3.1: Verità

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Christine si risvegliò nel medesimo seminterrato, sulla medesima poltrona, vicino al medesimo caminetto acceso con accanto il medesimo giradischi. Con lei, però, c'era solo Nora. La ragazza si mise in piedi e si accorse che tutto il dolore era sparito. In lei poteva essere tornato tutto normale se non fosse stato per l'occhio destro. Infatti, nel posto in cui lei avrebbe dovuto vedere con il proprio occhio, c'era solo nero.
- Dov'è il mio occhio?-
Queste furono le prime parole che uscirono dalla sua bocca. In preda a un attacco di panico afferrò il coltello dalle mani dell'amica e si specchiò sulla lama: il suo viso era normale ma sulla parte destra un grande buco nero occupava la zona sotto il sopracciglio. Questo non è reale ripetè a se stessa.

E invece lo è Chris

Christine sobbalzò alla voce che rispondeva nella sua testa.
- Christine Wilson, dobbiamo parlare-
Nora si avvicinò all'amica tendendo una mano, in attesa che le venisse restituito il coltello. Con un gesto fulmineo, Christine afferrò Nora per un braccio puntandole la lama affilata alla gola.
- Cosa ci fai qui?-
La bruna si guardò intorno come in cerca d'aiuto, senza dare peso alla lama che tremolava sempre più vicina alla sua gola.
- Tu sapevi già di tutto questo? Perchè sei qui?-
Nora non dava cenno di voler rispondere.
- Nora, cazzo, perchè sei qui? Mi vuoi far uccidere?!-
A quelle parole esasperate, la ragazza interpellata sgranò gli occhi e guardò in faccia l'amica.
- Chris, dov'è il tuo occhio?-
Nora era terrorizzata. Fino a un attimo prima si trovava con il resto del gruppo nel seminterrato di casa sua poi, all'improvviso, era apparsa lì, davanti alla sua amica senza un occhio che le puntava un coltello alla gola e che, dallo sguardo dell'occhio rimasto, sembrava sul punto di volerla uccidere.
- Mi prendi per il culo? Perchè sei qui? Rispondi!-
Nora fece scorrere lo sguardo da Christine alla sua mano che teneva il coltello. L'amica, non poco riluttante, fu costretta a lasciar cadere l'arma.
- Ne so quanto te Chris, mi sono trovata qui all'improvviso con te davanti e...-
- Mi stai dicendo di non sapere che mi hai liberata dalla mano?-
- Quale mano?-
- Quella che mi ha strappato l'occhio-
- No, non me lo ricordo Chris, ma se ti ho salvato dovresti essermi più grata- disse Nora secca. Cercava di non darlo a vedere, ma se fosse stata da sola sarebbe scoppiata a piangere o avrebbe preso a pugni quell'essere che le parlava dentro la testa e che la teletrasportava in altre realtà senza che lei se ne accorgesse. Doveva restare serie, però. Uno dei tanti pensieri che la tormentavano era quello che prima o poi avrebbe dovuto uccidere chi si trovava davanti. E se in quel momento non fosse stata cosciente com'era successo prima? E se quando si fosse svegliata nel mondo reale avrebbe trovato il corpo di Christine senza vita senza ricordarsi di cosa aveva fatto per ucciderla?
- Scusa- borbottò Christine.
- Sai, sono quasi morta affogata e ho perso un occhio, anche se me lo sarei dovuto aspettare, questa giornata non è delle migliori- continuò. Prese Nora per una mano, accennando un sorriso.
- Sono contenta che sei qui, così mi puoi dare una mano a passare le prove e a tornare a casa-
Nora non ebbe il tempo di rispondere che tutto nella stanza divenne buio e quando la luce tornò, erano entrambe legate a un palo di legno, sopra una catasta di legna e paglia secca, in mezzo a quello che sembrava il bosco degli orrori. In mezzo all'oscurità, dalla poca luce che filtrava tra i rami degli alti alberi, Nora potè notare due figure incappucciate che si avvicinavano. Raggiunto un punto impreciso tra i due pali a cui erano legate le ragazze, la prima figura si tolse il cappuccio e rivelò un volto ben noto: quello del signor Denver. Il cuore di Christine perse un battito. Non ebbe il tempo di dire una parola, che Nora iniziò a inveire contro l'uomo.
- Come può tradirci tutti così? Come può farci questo dopo tutto quello che abbiamo fatto per lei, dopo esserci fidati ciecamente di lei, figlio di p...- le parole le si fermarono in gola, lasciando il posto per riversare tutto ciò che c'era nel suo stomaco, in preda a quel forte mal di testa che tornava tutte le volte che a qualche essere soprannaturale non andava bene ciò che stava dicendo. Nonostante lo sguardo terrorizzato di Christine che passava da lei a Christopher e all'altra figura, ancora incappucciata, la ragazza riuscì a calmare i conati di vomito e riprese a parlare.
- Io mi rifiuto di ucciderla. Morirò per questo, ma prima di morire voglio vendicarmi e distruggerti, bastardo-
La bruna iniziò a dimenarsi, ferendosi i polsi stretti da una corda usurata che le teneva le mani bloccate dietro la schiena. Christine non disse nulla. Ormai si era fatta una vaga idea di quello che stava succedendo e avrebbe voluto dire grazie a Nora, grazie alla persona che aveva detto apertamente che si sarebbe sacrificata per lei solo per uccidere quello sporco traditore che si ritrovavano davanti. Non poteva. La bocca le si era serata. La figura ancora incappucciata aveva la testa rivolta verso di lei e poteva sentire il suo sguardo trafiggerla da parte a parte. Le voci ricominciarono. 

Chris andiamo, non ci riconosci?

Non provocarmi. Non so chi dei due sia chi ma sicuramente so come vi chiamate.

Non dire i nostri nomi ad alta voce, sopratutto il mio. Perchè evocare la morte quando sei già al suo cospetto?

La ragazza non rispose subito. Sentiva battibeccare in lontananza Nora e Christopher, ma la loro voce era ovattata, come se in quel momento fossero divisi da una parete invisibile. Afferrò solo alcune parole, ma una cosa era certa: il signor Denver stava ferendo Nora psicologicamente e tutto aveva un limite. Le parole alcune volte fanno più male delle azioni. 

Se vuoi dirmi qualcosa dimmelo subito. Poi potrai darmi fuoco e tu e il tuo amico potrete continuare a scorrazzare per la mia città uccidendo persone a caso. Semplicemente dimmi quello che vuoi dire, perchè so che c'è qualcosa sotto, e rispondi alla mia domanda: perchè mi hai legato qui insieme a Nora? Se lei doveva uccidermi sarebbe stato più facile lasciarla libera

Nella sua testa rimbombò il suono di una risata. O almeno, quello che si supponeva fosse una risata, anche e il suono era più un misto tra un gesso che striscia sulla lavagna e delle bombe che esplodono in una cristalleria.

Pensi che qualcuno come me non avesse già predetto cosa sarebbe successo? Ti facevo più intelligente Chris, mi hai deluso. Durante la vostra vita da mortali molte persone vi deludono, eppure sono sempre i migliori che porto via con me

La nota di scherno di cui erano velate quelle parole fece infuriare la ragazza, che non potè fare altro che stringere ancora di più i denti nella bocca serrata. Con calma, voltò il collo verso il punto in cui si trovava Nora. La ragazza era stata trafitta da parte a parte da un lungo ramo che le sbucava ancora dall'addome. C'era sangue ovunque, le viscere sparse sulla legna sotto di lei. Il capo ciondolava a peso morto sul petto, gli occhi vitrei semicoperti dai capelli, la bocca leggermente aperta da cui colava un rivolo di sangue scuro. Christine distolse l'occhio buono da quella scena orribilmente macabra, reprimendo i conati di vomito e le lacrime agli occhi.

Che cosa ho fatto

Queste erano le uniche parole che riusciva a ripetersi nella testa. Ed eccola lì la sua più grande paura: veder morire qualcuno per colpa sua. Nonostante in quel contesto la colpa del massacro di Nora non era solo sua, la ragazza continuò a tormentarsi sotto lo sguardo divertito del signor Denver. Poteva anche aver passato le altre prove che, ripensandoci, erano state davvero banali, ma quella l'aveva portata al limite. Se era già tutto programmato sarebbe morta anche lei e non voleva più aspettare. Christopher le si avvicinò con un fiammifero in mano, pronto a lasciarlo cadere sulla paglia secca e la legna sotto di lei. - Ultime parole?- la voce stridula dell'uomo la travolse in pieno, facendola tornare lucida per un momento. Guardò ciò che le si parava davanti e si accorse che qualcosa non andava nel viso che la stava scrutando.
- Tu non sei il signor Denver-
L'uomo sparì, lasciando posto a un'ombra vorticante e fece cadere il fiammifero sulla paglia. 

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