Capitolo 12 -Scorpius

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Ecco che arriva Minnie

facciamo digiuno

codice rosso carota

"SCORPIUS HYPERION MALFOY."

Nessun esclamazione, nessun timbro di voce seducente che mi facesse capire che era letteralmente pazza di me.

In qualunque modo il mio nome venga pronunciato risulta come una melodia sexy e arrapate anche detto da lei, con quel suo tono indemoniato che si ritrovava. Onestamente però, c'è da ammettere che il mio nome suona bene sulla bocca di tutti.

Era alle mie spalle, ne ero quasi certo, con il suo profumo all'arancia e zenzero. I miei compagni di tavola si zittirono all'improvviso, abbassando il capo e guardando per aria.

Quella sera a quanto pareva avrei dovuto accontentarmi solo della sua voce seccata e stizzita, che esprimeva - in modo troppo evidente - tutta la sua voglia di farmi fuori. Forse era questo di suo modo di volermi bene, ma chi può dirlo con certezza.  L'affetto si esprime in tanti modi. Anche con cinquanta punti in meno alla Casata Serpeverde.

Portai alle labbra un bicchiere di succo di zucca con nonchalance, facendo tintinnare le posate tra loro sul tavolo, pensando che morire per colpa di una gatta assatanata era davvero deprimente e per niente degno di una mente brillante come la mia. Ma, ripensandoci bene, era pur sempre una bella gattona vissuta e per di più mi spaventava a morte.

Un colpo di tosse stizzito da lei e una gomitata nelle costole da parte di Albus Potter e capii che avrei fatto meglio a girarmi per andare incontro a una gridata pazzesca con i fiocchi. Non volevo rischiare di rimetterci la possibilità di girare per il castello liberamente e preferibilmente senza guinzaglio per tenermi a bada (cosa che a lei piacerebbe di sicuro, ma in altre circostanze ovviamente).

Mi ricomponsi stringendomi il nodo della cravatta, sperando con tutto me stesso di non vederlo trasformarsi in seguito in un cappio per il collo. Scavalcai la panca e mi arrivò una pacca di incoraggiamento sulla spalla, ma girarmi a guardare da chi era arrivata avrebbe comportato una doppia frattura al piede destro oltre al fatto che fui troppo impegnato a cominciare a sudare freddo per lo sguardo che mi rivolse la mia insegnante preferita.

I capelli grigi in perfetto ordine e abito elegante blu tradivano perfettamente l'espressione furibonda che aveva stampata in viso. E a quel punto capii che ero seriamente nei guai.

La situazione era più critica di quanto avessi pensato, accidenti.

"Professoressa McGranitt, buonasera." Usare un tono di voce ammaliante con Minnie era una perdita di tempo, non funzionava mai e soprattutto non le impediva di farmi finire a lavare i cessi in compagnia di Gazza. Solo per averci provato ero arrivato a quota cinque di punizioni ingiustificate dall'inizio dell'anno ed era passato solo un misero mese.

"Oh sì, è una serata incantevole per assegnare punizioni, signor Malfoy. Non le sembra anche a lei?" il cielo sul soffitto si increspò in nuvoloni neri. Pessimo segno, direi. Ci mancava soltanto un bel fulmine che mi colpisse in pieno facendomi diventare un arrosto di muscoli e tanto fascino.

Tra noi c'è sempre stata un certa chimica: io mi intendevo perfettamente di casini vari - che nella maggior parte dei casi necessitavano di complici esperti nel mestiere - e lei mi mandava allegramente a calci in punizione. Questo si che è completarsi a vicenda e il suo debole per me era giustificato. Ma per quanto lei abbia una strana fissa a richiamarmi in continuazione e trattarmi come il bidello della scuola (i cessi non sono mai stati così splendenti dall'ultima volta che ho dovuto pulirli, alla faccia di Gazza), non mi interessano particolarmente le donne ultracentenarie e le tette calanti non sono di mio gradimento, come il profumo che odora di mandarino.

EUPHORIA -scoroseDove le storie prendono vita. Scoprilo ora