10 Gennaio 2017
Infilo una lettera per Mattia sotto la porta con complice Rebecca, sua sorella. Poi scappo in macchina per tornare a casa senza farmi vedere.
Oggi è il suo compleanno e, anche se non ci sentiamo da molto, in qualche modo devo dimostrargli quanto io tenga a lui e al nostro amore; spero con tutta me stessa che lui la legga.
Queste passate sono state settimane devastanti, non mi ero mai sentita così "svuotata" prima. Dopo il mio ricovero in ospedale, io e Mattia non ci siamo più visti, inizialmente per me è stato traumatico dato che c'è stato di mezzo anche il Natale, ma poi ho iniziato a capire che rinchiudermi in me stessa ancora una volta non era il modo giusto di affrontare la situazione.
Ho spiegato tutto ai miei genitori i quali ovviamente non hanno preso bene la notizia, ma con l'aiuto di Tata Maya hanno iniziato a starmi accanto e ad aiutarmi in questo periodo per me nero. Sopratutto mamma si è dimostrata molto attenta nei miei confronti e il mio fratellone, anche se per poco dato che è dovuto ripartire, mi è stato di grande aiuto, come sempre.
Come ho scritto anche nella lettera, ho voluto lasciare a Mattia tutto lo spazio possibile, certo sempre facendomi dire da sua mamma e sua sorella come sta e che fa ogni santo giorno.
Ho deciso di non scrivergli e di non ammorbarlo con le mie solite lagne, che però hanno dovuto sopportare la mia amica Rebecca e la mia famiglia.
Onestamente non so chi mi stia dando la forza per andare avanti, forse questo ranocchietto dentro di me che piano piano inizia a farsi sentire sempre più. So solo che mi sento più forte, decisa a riprendermi il mio Mattia, costi quel che costi.
Mattia's POV
Sfido chiunque a dire di non amare il giorno del proprio compleanno: gli auguri, le mille attenzioni, i pensierini, i messaggi inaspettati e quelli immancabili, gli abbracci della mamma e le battute degli amici.
Poi ho loro, tutte le persone che da anni mi seguono e alimentano la mia passione per la musica: sto ricevendo parole di gratitudine immensa, parole d'amore profondo, auguri mai visti prima. Adoro tutti loro, sono meravigliosi.
Però quest'anno è diverso, qualcosa manca; Lei manca.
Non mi sono fatto più vivo da quella notte in ospedale, inizialmente i primi giorni ho ricevuto molti suoi messaggi, ma, come il più delle volte, il mio orgoglio ha vinto su tutto e con il passare dei giorni anche lei ha smesso di cercarmi.
Maledetto me, come ho potuto però lasciarla da sola?
Avevo bisogno di tempo per riflettere, un po' di tempo per me. Non è stato facile apprendere la notizia in quel modo, mi sono sentito preso in giro, escluso, impotente; mi è caduta addosso tutta la nostra storia, le nostre promesse e tutte le certezze.
Tutti non fanno altro che darmi consigli, mi dicono cosa dovrei e non dovrei fare; mia madre prova a parlarmi essendo che considera Micole una figlia, ma in questo momento non riesco ad ascoltare nessuno.
Mia sorella prova a fare da intermediaria tra me e Micole e onestamente questo mi sta bene: spesso le chiedo di dirmi come lei stia e come procede la gravidanza; sono deluso sì e voglio starle un po' lontano fisicamente, ma io la amo e mentalmente non mi dividerà mai nessuno da lei.
Ad interrompere i miei pensieri è il telefono, che squilla incessantemente in cerca di qualcuno che risponda.
『Oh Davide!』esclamo leggendo il suo nome sullo schermo.
『Tanti tanti auguri cujò! Buon compleanno! Te stai a fa vecchio eh!』
『Eh 'namo su, nun me lo di'! In fondo so' solo ventotto.』rispondo ridacchiando e spostando il telefono sull'altro orecchio.
『Sentime Mattì, c'hai mezz'ora per preparatte che ce ne andiamo a festeggià a casa mia a Fregene insieme a Federico, Fabio e Andrea. Nun hai scuse, nun vojo senti' niente!』
Sono costretto a fare come dice lui, in fondo una serata con gli amici può solo che farmi bene, ho bisogno di distrarmi un po' e di divertirmi. Preparo le mie cose e aspetto che mi venga a prendere.
«Rebè, cos'è questa?» chiedo a mia sorella indicandole un foglio ripiegato per terra davanti la porta.
Lei fa finta di niente, ma mi incita a prenderlo. Leggo di sfuggita che è una lettera da parte di Micole e poi la infilo nella tasca del pantalone.
«Che fai, nun la leggi?» chiede Rebecca preoccupata. Capisco che sicuramente ne era a conoscenza.
«Tranquilla, lo farò quanno avrò tempo, ora sto uscendo!» le rispondo mettendo il giubbino e salutandola con un bacio da lontano.
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L'ECO DELLA LIBERTÀ | BRIGA
Fanfiction«Sono Mattia e sono Briga, sono l'insicurezza e l'arroganza, la fragilità e la forza, la paura e la poesia, il giorno e la notte, i pugni al muro e le carezze. Ho due cuori, tutti i duri ne hanno due.» « E allora ti prego dammene uno, perchè il mio...
