2.2: La partita

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Un urlò di gioia si levò dagli spalti del palazzetto di hockey, poi la voce del cronista rimbombò in tutta la struttura.
- The Eagles segnano ancora! Pazzesco gente, pazzesco! La nostra squadra femminile di hockey continua a essere in testa! Pazzesco!-
Nora tirò un sospiro di sollievo e si appoggiò alla parete di vetro che la divideva dai suoi amici, in prima fila a vederla giocare.
Kurt sbattè ripetutamente la mano sul vetro, continuando a urlare - VAI COSÌ NORA, SPACCA I CULI A TUTTI- e beccandosi un paio di occhiatacce dalle persone di fianco a lui. Nora sorrise. Era stanchissima nonostante fosse finito solo il primo tempo, ma anche felicissima. Stavano vincendo. Stava coronando il suo sogno di vincere una regionale di hockey. L'allenatore la richiamò in campo e dovette abbandonare un Kurt esaltato che continuava a urlare frasi d'incitamento.
- Kurt cazzo, calmati, o domani non avrai più voce-
Brooke lo afferrò per la manica della felpa costringendolo a sedersi. Jack scoppiò a ridere e gli uscì la Coca Cola dal naso.
- Jack, fai schifo- gli disse Helen guardandolo in un misto tra il preoccupato e il disgusto, poi rubò dei pop corn a Christine e si riempì la bocca, lasciando da parte le sue critiche costruttive.
- El, eh che cazzo, li hai finiti-
Christine rovesciò il cartone di pop corn a testa in giù e ne uscirono solo un paio di briciole. Curvò le labbra in un finto broncio e Helen la guardò incuriosita.
- Vanne a prenderne altri-
- Ho finito i soldi-
- Usa i miei-
- Davvero?-
- No-
Helen allungò la mano e prese altri pop corn da Emily, che guardò con fare superiore Christine.
- Siete terribili-
La ragazza chiuse gli occhi per reprimere l'istinto omicida versi Helen e Emily e quando li riaprì, Kurt e Jack si stavano incamminando verso l'uscita.
- Dove vanno?-
- Boh, Jack voleva dire qualcosa a Kurt e si sono allontanati- rispose Brooke con una scrollata di spalle, per poi lanciare un rapido sguardo agli spalti dall'altra parte del campo, dove sua madre e il suo nuovo "amico" stavano ridendo rubandosi il cibo come due ragazzini. Era già passato un mese da quando si erano incontrati e tra loro si era instaurato subito un vero legame. Anche per Brooke era così, e non solo perchè Christopher le ricordava suo padre, ma perchè lui trattava lei, sua sorella e sua madre come dio sceso in terra. Inoltre era simpaticissimo, cucinava dei piatti da favola e si offriva anche di aiutarla nei compiti di letteratura. Cosa poteva volere di più dalla vita?
Ovviamente dopo così poco tempo lui e Amanda non potevano ancora parlare di vera relazione, ma non importava. Erano felici entrambi.
Il secondo tempo iniziò. Kurt e Jack non erano ancora tornati. Brooke percepì un vuoto dentro. Vide come Helen guardava Christine, stupida Chris a non accorgersene, e Christine guardava Helen. Vide Emily che guardava un ragazzo poco più in là, Ryan, di cui aveva una cotta dall'inizio della scuola. Vide Nora che dal campo fissava con aria malinconica una coppia che si sbaciucchiava passionatamente. Forse Kurt in quel momento si stava dichiarando a Jack, se non il contrario. E lei era lì da "sola", perchè Will non aveva potuto accompagnarla al match. Non aveva paura di restare da sola, aveva paura di perdere i suoi amici.

***

Kurt si fermò accanto alla porta d'uscita e Jack fu costretto a fare lo stesso.
- Fuori fa freddo, ne possiamo parlare qui- disse all'amico.
Jack sospirò riluttante, ma si arrese a quell'idea. In effetti ormai era quasi Novembre, il tempo era peggiorato e più a Nord era già scesa la prima neve. Quel giorno era nuvoloso e nonostante non piovesse, tirava un vento da paura. Jack si lanciò un'occhiata intorno con fare circospetto e quando constatò che non c'era nessuno a portata d'orecchio, iniziò a parlare.
- Mi piace una persona-
Kurt si sentì mancare un battito. Stava davvero per avere quel tipo di conversazione con il suo migliore amico, nonchè sua cotta da più di un anno? Cercò di controllare il respiro. Stava andando in iperventilazione. Jack sapeva che era omosessuale. Kurt pensava che Jack non fosse come lui, ma in realtà sperava che quella conversazione sfociasse in un
- Tu mi piaci, Kurt-
- Anche tu mi piaci, Jack-
Seguito da un bacio romantico, degno delle migliori telenovela. Non fu così.
- Sai... mi sto sentendo con una persona e lei piace a me, io credo di piacere a lei. È solo che è tutto così confuso, io non...-
Il castano si passò una mano tra i capelli sospirando.
- ... non so cosa fare. Non l'ho ancora detto a nessuno. Se i miei genitori lo venissero a sapere, mi sbatterebbero fuori di casa. E Puck perseguiterebbe anche me. Ne va della mia reputazione. Dovrei stare solo con ragazze popolari-
Gli occhi marroni di Kurt incontrarono quelli azzurro ghiaccio dell'amico, persi in un profondo oblio.
- La conosco? La ragazza- disse con voce flebile Kurt. Jack scosse la testa.
- No, stai sbagliando tutto. Sbagliate sempre tutto. Nessuno capisce- disse frustrato e dopo aver abbassato lo sguardo per un nanosecondo si incamminò di nuovo verso gli spalti.
- Jack, calmati. Torna qui-
- Non voglio romperti con i miei dilemmi da ragazzo popolare che non può stare con gli sfigati, mi dispiace, non sei la persona giusta a cui avrei dovuto parlarne- rispose lui secco, continuando a camminare. Kurt era pietrificato dall'orrore. Da quando Jack si poteva permettere di trattarlo così? Ma una forza invisibile lo costrinse a non fermare l'amico e a restare impietrito lì dov'era, nonostante fosse appena stato insultato. Vide scomparire Jack dietro l'angolo, in uno svolazzo della sua felpa rossa.
Si appoggiò al muro e iniziò a contemplare la punta delle sue scarpe. Cosa era appena successo? Perchè Jack ne aveva voluto parlare con lui e non con gli altri se poi non aveva "trovato la persona giusta con cui parlarne" e che tutti sbagliavano tutto? Cosa significava? C'era qualcosa sotto. Forse la ragazza in questione era una delle loro insegnanti.
Oddio
La mente di Kurt produsse l'immagine di Jack e la signorina Malloy, un'anziana sessantenne, che pomiciavano nell'aula di Matematica. Quel pensiero gli fece tornare il sorriso e venire il voltastomaco allo stesso tempo. Scacciò quel pensiero e tutte le idee a esso collegate, quando si accorse che la partita era ricominciata e che gli schermi posizionati all'entrata dove si trovava stavano di nuovo trasmettendo in diretta la partita. Nora era entrata in campo.
Vai così Nora, spacca i culi a tutti
Non aveva voglia di tornare dagli altri. Non aveva voglia di sedersi accanto a Jack dopo come l'aveva trattato. Restò ancora un po' a guardare la partita dagli schermi. Tastò involontariamente la tasca della felpa e si accorse che aveva avanzato due dollari, così decise di andare a prendere dei pop corn prima di tornare agli spalti.
Una volta arrivato al bar e avvicinatosi al bancone, lesse attentamente il menù.
Coca cola 1.50$
Acqua minerale 1$
Birra 2$
Hot dog 2.50$
Hamburger 3$
Salse varie 0.50$
Pop corn 1.50$
Cioccolato e caramello 0.50$
Persone fritte, prezzo variabile
Coming out di Jack 20$
Patatine fritte 1.50$
Lesse attentamente il menù per due volte e decise di prendere dei pop corn con il cioccolato. Poi si accorse della penultima scritta. E della terzultima. Sgranò gli occhi incredulo di quello che aveva appena letto. Stampate nel menù, come se fossero da sempre state lì, c'erano i prezzi di persone fritte e coming out del suo migliore amico.
- Ragazzo, se non hai venti dollari interi ti faccio lo sconto-
Kurt trasalì alla comparsa dell'uomo dietro il bancone. Era un omaccione basso, grasso, sudicio, con i baffi unti di olio, le caccole attaccate ai peli che gli fuoriuscivano in modo vomitevole dal naso a patata, i denti cariati, l'alito che puzzava di cipolla e le unghie delle mani sudicie grigiastre. Kurt sentì le orecchie fischiare. Era sul punto di un collasso nervoso. Quell'uomo era vomitevole. Orrendo. Schifoso. Pieno di germi. Non gli avrebbe mai permesso di toccare il cibo che avrebbe raggiunto il suo stomaco.
- Allora, ragazzo? Aspetti che le persone fritte si raffreddino o ne vuoi ordinare qualcuna?-
L'uomo si mise un dito nel naso e il viso di Kurt iniziò ad assumere un colore grigiastro. Il ragazzo si guardò intorno in cerca di qualcuno a cui chiedere aiuto, anche solo un altro commesso, ma la sala, nonostante fosse ghermita di gente, sembrava totalmente indifferente e inconsapevole di quello che stava succedendo a lui.
- Per... perchè vendete delle persone fritte?-
Si sentì parlare con una voce diversa, che non era la sua. L'uomo rise e dalla sua bocca partirono schizzi di saliva che bagnarono la mano di Kurt posata sul bancone. Il ragazzo andò nel panico, si ripulì la mano nella felpa ma la saliva non si toglieva e iniziò a bruciare e a prendere forma in piccoli vermi giallognoli, di quelli che si trovano nel formaggio andato a male. Kurt urlò. Un urlo poco virile, ma che ci poteva fare? Iniziò a scrollare la mano in preda a degli spasmi nervosi, ma i vermi non si staccavano e continuavano a moltiplicarsi. L'uomo rideva. Dalla sua bocca continuava a fuoriuscire saliva che ora colava in bava verdognola sul bancone del bar.
Sto diventando pazzo. Devo essere pazzo ma qualcuno mi aiuti vi prego, qualcuno mi aiuti
Qualcuno gli afferrò il braccio così forte da fargli male. Kurt chiuse gli occhi pronto al peggio e quando li riaprì si trovò davanti al bancone del bar pulito. La giovane commessa che serviva era alle prese con una famiglia che aveva ordinato hamburger e patatine. Sul menù non c'erano accenni a persone fritte o coming out. E davanti a lui, ancora con il suo braccio stretto nella sua presa, c'era un uomo di mezza età dall'aria famigliare: occhiali, barba incolta, occhi dolci, capelli castani tirati indietro con il gel.
È il padre di Brooke
Pensò stupidamente Kurt, per poi ricordarsi che quell'uomo era morto e che adesso la madre della sua migliore amica stava uscendo con un altro che ci assomigliava non poco. Christopher, se rammentava bene. Christopher lo stava fissando con un misto di comprensione e orrore negli occhi, come se si trattasse di un bambino nato con la capacità di sparare raggi laser dagli occhi.
- Kurt, giusto? Sei amico di Brooke-
Kurt annuì, leggermente spaventato. Non dall'uomo, ma dalla sua reazione. Lui gli aveva stretto il braccio in quel modo, risvegliandolo da quell'incubo.
- Tu e i tuoi amici. Dobbiamo parlare-

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