Justin restò a guardare nel vuoto quando lo schermo diventò nero. Quelle immagini rimasero impresse nella sua mente ed i suoi pensieri divennero un po' troppo pesanti per i suoi gusti. Poggiò i gomiti sulle ginocchia, poi portò la testa tra i palmi delle sue mani.
-Sophia- sussurrò tra sé e sé.
Proprio in quel momento sentì un rumore provenire dalla porta di quella stanza, segno che qualcuno aveva bussato.
-Non rompetemi le palle!- esclamò, esausto.
-Justin, credo sia il caso di svegliare la tipa- disse il ragazzo.
Lui sbuffò, poi si alzò ed uscì dal suo ufficio, chiudendo la porta dietro le sue spalle.
-Bro, tutto bene?- chiese Dean.
-Si, è tutto a posto- rispose. -Dov'è Sophia?-
-In cantina- gli rispose l'amico.
Ma ora cosa dovevano farsene di lei?
Lui non poteva balzar fuori dopo un anno. Non poteva farsi vedere, assolutamente. L'avevano presa semplicemente perché lei aveva avviato delle ricerche per sapere chi era davvero il tipo che doveva darle della roba, e sapevano che con la sua determinatezza sarebbe riuscita ad ottenere ciò che voleva. Per questo, Justin decise di catturarla.
-La porteremo da McDaniel- parlò dopo qualche minuto il leader.
L'altro strabuzzò gli occhi.
-Fin lì?- domandò. -Jus, guarda che è davvero un viaggio, sono almeno nove ore e mezzo di macchina- sbottò ancora.
-I toni, Dean- disse con calma lui. -Si farà come dico io- ordinò.
Fece per andare di nuovo in ufficio, poi si girò.
-Ah... e preparati, perché sarai tu ad accompagnarla- lo avvisò, con voce ferma.
Il compagno si stizzì, mentre Justin fu pronto per entrare di nuovo nella stanza e prendere il cd.
-Fanculo- disse a voce bassa l'altro.
-Come, scusa?- chiese indispettito Bieber, sporgendosi dalla soglia.
-Nulla, nulla- rispose il moro.
...
Lei invece era ancora lì giù, chiusa in una stupida cantina di una stupida casa che lei nemmeno conosceva. Sentì i due ragazzi andar via e per questo, dopo dieci minuti pieni, decise di alzarsi. Provò ad aprire la porta, ma come da copione era chiusa a chiave e la chiave non c'era. Prese allora una forcina che aveva tra i capelli e la usò per sbloccare la serratura. Aprì la porta cercando di fare meno rumore possibile e vide se all'esterno c'era la chiave.
-Perfetto- disse a bassa voce, trovando quel che voleva.
La estrasse da lì e la prese con sé, entrando di nuovo dentro, per poi richiudere nuovamente, così da poter avere un po' di tempo per cercare le sue cose.
Guardò qui e lì e finalmente ritrovò la sua borsa, dietro il divano su cui lei era prima. Subito la afferrò, cercando il cellulare al suo interno.
Ma come aveva fatto ad essere così stupida?
L'iPhone non c'era nella pochette. Sicuramente l'avevano preso quei tipi. Ed ora lei era in ansia; decisamente in ansia.
Riaprì la porta e posò di nuovo la chiave nella serratura esterna e ritornò alla posizione di prima. Qualche secondo più tardi sentì dei passi arrivare. Ora doveva affrontare chiunque si presentasse dinanzi a lei.
Il ragazzo aprì la porta e si bloccò per un po' quando la vide seduta sul divano, sveglia.
-Allora, cosa volete farmi?- si alzò lei, andandogli in contro.
-Volete farmi del male? Oppure semplicemente tenermi qui e darmi da mangiare soltanto pane e acqua? Oh no, aspetta, forse volete stuprarmi! Oh mio dio, che paura che mi fate!- esclamò lei, ironica, dopodiché scoppiò in una fragorosa risata.
-Ma come siamo coraggiose, signorina- ribatté sorridendo Dean. -Mi dispiace deluderti, amore, ma nessuna delle tue opzioni è corretta- disse ancora. -Quel che noi vogliamo fare è portarti in un luogo mooolto lontano- concluse, allungando la vocale nella penultima parola.
Il sorriso di Sophia andò in parte svanendo, facendo diventare la ragazza più seria.
-Ah, e sentiamo... dove avete intenzione di portarmi?- chiese lei, con aria superiore.
-Sai, a me non piacciono le domande- rispose Dean. -No no, piccola Devil- continuò, con tono minaccioso.
-Potrei almeno sapere quando partiremo?- chiese, puntando gli occhi in alto.
-Domani mattina, dovrai svegliarti alle sei- le annunciò.
Lei si rivolse verso di lui, stizzita.
-Dimmi come faccio a svegliarmi se non ho un fottuto cellulare per mettere la sveglia-
-Oh, certo- rise l'altro. -Adesso vado a chiedere un cellulare da darti a Jus...- si bloccò di scatto.
Il ragazzo si imprecò mentalmente per quello che aveva appena detto.
-A chi vai a chiederlo?- gli chiese Sophia.
-A Jazmine- rispose quello.
Andò subito di sopra, chiudendole la porta a chiave, e si avviò verso l'ufficio di Justin. Sfortunatamente lui non era lì ed il ragazzo fu obbligato a cercarlo in qualche altra stanza dell'immensa casa.
...
Erano ormai le due di notte e lei era ancora sveglia, su quel divano che era piuttosto scomodo, per dormire. Decise quindi di prendere l'iPhone che le avevano prestato, senza sim, per fare un po' di luce con la torcia. Quindi, si alzò e si avviò verso la porta, aprendola con una delle sue forcine. Mancavano esattamente quattro ore dalla sua partenza e non aveva ancora visto la casa, per cui... perché non esplorarla di notte? Salì le scale quanto più delicatamente poteva farlo e dopo un po' si ritrovò in quello che lei riconosceva come salone. Non c'era nessuno su quel piano e per questo immaginò che tutti erano nelle proprie camere. Quando però decise di esplorare anche queste ultime, sentì un rumore e subito pensò di nascondersi dietro un mobile, spegnendo la luce proveniente dal cellulare.
Udì i passi di qualcuno scendere le scale, poi subito dopo sentì una voce, ma non una voce qualsiasi.
Quella voce.
Pensò per qualche secondo che fosse davvero lui, ma subito abbandonò l'idea, capendo che fosse assolutamente una cosa assurda e che si era sicuramente sbagliata.
-La porteranno da te domani- disse quella voce.
E da lì, capì che quella persona parlava al telefono e che stavano parlando proprio di lei.
Ringraziò il cielo quando il tizio andò dritto in un'altra stanza, quella che probabilmente doveva essere una cucina. Decise, perciò, di ritornare nella -ormai sua- cantina. E ad ogni scala che scendeva, la sua mente continuava a convincerla che quello non era lui. O almeno lo sperava.
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Devil || Justin Bieber
FanfictionEra sempre stata una ragazza che provava rancore verso chi l'abbandonava. Un passo falso con lei ed eri completamente fuori. E quel lontano giorno di settembre la piccola e dolce Sophi era sparita, dando spazio ad un'altra persona in sé. Lui l'avev...