Capitolo 29

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Mi sveglio con le lacrime agli occhi. Non posso ancora crederci che è finita, io lo amavo. Ma ho fatto una cazzata. Una grandissima cazzata. Non dovevo dare corda a Lucas, perché ora chi ci rimette siamo io e Davide. E non è giusto. Non era così che doveva andare.
《È pronta la colazione.》dice mia madre entrando in camera rispettando come al solito la mia privacy. Mi asciugo le lacrime in fretta.
《Mamma ti avevo detto di bussare.》
《Finché vivrai sotto questo tetto io entro quando mi pare.》eccola mi mancava questa frase. Poi mi guarda meglio. Si avvicina, si siede sul mio letto e mi dice con voce dolce:《Vuoi raccontarmi?》le faccio segno di no con la testa.
《Vado a prenderti la colazione e te la porto su.》mi sorride ed esce. Guardo il telefono. 5 messaggi da Lucas: "Emi." "Dove sei?" "Ti volevo dire che mi dispiace." "Non volevo finisse così." "Scusa."
Ah adesso gli dispiace a questo... ok trattieniti. Ma come fa a non sentirsi in colpa nemmeno un po'? È il suo migliore amico. Ah già dimenticavo. Quando sei maschio due cazzotti ed è finita lì. Noi femmine uccidiamo piano piano. Molto ingiusto anche questo. Vorrei dare il buongiorno a Davide come tutte le mattine, ma lui non lo ha fatto. E di solito lo manda prima lui. Ho una matta voglia di scrivergli ma non posso. Ha detto che vuole del tempo. E devo rispettare questa sua decisione. In fondo ho sbagliato io.
Mi ero dimenticata. Oggi ho gli allenamenti. E ce li ha anche lui. Ho voglia di vederlo, ma non so come potrebbe reagire.
Non ce la faccio. È troppo forte il bisogno di scrivergli. Inserisco la password nel mio cellulare. Apro la nostra chat. Scrivo "buongiorno" con il cuore alla fine. No. Niente cuore. Lo cancello. Però è dolce. Lo rimetto. Non va bene. Non posso fare finta di niente. Lo tolgo di nuovo. Sono indecisa.

Non si era capito.

No coscienza mi dispiace ma non è un buon momento.

Non m'interessa. Pensaci bene. C'è stata una volta in cui sono intervenuta in un buon momento? Rispondo io. NO.
Quindi mi tocca dire la mia. Secondo me non gli dovresti scrivere ma gli devi parlare magari con calma.

Non ce la faccio a parlargli. E comunque non mi serve il tuo aiuto, grazie.
Cancello il messaggio. Gli devo dare il suo tempo. Come ha chiesto. E se oggi lo incontro? Ricordati che le cose organizzate non funzionano mai. Quindi vedrai sul momento.
《Emi. Posso entrare?》chiede bussando mia madre.
《Sì vieni. Lo sapevo che avresti bussato.》mi poggia il vassoio sulle gambe.
《Allora ho preso un cornetto al cioccolato, un cappuccino, qualche biscotto e un cornetto semplice.》sorride per non mostrare che è preoccupata per me.
《Grazie mamma. Prendi qualcosa tu che non mangio tutto.》
Cominciamo a servirci.
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Immersa nei miei pensieri scendo dall'autobus. Ho paura di quello che dirà, di quello che potrebbe succedere. Non voglio perderlo. Passo vicino al bar che costeggia l'entrata per gli spogliatoi. Vorrei prendere qualcosa da mangiare ma è tardi e non posso arrivare dopo l'inizio della lezione. Magari dopo. Entro negli spogliatoi e mi cambio velocemente. Mi sale l'ansia. Non voglio salire e vederlo senza il suo solito sorriso. Senza quel sorriso che mi ha fatto innamorare. Chiudo gli occhi e salgo le scale.
《Sei in ritardoooo!》urla Daniela. Cerco lo sguardo di Davide ma non lo trovo. Oggi non c'è e la causa sono io. Mi tuffo e comincio a nuotare nella corsia affianco a Gaia. Facciamo 10 vasche da 25 metri e successivamente Giada ci dà il programma. È molto pesante ma é meglio così. Ho bisogno di sfogarmi e già so che le ragazze della mia corsia non saranno felici.
《Sei pronta?》mi domanda Gaia.
《Pronta.》
Cominciamo. Ad ogni bracciata sento come se un pezzettino del vaso rotto si rincollasse, come se piano piano quello che è successo con Davide si stesse riaggiustando. Per questo ho bisogno del nuoto. È simile alla colla. Ma a differenza di essa il nuoto ripara tutto quello che provi mentre a volte la colla non regge.
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Saluto le ragazze nello spogliatoio ed esco. Stasera torno a piedi. Sono stanca e vorrei andare in macchina ma mamma non può venirmi a prendere e nemmeno papà. Però posso prendere qualcosa da mangiare. Arrivo davanti al bancone e vedo tutti i tramezzini messi in fila. Il mio preferito è quello al prosciutto e formaggio, come quello di Giada.
《Uno di quelli.》dico indicando il tramezzino.
《Anche per me.》dice un'altra voce. È Davide. Mi giro.
《Ciao.》mi saluta un po' imbarazzato.
《Ciao.》ricambio abbassando lo sguardo.

Emily》rabbrividisco, non mi ha quasi mai chiamato per nome intero 《ci ho pensato.》
Voglio sapere che ha deciso. Quest'attesa sembra lunghissima.
《Mi ha dato molto fastidio quello che è successo. Conosco te, ma conosco anche lui. So che non sei tu che hai provato a baciarlo perché non lo faresti mai. Ma comunque il bacio c'è stato.》non capisco se mi vuole lasciare o se vuole restare con me.
《Ho pensato molto e sono arrivato alla conclusione che ho bisogno di te non solo come amica.》mi prende dai fianchi, avvicina la sua bocca al mio orecchio e sussurra:《Ti amo.》ci chiudiamo in un bacio lungo e silenzioso.
《Ecco a voi.》tutta quest'esplosione di emozioni viene interrotta da una cameriera ficcanaso.
《Grazie.》dico con la faccia imbronciata.
《Sono bellissime.》dice lui.
《Cosa?》chiedo.
《Le tue fossette quando fai il broncio.》sorrido.
《E anche quando sorridi in questo modo.》mi sporgo in avanti e gli do un bacio a stampo.
《Andiamo a casa? Mi dai un passaggio?》gli chiedo.
《Sì pago e andiamo.》apre il portafoglio ma gli cade tutto quello che aveva dentro. Mi chino per aiutarlo a raccogliere. Vedo una foto strappata a metà.
《Chi è questo bambino?》domando.
《Ero io da piccolo.》
《Ma sul serio? Non ci assomigli per niente. Forse gli occhi. Ma sei cambiato una cifra.》
《Tu ce l'hai una tua foto?》
《Sì aspetta.》apro la cover del telefono e insieme ai soldi tiro fuori una foto strappata. Assomiglia alla sua. Alzo la testa in uno sguardo d'intesa con Davide. Spero solo che non sia quello penso. Guardo me da piccola e poi guardo lui. La tensione si fa sentire. Avviciniamo piano le due foto senza smettere di guardarci negli occhi. I pezzi combaciano. Giriamo la foto, c'è scritto: "Ai miei adorati figli, Emily e Davide. Da papà Massimo."

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