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A pochi mesi dalla rottura con il fidanzato, Sveva torna in Italia per lavoro dopo aver vissuto a lungo a New York. Si aspetta di trovare un po' di tranquillità e riposo dalla vita frenetica newyorkese ma...
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Evangeline blaterava. Continuava a ripetere in maniera incessante quanto fosse noiosa Milano e quanto desiderasse tornare a casa sua a Los Angeles. Come se non fosse successo nulla. Come se non avesse toccato il fondo in quel negozio.
Kieran camminava senza dire una parola, torvo in volto. Non ne poteva più di quei comportamenti, non ne poteva più di fare figuracce per poter assecondare tutti i suoi capricci. E poi lui Milano la amava. Ogni palazzo, ogni strada, ogni singola pietra; a Milano si sentiva a casa.
Da tempo Evangeline aveva cominciato a fargli pressioni, volendo a tutti i costi che sondasse il terreno per un possibile trasferimento negli States, ma non ne aveva mai realmente parlato con il suo procuratore. Se fosse dipeso da lui sarebbe rimasto a Milano per sempre.
«Domani parto, Kieran» disse lei, cambiando discorso.
Kieran si voltò a guardarla. Le labbra perfette erano colorate da un lieve strato di rossetto rosso. Ricordò la prima volta che le aveva rubato un bacio, sul terrazzo del suo appartamento di Miami, una sera d'estate di quasi tre anni prima. Evangeline aveva pronunciato quella stessa frase. Allora però aveva un sapore diverso, allora Kieran aveva avuto paura di non rivederla mai più.
In quel momento, invece, rimase in silenzio.
«Ho un provino per un film. Il mio agente mi ha chiamata stamattina.»
Kieran continuò a camminare. Lui amava Evangeline, ne era sicuro, eppure a quella notizia si era sentito sollevato, più leggero.
«Beh? Non dici nulla?» lo incalzò lei.
«Sono molto felice. Di che genere è questo film?»
Evangeline si fermò. Kieran si voltò a guardarla. Aveva l'aria stizzita. «Lo vedo che sei felice. Non vedevi l'ora che me ne andassi, non è così?»
«Stare un po' di tempo separati ci farà bene.» Continuò a camminare ma la ragazza gli arpionò la maglietta e lo costrinse a fermarsi.
Gli occhi azzurri fiammeggiavano di collera, era sul punto di fare una scenata. Kieran si guardò intorno, l'ultima cosa che voleva era discutere con lei in pieno centro con decine e decine di persone a guardarli.
«Cosa stai dicendo, Kieran? Vuoi una pausa?»
«Eve... ne parliamo a casa.»
Le circondò le spalle e le diede un bacio sulla testa. Evangeline lo assecondò ma dopo qualche passo si fermò di nuovo.
«È per quello che è successo nel negozio? Ho visto come mi hai guardata.»
«Sì, Eve, sì. Non puoi comportarti così, lo capisci? »
«Credi forse che io sia una bambina e che tu debba dirmi come devo o non devo comportarmi?»
«A quanto pare, sì. Hai centinaia di vestiti a casa, anche più belli di quello. Senza contare tutti i vestiti che ti regalano gli sponsor ogni volta che vai a un galà. Si poteva benissimo evitare tutto.»