Capitolo 5 - Risposte

4.8K 191 20
                                        


...baciami ...

Incontrò di nuovo Mevkibe, la raggiunse in biblioteca, la voleva ringraziare per aver convinto Sanem a vederlo, anche se da quell'incontro aveva raccolto più dubbi che certezze.

" Buongiorno signora Mevkibe, come sta?
"Sto bene CanBey"
"Avevamo detto solo Can"
Mevkibe gli sorrise "Can, certo, figlio mio"
"Volevo ringraziarla per aver convinto Sanem ad incontrarci. Lei è molto arrabbiata con me e ne ha motivo anche se io non avrei potuto fare diversamente. Ha perso fiducia in me."
"Capisco"
"Ci tenevo a vederla di persona, sappia che non è stata mia intenzione fare del male a Sanem e che da adesso, se servirà, la proteggerò"
" Grazie Can bey, cioè Can, ti ricordo però che Sanem ha un marito adesso"
"Che lei approva?"
Mevkibe restò un attimo in silenzio, poi prese il viso di Can fra le mani e lo guardò con affetto: "Figlio per una madre che ha vissuto la malattia di una figlia così come l'ho vissuta io, vedere la sua disperazione, la sua depressione, vederla perdere ogni voglia di vita e di reagire e poi vederla tranquilla è già abbastanza"
"è vero. Lo capisco. Ma a lei non manca la Sanem che combina guai, non ha nostalgia della figlia che scappa dalle finestre?.."
Capì di averla messa in difficoltà e cambiò discorso distogliendo gli occhi, si guardò intorno, la biblioteca si era arricchita di nuove librerie, altre sedie, in un angolo un computer e altre apparecchiature..
" vedo che la biblioteca è cresciuta"
" si grazie, è molto frequentata inshallah"
" Cos'è quello?" le chiese indicando un computer con altre apparecchiature attaccate in un angolo,
" Oh quella è l'ultima trovata di Ayhan"
" Ayhan, la cara amica, come sta?"
" Ah Ayhan sta bene, certo un po' indaffarata in questo periodo. Non so se sai che si sposerà a breve con Cey-Cey"
" Cey cey si sposa- sorride- mi fa piacere. Mi son perso davvero tante cose. Tutti sembrano aver trovato la loro pace, mio fratello, Leyla, Ayhan CeyCey...
" ...Osman".
" Osman? "
" sì, si è sposato con una sua collega di lavoro, un'attrice. Ormai è un anno, aspettano il loro primo figlio. Allah, i miei ragazzi cresciuti fra queste strade... avranno la loro famiglia e noi vecchi aspettiamo solo i nipoti".
Poi accorgendosi dell'evidente dolore di Can, toccò a lei cambiare discorso "Sai io sono ancora sindaco del quartiere e Ayhan si è inventata una radio locale, l'ascoltano proprio tutti, diamo le notizie che ci riguardano da vicino, informiamo sui nuovi nati, le feste, le offerte dei negozi, i corsi che organizziamo, mettiamo la musica che ci ricorda la nostra giovinezza e che tramanda le nostre tradizioni. Anche per chi adesso non ci abita più è un modo di restare vicini al quartiere. Anche Leyla e Sanem l'ascoltano sempre..."
" E' molto bello, un' idea super." le rispose educatamente
"Erkenci Radio. la trovi su internet, non chiedermi come perché ancora non l'ho capito..."
Can, pensò a quel mondo che ormai gli era lontano, dove sembrava che tutti avessero trovato il loro posto. Solo lui è ormai distante da tutto, solo lui non ha ancora una casa,...forse avrebbe dovuto andarsene....
In quel momento il suo telefono si mise a squillare era Metin:
" Dimmi Metin,..sei sicuro? ... ho capito. Va bene , grazie Metin.
Hai parlato con Samira? si? ... perfetto. Ci sentiamo più tardi, grazie"
Chiuse la telefonata carico di notizie nuove e interessanti: quindi Kemal era già stato sposato e sua moglie era morta , inoltre era lui alla guida della macchina con la quale sua sorella aveva avuto l'incidente.
Chissà se Sanem era al corrente di questo.
Non restava che aspettare domenica e sperare di vederla.
Salutò Mevkibe e le promise che sarebbe tornato a farle visita.
Salì in macchina dove Kopy lo aspettava tranquillo.
Adesso aveva un problema più pressante da risolvere
Un frigorifero da riempire e un cane da sfamare.
- il grande Can Divit dovrà andare al Supermercato-

Finalmente arrivò domenica. La casa di montagna era un piccolo chalet appartenuto ai nonni dei Divit. Riportava alla memoria tempi felici quando usciva di collegio e faceva i fine settimana col padre.
Can arrivò presto, Kopy si lanciò all'inseguimento di qualche preda immaginaria, pur restando nelle vicinanze. Erano pochi giorni che stavano insieme ma l'amore incondizionato di quel cane gli risollevava il morale.
Lo sentiva russare di notte, steso nella sua cuccia vicino alla porta e il suono lo faceva comunque sentire meno solo.
Ad un tratto Kopy si fermò ed iniziò ad abbaiare mettendosi in posizione difensiva davanti a lui "figuriamoci, farmi difendere da questi cinque chili di pelo..." rise.
Era la macchina di Emre, convertitosi ad un comodo SUV. Ormai erano passati i tempi delle cabriolet... "siamo tutti cresciuti in questi anni" pensò Can.
Suo fratello scese, aiutando Leyla con un bambino in braccio e lui si avvicinò per aiutare Sanem a scendere.
Lei aveva un solo bastone per sorreggersi, un morbido completo caldo di maglia ed aveva un'aria molto seria. Rifiutò il suo aiuto con un solo gesto.
"buongiorno a tutti" salutò Can facendo come se nulla fosse.
Si avvicinò a Leyla e guardò suo nipote, bello, biondo, occhi azzurrissimi, che a sua volta lo guardava con evidente interesse.
Emre lo prese in braccio, mentre Can salutava Leyla "Ahmet, guarda questo è lo zio Can" Ahmet prima timido nascose il faccino nel collo del padre guardandolo di sottecchi, poi evidentemente decise che era persona affidabile perché gli allungò le braccine e Can lo prese fra le sue, piccolo, indifeso, fiducioso.
Ahmet gli acchiappò la barba con le sue manine umide e fece solo un "Uh"
"Uh anche a te Ahmet, sei bellissimo come tua madre" e il bimbo rise. Poi vide il cane che da bravo si era seduto ad osservare la scena. Indicò Kopy smuovendosi frenetico e facendo intendere di volergli andare vicino.
"Tranquilli abbiamo fatto visita dal veterinario, Kopy è sano come un pesce, vaccinato, lavato strigliato e forse più pulito di me" disse Can
si abbassò con Ahmet in braccio vicino a Kopy che prima lo annusò piano e poi iniziò a piegarsi invitandolo a giocare, rotolandosi sull'erba e facendo piccole corse intorno. Tutti scoppiarono a ridere
"Adesso ne abbiamo due di bambini a cui badare" osservò Emre.
"Avete un bambino bellissimo, sono molto felice per voi"
Leyla riprese Ahmet e Can potè avvicinarsi a Sanem che era rimasta silenziosa ad osservare la scena.
"Ciao Sanem, grazie di essere venuta anche se sapevi che sarei stato dei vostri"
"Ciao Can, è solo una giornata con Ahmet, che è tuo nipote, quanto il mio, mi fa bene stare all'aria aperta e devo fare esercizio"
"Se sei d'accordo, Sanem, vorrei che oggi facessimo come se non ci fosse un passato, viviamo questa giornata come se niente fosse stato. Ho bisogno di avere una giornata serena, con mio fratello, con te, con la mia famiglia"
Sanem annuì, lo guardò sempre con quella sua aria triste "certamente Can"
E lentamente insieme si avviarono verso casa, stava ben attento a non sfiorarla nemmeno ma pronto a sostenerla nel caso ne avesse avuto bisogno. Camminarono un po' così in silenzio sul prato davanti a casa.
Poi Emre e Can accesero il fuoco, misero la carne a cuocere, Leyla e Sanem parlavano tranquille al sole. Era come se quella giornata fosse sospesa nel tempo, come se i loro destini, le loro vite avessero ripreso esattamente da un attimo prima di quel maledetto compleanno due anni prima. C'erano due fratelli, due sorelle, un nipote, un cane, un barbeque e discorsi leggeri, piccole beghe familiari, informazioni su Cey Cey che si stava per sposare e che stava facendo impazzire tutti in agenzia con le sue sparate.
Dopo pranzo rientrarono in casa, nell'ampio salotto, Ahmet faceva il suo sonnellino nella sua sdraietta posata sul folto tappeto, Kopy gli si stese accanto di guardia.
Can si avvicinò a Sanem che stava guardando assorta il panorama delle montagne e dei boschi.
"E' molto bello qui"
"si è molto bello" disse Can guardandola e sorrise ripensando alla stessa frase detta ormai tanto tempo prima davanti al mare.
"Tuo marito è un uomo molto comprensivo, non ha fatto storie sapendo che io sarei stato qui? come mai lui non è venuto?
"se fosse venuto, per te sarebbe stato un problema?" disse Sanem
"No, ma se io fossi stato tuo marito non sarei stato contento che tu passassi una giornata con un ex" rispose Can
"Un ex con la storia che abbiamo avuto noi? - fece una piccola pausa - Si hai ragione mio marito è un uomo molto comprensivo ..."
"Emre mi ha detto che non lavori più in agenzia. come mai? eri una bravissima copywriter con una spiccata creatività..."
"Sono ancora molto assorbita dal mio recupero fisico e a Kemal non fa piacere che io lavori"
Can non replicò, anche se avrebbe avuto molto da dire.
Sanem stette per un po' in silenzio guardando fuori, assorta forse nei pensieri. Can in silenzio le stava accanto, Non si sfioravano nemmeno ma erano racchiusi come in un alone impalpabile di calore.
Leyla ed Emre li guardavano da lontano, erano solo due persone davanti ad una vetrata, divise eppure unite.
Leyla bisbigliò "Emre lo vedi anche tu?"
"Sì, sono come una cosa sola. Dobbiamo solo avere fiducia Leyla, solo fiducia"
Sanem ad un trattò voltò la testa nel silenzio che era caduto fra di loro, lo guardò per la prima volta negli occhi, guardava lui intenzionalmente, non era un semplice sguardo come ne erano passati fra di loro tanti in quella giornata.
Guardava i suoi occhi scuri e disse quasi senza volere "Can portami via, portami dove posso stare sola con te".
Can incredulo annuì muovendo solo la testa, non voleva rischiare che lei cambiasse intenzione.

KEMALDove le storie prendono vita. Scoprilo ora