Justin
Sentii il materasso sotto di me muoversi, il che mi portò a strofinare gli occhi con le dita per qualche secondo sentendo la presenza di qualcuno.
«papà» sentii sussurrare dalla voce calda e innocente di mia figlia.
Aprii gli occhi lentamente trovando Hazel poggiata sulle gambe accanto a me. «che c'é, piccola?» chiesi con voce impastata dal sonno.
«ci sono i tuoni, posso dormire con te?»
Paura dei tuoni, come sua mamma.
I suoi occhi diventarono quasi enormi, sporse il labbro inferiore verso l'esterno cercando di intenerirmi, ma si sapeva benissimo che avrei ceduto alle sue suppliche anche senza quel suo sguardo da cerbiatto.
Spostai il lenzuolo e le feci cenno di infilarsi sotto le coperte e così fece. La coprii e poi la strinsi a me, presi ad accarezzarle i lunghi capelli biondi e poi le baciai la tempia. Si addormentò in pochi minuti, mentre io sembrai perdere completamente il sonno.
Chiusi semplicemente gli occhi, lasciando andare il cervello verso un'unica direzione: Lex. Avrei tanto voluto essere con lei, non importa se lì a Toronto o qui a Washington.
La sentii distante al telefono quel pomeriggio e non ne capivo il motivo, sopratutto perché le chiesi più volte se stesse bene e lei confermava. Anche il fatto che non chiamò mi fece incuriosire e innervosire: mi chiamava sempre la mattina, prima di andare a lavoro. Inoltre Hazel non parlava con sua mamma da due giorni, faceva i soliti capricci e avevo anche paura che Lex stesse prendendo le distanze da tutti. Ma perché anche dalla bambina?
Finii per non chiudere occhio tutta la notte, suonò la sveglia e alle otto dovetti alzarmi quando non ne potei più di stare a letto.
Lasciai Hazel dormire ancora un po' mentre io andai a farmi una doccia. La stanchezza mi stava mangiando vivo, sentivo anche gli occhi chiudersi da soli e una doccia fredda non poteva che farmi bene.
Lasciai che il getto d'acqua mi colpisse in pieno viso, quasi mi sentì nuovo. Rimasi sotto l'acqua per qualche minuto, poi uscii. Mi asciugai velocemente e poi mi vestii. Tornai da Hazel e la scossi leggermente, a mia sorpresa si svegliò subito.
«piccola, è ora di alzarsi» le dissi sorridendole.
Mugolò qualcosa che non capii e mi ricordai di sua mamma, erano dormiglione allo stato puro allo stesso modo.
Quando si alzò
Quando si alzò, la lasciai a prepararsi mentre io andai a prepararle la colazione, il solito latte e biscotti.
Avvertii il cellulare vibrare nella tasca dei miei pantaloni e lo presi. Era un messaggio da parte di Charlotte.
Tra un'ora nel mio ufficio, ho un compito per te.
Roteai gli occhi, sperando non fosse un'altra missione. Non era il momento, non ero abbastanza concentrato per fare una missione protezione testimoni.
Hazel scese le scale, correndo come suo solito ed ero stanco di ripeterle che sarebbe potuta cadere.
La aiutai a sedersi sullo sgabello, era ancora piccolina e non arrivava a farlo sola.
«su, piccola, mangia» mormorai versando il latte nella tazza davanti a lei. «papà deve lavorare oggi»
Arrivai alla base con qualche minuto di ritardo ma non mi importava, Charlotte avrebbe capito e poteva aspettare. Entrai con Hazel nell'edificio e lei subito corse verso sua nonna, la quale la prese in braccio.
«nonna!» urlò mia figlia.
«ciao piccola» la salutò. Charlotte da qualche giorno vestiva di nero, ed era la prima volta che la vedevo dopo il funerale di Mike. Non ammise niente, ma anche io come Lex ero sicuro che tra loro le cose stessero cambiando. Immaginai fu un brutto colpo anche per lei.. Perdere l'amore di una vita non era facile, come non lo era perdere un padre amorevole, un suocero amichevole e un nonno sempre presente.
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𝘾𝙄𝘼 - 𝘾𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡 𝙄𝙣𝙩𝙚𝙡𝙡𝙞𝙜𝙚𝙣𝙘𝙚 𝘼𝙜𝙚𝙣𝙘𝙮 𝟮 ➳ 𝙟𝙗
Fanfiction"Sono tornata per stare con la mia famiglia, non per rivivere l'incubo di venti anni fa." [Sequel di CIA - Central Intelligence Agency] © Tutti i diritti riservati | avonskater, 2018. cover by @castellidicarte
