Sveglia. Cartella. Colazione. Pancake. Sciroppo d'acero. Succo di frutta. Vestiti. Bagno. Autobus. La solita routine scolastica di Christine era ricominciata da poco più di un paio di giorni e lei si sentiva già sfinita. Anche i corsi prescolastici erano riniziati e tra il gruppo sportivo di hockey di Nora, quello di rugby di Brooke, il club di teatro di Kurt e Emily e il suo club di nuoto, non era più riuscita a combinare delle uscite con gli amici. Gli unici momenti in cui le capitava di incontrarli e trovare a malapena il tempo di scambiarsi due chiacchiere erano l'autobus e i corridoi della scuola pubblica di S.W.Jameson durante gli scambi d'aula.
- Io vado- urlò aprendo la porta che dava sul vialetto, zaino appeso flosciamente su una sola spalla e cuffiette attorcigliate in una mano.
- Ricordati che quando torni io e papà non ci siamo Chris, hai il panino in frigo- le rispose la madre con la sua voce snervante dal piano di sopra. La ragazza chiuse sbattendo, involontariamente, la porta, e si incamminò per il vialetto tra le foglie secche arancioni già scese a terra. Lanciò un rapido sguardo al giardino del vicino, in cui, in un tempo che sembrava lontano un'eternità, aveva visto la mano scheletrica snodarsi dal tronco di un albero. Adesso era tutto tranquillo. Dalla finestra del soggiorno dell'altra casa che dava sul suo giardino, la ragazza vide Robin, il figlioletto di otto anni dei vicini di casa, che la salutava sventolando una mano, il sorriso raggiante e leggermente sdentato, tipico dei bambini. Lei ricambiò felice. Arrivata al cancelletto, l'autobus aveva già accostato alla fermata. Camminò più veloce e riuscì a salire prima che l'autista, già spazientito, mettesse in moto lasciandola a piedi. Si guardò intorno delusa: tutti i posti erano già occupati. Mentre percorreva lo stretto corridoio tra i sedili, salutò con un cenno Jack, l'amico di Kurt, e Nora, che non la notò perchè teneva lo sguardo perso nel paesaggio del finestrino, cuffiette nelle orecchie. Arrivata in fondo, si accorse che c'era ancora un posto, vicino a un ragazzo voltato di spalle.
- Posso?- gli chiese senza esitazioni. Percepì il ragazzo annuire, nonostante lui non si voltò minimamente a guardarla in faccia. Christine si sedette e sistemò lo zaino tra i suoi piedi. Fece partire la musica e iniziò a guardare fuori dal finestrino: stavano passando in Jackson Street, la strada principale e piena di negozi del centro storico di Willow Creek. I commercianti, quel venerdì mattina del 10 settembre, sembravano particolarmente accesi e si stavano già dando da fare a pulire le vetrine e girare il cartello da "chiuso" ad "aperto". Alcuni bambini diretti alla scuola elementare vicino allo spaccio di ferrivecchi attraversarono la strada al semaforo verde, ma due non fecero in tempo e dovettero restare sul marciapiede in attesa del prossimo segnale. Christine sorrise tristemente alla vista del bambino e della bambina lasciati indietro dagli altri. La piccola, che avrà avuto sei anni, sbuffò infastidita, senza dare minimamente peso al bambino che le era accanto. Quando il loro autobus sfrecciò lentamente davanti ai due bambini, il ragazzo seduto vicino a Christine alzò la mano in segno di saluto, la bambina sorrise eccitata e ricambiò. Anche il bambino alzò la mano, ma in direzione di Christine, che un po' perplessa salutò di rimando.
Ah giusto, Robin
Pensò divertita. Il bambino era il figlio del suo vicino di casa che aveva già visto quando era uscita di casa, che stupida. Ma come faceva a essere già lì?
L'autobus continuò la sua corsa. Il ragazzo del sedile accanto si girò verso di lei con aria divertita.
- La conosci?-
Lei lo guardò perplessa.
- Samantha. La bambina che hai salutato. È mia cugina, la conosci?-
Christine scosse la testa.
- No, ho salutato il bambino che era di fianco a lei-
- Quale bambino?-
Il ragazzo la guardò con un misto di curiosità e turbazione negli occhi, come a dire "non mi prendi in giro, bella".
- Robin. Il figlio dei Dubois, il bambino- rispose secca lei.
Lui sorrise facendosi passare una mano sul viso coperto dai lunghi capelli castani.
- Certo signorina-vedo-i-bambini-morti, credici- disse ridendo beffardo.
- Scusa?- lei lo guardò tagliente.
- Robin è morto, ragazzina. È morto tipo un paio di giorni fa. Ne hanno parlato anche i giornali. E non c'era nessuno di fianco a mia cugina-
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Tiro a segno
TerrorCinque ragazzi, cinque storie tormentate, una cittadina apparentemente tranquilla, un uomo misterioso, dei fatti inspiegabili. Potreste essere voi, potremmo essere noi, potrebbero essere gli altri. Se iniziassero ad accadere cose degne di un film h...