1.1: La galleria

21 3 0
                                    


Soldi. Per tutte le persone che conosceva la parola soldi era sinonimo di felicità. Ma lei, che ne aveva tanti, era sicura che non fosse affatto così. L'attaccamento ai beni materiali ti portava alla rovina psicologica. Era una persona molto sensibile, troppo sensibile, ma in senso buono, perchè essere sensibili non è un difetto ma forse uno dei pregi migliori. Le persone spesso non la capivano per questo. La usavano, volevano essere sue amiche solo perchè aveva soldi e i suoi genitori le potevano aiutare a fare buona impressione a livello sociale.
Quante volte era stata circondata da amici falsi, che stavano con lei solo per convenienza senza interessarsi davvero a quello che provava o faceva? Perchè quando aveva detto agli insegnanti che la bullizzavano allora tutti erano accorsi in suo aiuto solo apparentemente, perchè fino a quel momento, nonostante conoscessero quello che stava succedendo, erano rimasti in disparte?
Nessuno l'aveva aiutata nei momenti peggiori. I suoi genitori ci avevano provato, ma cosa mai potevano fare in quei pochi giorni al mese in cui tornavano a casa dai lunghi viaggi lavorativi per tutto lo stato se non consolarla e dirle che sarebbe andato tutto bene, che si sarebbe risolto tutto? Nulla. Nemmeno la zia materna con cui abitava quando i suoi genitori non erano a casa la poteva capire. La verità è che nessuno la capiva mai.
Nessuno capiva perchè indossasse sempre maglie con il girocollo e maniche lunghe anche d'estate. Nessuno capiva perchè rifiutava di fare il bagno al mare o attività sportive che comportassero l'utilizzo di indumenti con le maniche corte o le spalline. Nessuno si chiedeva perchè alcune volte, dopo i pasti, si chiudeva in bagno per una decina di minuti senza far entrare nessuno. Nessuno si chiedeva perchè i rotoli bende che si trovavano nell'armadietto dei farmaci in bagno finissero tre volte al mese. Nessuno si chiedeva perchè la lametta che suo padre usava per tagliarsi la barba, era leggermente incrostata di sangue ai lati, perchè nessuno voleva chiedere, sapere, capire. A nessuno importava. Importava solo di loro stessi e non di colei che appariva con un finto sorriso sul viso tutte le volte che usciva di casa, pronta a essere usata di nuovo, vittima dei bulli e di persone false, senza occhi per guardarle dentro l'anima e capire cosa si provava davvero a essere così.

***

Non ci volle molto a raggiungere i vecchi binari, bastava ripercorrere il sentiero sterrato da cui erano arrivati in automobile e arrampicarsi su una parte di terreno innalzata e ricoperta da sterpaglie. Da lì sopra si poteva vedere tutto: il fienile, il recinto, la vecchia casa, i due prati verdi da cui erano circondati e oltre i prati, i boschi di alberi con le foglie fruscianti nella brezza pomeridiana.
- Eccoci arrivati!-
Christine fece una giro su se stessa tenendo le braccia spalancate, per mostrare a Emily, che restò a bocca aperta, quel posto inusuale e affascinante.
- Figo- disse quasi impercettibilmente la bionda, guardandosi intorno. Fece alcuni passi sulle pietre grigie che sbucavano dal terreno tra un'asse di legno e l'altra per capire la stabilità di quella passeggiata e quando una pietra rotolò da sotto la sua scarpa, per poco non capitombolò a faccia in giù.
- Attenta Grace!-
Kurt la afferrò prima che cadesse rovinosamente a terra. Per ricambiare, Emily gli tirò uno schiaffo affettuoso sul braccio. - Guarda che non mi sarei fatta nulla, scemo. E non chiamarmi Grace o la prossima volta te ne tiro uno ancora più forte- disse sorridendo debolmente e passandosi una mano tra i capelli riccioluti che le erano ricaduti sul viso. Faceva caldo, quel pomeriggio. E stava sudando. Nonostante fosse in pantaloncini corti, aveva una felpa arancione con le maniche lunghe addosso; non poteva tirarsi su le maniche, quindi doveva sopportare. Era abituata a sopportare cose peggiori, quindi il caldo era nulla, in confronto. Gli altri non meritavano di sapere. Si trovava così bene con loro, anche con chi conosceva da meno tempo. Si fidava, sapeva sarebbero rimasti accanto a lei anche se il mondo fosse caduto, al contrario delle altre persone che aveva conosciuto. Nonostante questo, era terrorizzata dall'idea che se avessero saputo che si tagliava, l'avrebbero trattata in modo diverso, come una malata di mente. E per quanto le dispiacesse non poterglielo dire, da una parte era meglio così. Era persa nei suoi pensieri quando Brooke la prese per mano e seguirono gli altri lungo la vecchia ferrovia.

***

Parlarono del più e del meno, ridendo e scherzando, e i minuti trascorsero in fretta. Christine, Brooke e Emily avevano distanziato Kurt e Nora e svoltata una curva, li persero di vista. Brooke fu la prima ad accorgersene. Allungò un braccio invitando le altre a fermarsi. Quella parte di binari si trovava tra due curve e ai lati circondata da alti arbusti e cespugli.
- Kurt e Nora sono rimasti indietro. Li aspettiamo?-.
Christine lanciò un'occhiata strana alle altre due.
- E se li lasciassimo indietro?-
- Cosa? Ma tra un po' c'è la galleria ed è tutto buio, ci perderemo- rispose Brooke con aria interrogativa.
- Io concordo con Chris. Possiamo fargli uno scherzo-
- Grazie Emily. Brooke, tu puoi aspettarli qui se vuoi-
Brooke scrollò le spalle. - Okay, tanto non ho voglia di correre. Vedete solo di non far morire Kurt di crepacuore se vi nascondete nel buio-
Emily e Christine annuirono e corsero verso la galleria, con le scarpe da ginnastica che spostavano i sassi grigi sui binari.
- Ho sedici anni eppure oggi mi sento come una bambina-. Christine scoppiò a ridere insieme a Emily, all'entrata della galleria, abbastanza distante da dove avevano lasciato Brooke e gli altri. Avevano corso veloce come non mai, prestabilendosi l'obbiettivo di fare uno scherzo a Kurt e Nora, saltando fuori dal buio.
Christine si appoggiò le mani sui fianchi per riprendere fiato e iniziò a tossire sommessamente. - Tutto bene?- chiese Emily appoggiandole una mano sulla spalla.
- S... coff... sì certo. Mi capita spesso quando resto senza fiato, ma sto bene-. Lanciò un sorriso rassicurante a Emily.
- Andiamo-
La galleria si stagliava nera e cupa tra gli alberi ai lati dei binari, come la bocca di un mostro in attesa delle sue prede. Non si vedeva il fondo poichè a metà formava una curva a gomito che non faceva filtrare la luce alla fine di essa. Non era pericolosa, ma non si doveva correre all'interno perchè essendo buio si rischiava di inciampare in qualche sasso o asse.
Le due ragazze erano ferme all'imbocco della galleria.
- Entriamo?- chiese Emily eccitata.
- Sì ma... non avremmo fatto meglio a portare le torce?-
- Cosa? Ma no, non è così buio, basta che non corriamo-
Christine si arrese a quell'idea. In lontananza non si sentivano ancora le voci degli altri. Mosse la gamba destra per fare il primo passo e qualcosa le fece perdere l'equilibrio. Cadde pesantemente a terra, cercò di buttare le mani per non cadere di faccia ma le scivolarono e atterrò sui gomiti.
- Cazzo- imprecò sottovoce. Rotolò su se stessa per mettersi a pancia in su. Si mise seduta, sistemò gli occhiali - per fortuna non si erano rigati- e appoggiò il palmo della mano sinistra al gomito destro, che aveva iniziato a bruciare. Quando lo tolse si accorse che era sporco di sangue. - Cazzo- imprecò, questa volta più forte. - Se non riesco a stare in piedi qui figuriamoci al buio lì dentro, vero Emily?-. Si tirò su tremando leggermente, per lo sforzo delle braccia che le si erano mezze distrutte dopo la caduta. Una volta in piedi si spolverò le ginocchia - avevano iniziato a sanguinare leggermente anche quelle-, i pantaloncini e la maglietta.
- Emily, potevi anche aiutarmi, sai?-.
Silenzio.
Dava le spalle alla galleria, si girò verso di essa e non vide nessuno.
- Emily, Cristo, non è divertente. Dove sei?-
Continuava a esserci silenzio, solo il frusciare delle foglie degli alberi.
- Se sono caduta per colpa tua perchè mi hai spinto, giuro che...-
Vide qualcosa muoversi nel buio della galleria.
- Eccoti- sussurrò quasi impercettibilmente. Era abbastanza incazzata, si erano sempre aiutate a vicenda fin dal primo giorno in cui si erano conosciute, non si sarebbe mai aspettata che l'avrebbe abbandonata lì, sanguinante, con un braccio fuori uso. Decise di fare con calma. Dalla tasca degli shorts tirò fuori un pacchetto di fazzoletti. Ne bagnò uno con la saliva, per poi passarlo sulle ginocchia piene di sassolini. Dopo averle pulite prese un altro fazzoletto e tamponò il gomito sanguinante. Non sanguinava poi così tanto ma bruciava molto e le faceva male quando piegava il braccio. Se non l'avesse disinfettato subito avrebbe preso un'infezione e Kurt non l'avrebbe più voluta vedere per il resto della sua vita, tanto era ipocondriaco e germofobico. In ogni caso, mentre aspettava gli altri doveva trovare Emily. Così si fece forza, fazzoletto insanguinato in mano, ed entrò nella galleria.

Tiro a segnoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora