. Quella domanda era così semplice, ma la risposta era sepolta nel profondo dentro di lei, e non era sicura di voler scavare per trovarla. Finora aveva ignorato quella piccola domanda, l'aveva relegata in un angolo della sua mente, sperando di poterci pensare una volta che fosse stata pronta. Ora però, Malfoy gliel'aveva scaraventata addosso. Dannato di un Malfoy. In qualche modo riusciva sempre a farla incazzare. Non era pronta, diamine. Non era pronta affatto. Con tutta la forza che riuscì a trovare, soppresse la vocina nella sua testa che stava cominciando a scatenare un uragano dentro di lei. La spense, sperando di essere ancora in tempo a fermarla.
"Perché è la cosa giusta da fare." rispose. Non era una bugia, ma non era nemmeno la verità. Provò a dare un tono deciso a quelle parole, sperando di convincere Malfoy a stare zitto e a non fare altre domande, ma non risultò convincente neppure a se stessa.
"Tutto qui? Cioè, voglio dire... mi sembra una buona ragione, ma non ti pare anche insufficiente?" azzardò Scorpius, maledicendosi mentalmente per la sua indiscrezione. Era troppo curioso, doveva riprendere controllo di sé. Non era nel suo carattere insistere, ne tantomeno interessarsi agli altri. FATTI GLI AFFARI TUOI, gli gridò la sua coscienza.
Rose fu sul punto di affatturarlo, ma poi un pensiero la paralizzò. Era stato umano. Finora, Scorpius era stato umano. Non l'aveva insultata, non l'aveva derisa, era stato cauto e l'aveva contraddetta con una delicatezza assolutamente estranea al suo comportamento. Perché?
Collegando ogni pezzo dei loro precedenti incontri, la risposta sembrò esploderle nella mente. Come aveva fatto ad essere così cieca? Non era umanità la sua, era pietà.
Rose si sentì fremere di rabbia, umiliata al pensiero di suscitare pena nella persona che più la odiava al mondo, e che lei più detestava sulla faccia della terra. Era a questo che si era ridotta? A fare pietà al suo peggior nemico?
Con sguardo gelido riportò l'attenzione su Malfoy, cancellando ogni traccia di emozione dal suo viso.
"Stammi bene a sentire, Malfoy. Quello che ti ho raccontato non cambia assolutamente niente tra di noi. Non provare ad avere pietà di me, hai capito? Non importa quanto aiuto mi darai, non importa quanto mi sarai utile, io continuerò ad odiarti sempre." sputò, forse in un eccesso di rabbia. L'odio era una sorta di malattia. Il suo corpo non lo tollerava. Vero, Malfoy era una spina nel fianco, e non sopportava la sua continua guerra contro di lei, ma non ne poteva più di odiarlo. Avrebbe tanto voluto chiuderla lì e basta, troncare ogni rapporto con lui, passare all'indifferenza.
Il ragazzo la guardò sorpreso per un secondo, ma fu un secondo soltanto. Dopodiché, il suo viso divenne una maschera di indifferenza, imperscrutabile come al solito.
"Meglio così, sono stanco di fingere. Non credere però che mi beva la storiella della lotta per la giustizia, Weasley, perché è un'enorme stronzata. Mi chiedo solamente quanto disperata tu debba essere per gettarti a capofitto in qualcosa di enorme e che evidentemente non hai la più pallida idea di cosa sia." sibilò con freddezza, guardandola tagliente.
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Looking for myself
Fanfiction"Continuo a perdermi. Ogni giorno. Mi cerco disperatamente nella testa, nel cuore, nello stomaco. Cerco dentro di me un segno che mi dica chi sono, ma trovo solo nebbia. E mi illudo di potercela fare. Di poter dire questa sono io, prendimi per quell...
